Trenta voli militari dall’Italia per la Libia nel solo 2025: l’Onu chiede perché ma il governo non risponde

Trenta voli militari sono partiti dall'aeroporto di Pisa alla volta della Libia tra la fine del 2024 e il 2025, senza che il governo abbia dato spiegazioni all'Onu sul motivo dei viaggi. La circostanza emerge dall'ultimo rapporto del panel degli esperti delle Nazioni Unite, chiamato a vigilare sul rispetto dell'embargo di armamenti verso il Paese nordafricano, stabilito con la risoluzione 1973 del 2011. Il silenzio delle autorità italiane ha impedito di verificare se i voli rientrino tra le eccezioni consentite dai vincoli internazionali o rappresentino una violazione.
Nell'allegato 20 del rapporto trasmesso al Consiglio di Sicurezza dell'Onu il 24 marzo scorso, gli esperti scrivono che nel periodo preso in esame sono stati identificati: "124 voli di aerei cargo militari effettuati da Italia, Federazione Russa, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti, utilizzando aeroporti libici durante il periodo di riferimento". Nel testo si spiega che questo tipo di attività è consentita "esclusivamente per consegnare materiali o agevolare attività altrimenti esentate o non coperte dall’embargo sulle armi", come ad esempio aiuti civili.
Russia, Turchia e Regno Unito hanno fornito delle spiegazioni, ritenute non sufficienti dalla commissione delle Nazioni Unite. Stati Uniti e Italia invece non hanno dato nessuna risposta. Di conseguenza, tutti e cinque i Paesi sono stati ritenuti non adempienti con i Paragrafi 24 e 25 della Risoluzione Onu 2769 del 2025, che chiede a tutti gli Stati la totale cooperazione con il Panel degli esperti e il pieno accesso a tutti i dati e le informazioni necessarie alle verifiche.

Per quanto riguarda l'Italia, i voli segnalati sono trenta, partiti dall'aeroporto militare di Pisa e atterrati in larga parte a Misurata e – in quantità molto minore – a Tripoli e Bengasi. Il primo è del 2 dicembre 2024, l'ultimo del 25 ottobre 2025. Nello stesso rapporto, peraltro, viene imputata al nostro Paese una violazione dell'embargo, per un addestramento militare compiuto da unità del nostro esercito destinato a 27 allievi ufficiali dell'accademia di Tripoli, a dicembre 2024.
Riguardo a quest'ultima circostanza, il ministero degli Esteri italiano ha replicato con una nota che recita: "“Restiamo convinti del concreto rispetto dell’impianto sanzionatorio da parte dell’Italia anche considerando che le più recenti risoluzioni dell’Onu introducono delle misure di esenzione per le attività addestrative". Prosegue la Farnesina: "L’azione, senza fornitura di armamenti, viene eseguita in linea con la ‘roadmap’ delle Nazioni Unite e anche insieme nostri principali partner”.
"Il governo spieghi in parlamento"
Venerdì 8 maggio, la coalizione della sinistra pisana "Diritti in Comune" ha organizzato un sit-in davanti all'aeroporto militare della città toscana, per denunciare il silenzio del governo di fronte alle domande degli esperti Onu, sui voli verso la Libia. "Stiamo parlando di un Paese attraversato da milizie, traffici, violazioni dei diritti umani, interferenze straniere, violazioni dell’embargo e reti criminali transnazionali", si legge nel comunicato diffuso in occasione della protesta.
Gli esponenti di Diritti in Comune segnalano anche che a luglio 2025 il Post aveva rivelato l'esistenza di programmi di addestramento svolti nell'aeroporto militare e nel Centro di Addestramento Paracadutismo di Pisa, rivolti ai soldati delle milizie del generale Haftar, che controlla la parte orientale della Libia.
"Il rapporto ONU non afferma che i voli da Pisa siano collegati a questi addestramenti – si precisa nel comunicato -. Ma l’incrocio tra le due informazioni impone una domanda pubblica e non più rinviabile: che cosa trasportavano quei voli? personale, materiali, istruttori, militari libici, attrezzature? Rientravano in quali missioni, accordi o autorizzazioni?". Viene quindi chiesta un'informativa urgente in parlamento affinché: "Il Governo chiarisca se l’Italia stia contribuendo, direttamente o indirettamente, al rafforzamento di apparati militari e gruppi armati in un Paese dove l’embargo sulle armi continua a essere violato e dove le Nazioni Unite denunciano un sistema di impunità e violenza".