Antonio Conte affronterà lo Shkahtar Donetsk in Champions League senza il centrocampo titolare. Una ‘lacuna' feroce per chi deve giocarsi il tutto per tutto in soli 90 minuti, vincendo la partita di mercoledì sera a San Siro. Anche perchè le ‘alternative‘ sono considerate di evidente secondaria importanza, al netto di assenze per infortuni. Arturo Vidal non ci sarà, il mister lo ha già ribadito nella conferenza di vigilia e Nicolò Barella non ha partecipato alla seduta pomeridiana di martedì, altro elemento che evidenzia come sia impossibile vederlo tra i titolari in Champions League.

Chi resta in mediana? Senza Vidal e Barella, due elementi insostituibili nella mediana nerazzurra se Conte vorrà riproporre il caro 3-5-2 nella partita più importante della stagione dovrà mettere mano alle altre risorse a disposizione: Sensi, Gagliardini, Eriksen. Proprio il danese potrebbe diventare dunque un elemento indispensabile nella partita più delicata della stagione nel preciso istante in cui di lui si sta parlando da diverse settimane per il pessimo rapporto con il tecnico.

Per Eriksen, Conte ha riservato nelle ultime uscite solamente qualche manciata di minuti e qualche briciola insignificante di partita, tanto da far arrabbiare anche il CT della nazionale danese, Kasper Hjulmand che ha messo in dubbio la presenza del centrocampista qualora continuasse a restare fuori dall'Inter. Ed è questo il punto: il tanto bistrattato Eriksen sarebbe in grado di trasformarsi nel paradosso di Conte, diventando decisivo nel match più importante?

Christian Eriksen non arriva all'appuntamento di Champions League nella migliore delle condizioni psicofisiche. E' stato utilizzato, per molti in modo inappropriato, da Antonio Conte pochissimo e in situazioni a dir poco collaterali, tra cui l'ultimo impiego, contro il Bologna per soli due minuti. A corollario di commenti non edificanti, come l'ultimo di Marotta che lo ha definito "non funzionale" al progetto. Insomma, una serie di premesse che non prepara di certo al meglio un giocatore nel dover scendere titolare in una partita decisiva e trasformarsi nel salvatore della patria.

Se è vero come è vero che a Eriksen non sono state messe in discussioni le ottime doti tecniche, il problema è legato alla personalità del giocatore che appare ‘schiacciato' dalle aspettative così come dalle prestazioni. Non c'è stata la ‘scintilla' con il tecnico, non c'è stata la reazione del giocatore, il morale è basso, la sfiducia è manifesta. Forse Conte, pe dimostrare coerenza e coraggio delle scelte fatte fino ad oggi, dovrebbe valutare più un eventuale cambio di modulo invece dell'utilizzo dal primo minuto di un giocatore che non gradisce e dal quale presuppone un rendimento inadeguato.