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Quali sono i cibi che aumentano il colesterolo cattivo? Il medico spiega i rischi di un’alimentazione scorretta

Grassi saturi, zuccheri e cattive abitudini possono far salire il colesterolo cattivo, un medico ha chiarito a Fanpage.it quali sono i rischi di uno stile di vita e un’alimentazione scorretti.
Intervista a Dott.ssa Jessica Falcone
Biologa nutrizionista dell'IRCCS Ospedale San Raffaele.
A cura di Elisa Capitani
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Il colesterolo è uno degli indicatori più monitorati per la salute del cuore, ma spesso viene frainteso e associato in modo eccessivo a ciò che mangiamo. Gran parte del colesterolo nel sangue è prodotta naturalmente dall’organismo, e solo una parte dipende dalla dieta. E allora, quali sono gli alimenti che possono far salire il cosiddetto colesterolo cattivo? Grassi saturi e grassi trans, presenti in alcuni prodotti di origine animale e in alimenti industriali, sono tra i principali responsabili. Per fare chiarezza su come mantenere sotto controllo i valori e su quali scelte alimentari privilegiare, ne abbiamo parlato con Jessica Falcone, biologa nutrizionista dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.

Quali sono gli alimenti che possono contribuire maggiormente ad aumentare il colesterolo nel sangue e perché incidono sui valori?

Il colesterolo è influenzato dall’alimentazione solo per circa un terzo, perché la quota maggiore viene prodotta direttamente dal nostro organismo. Esistono però alimenti che possono aumentare il colesterolo totale e in particolare l’LDL, il cosiddetto "colesterolo cattivo". Mi riferisco soprattutto ai grassi saturi e ai grassi trans, che a causa della loro struttura chimica stimolano la produzione di colesterolo. I grassi saturi si trovano in molti alimenti di origine animale, come carni lavorate, insaccati, carni rosse grasse e formaggi stagionati. I grassi trans, invece, sono spesso presenti in prodotti industriali da forno, soprattutto quelli che contengono grassi idrogenati. Anche ingredienti come olio di palma e olio di cocco, se consumati in eccesso, possono contribuire all’aumento del colesterolo.

Per anni si è parlato molto anche delle uova. Oggi questa associazione è stata ridimensionata?

Sì, negli ultimi anni è stato in parte sfatato il mito che le uova siano tra i principali responsabili dell’aumento del colesterolo. Come sempre, è la quantità e la frequenza di consumo a fare la differenza, oltre al contesto generale della dieta.

Quindi al supermercato dovremmo evitare soprattutto questi alimenti ricchi di grassi saturi?

Più che parlare di eliminazione, parlerei di moderazione. Non è il singolo alimento a determinare un problema, ma l’insieme delle abitudini alimentari. Inoltre, va sempre considerata l’eventuale componente genetica: in presenza di familiarità per ipercolesterolemia, medico di medicina generale, cardiologo e nutrizionista valutano se sia sufficiente intervenire su alimentazione e stile di vita o se sia necessario un supporto farmacologico.

Anche gli zuccheri fanno aumentare il colesterolo?

Non in modo diretto come i grassi saturi e i grassi trans. Tuttavia, un’alimentazione ipercalorica, anche ricca di zuccheri e carboidrati raffinati, può portare a un aumento dei trigliceridi e, indirettamente, del colesterolo. L’eccesso calorico crea infatti una condizione metabolica che favorisce l’alterazione di diversi parametri, tra cui il profilo lipidico.

Quali sono i rischi medici di un’alimentazione ricca di questi alimenti?

Un’alimentazione squilibrata può portare a ipercolesterolemia e favorire il processo di aterosclerosi, cioè la formazione di placche nelle arterie che possono causare ostruzioni e aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. Dal punto di vista metabolico, può contribuire anche a iperinsulinemia, sindrome metabolica e obesità, con tutte le conseguenze legate all’eccesso di peso e allo sviluppo di patologie croniche.

Qual è quindi il modello alimentare di riferimento?

La dieta mediterranea resta il modello più riconosciuto a livello scientifico. È importante privilegiare alimenti di origine vegetale, legumi, cereali integrali e pesce, in particolare il pesce azzurro ricco di Omega-3, che contribuiscono a migliorare il profilo lipidico. I legumi, grazie al loro contenuto di fibre, aiutano anche a ridurre l’assorbimento del colesterolo in eccesso. La frutta secca è un alimento prezioso, ricco di grassi buoni come gli Omega-3, ma va consumata nelle giuste quantità perché è molto calorica. L’aspetto preventivo dell’alimentazione è fondamentale nella gestione dell’ipercolesterolemia.

Quanto incide l’età sui livelli di colesterolo?

Con l’avanzare dell’età può esserci una maggiore predisposizione metabolica, ma tutto dipende dallo stile di vita, dall’attività fisica, dalla storia clinica e dall’eventuale familiarità. Anche quando i valori rientrano nei limiti, il medico può valutare il rischio complessivo in un’ottica di prevenzione futura. Alimentazione equilibrata e movimento restano i due fattori su cui possiamo intervenire direttamente e che permettono di ridurre in modo significativo il rischio cardiovascolare.

La modalità di cottura influisce sui livelli di colesterolo?

Sì, soprattutto nel caso della frittura, in particolare se l’olio viene riutilizzato più volte, come può accadere in alcuni fast food: questo favorisce la formazione di grassi trans, poco salutari. Sono preferibili cotture al vapore, alla griglia o al forno, con aggiunta a crudo di olio extravergine d’oliva, ricco di grassi insaturi. Non è necessario eliminare completamente i grassi saturi, ma è importante rispettare le giuste frequenze di consumo e mantenere un equilibrio generale. In generale, non esistono alimenti "giusti" o "sbagliati" in assoluto, conta piuttosto l’equilibrio complessivo. In presenza di ipercolesterolemia è sempre importante rivolgersi a uno specialista, per evitare di eliminare in modo improprio alcuni alimenti e rischiare carenze nutrizionali. Un percorso personalizzato, basato sulla storia clinica della persona, è sempre la scelta migliore.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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