La scena si è ripetuta ancora una volta. È già passato il 90′ di una partita ormai in cassaforte per l'Inter, sul 3-1 contro il Bologna, quando Antonio Conte manda in campo Christian Eriksen. Il danese si avvicina al quarto uomo, pronto a sollevare la lavagna luminosa, con la faccia di chi vorrebbe essere ovunque, tranne che lì, e l'espressione perplessa, quasi distaccata rispetto al contesto. I due minuti in campo trascorrono in un attimo, come inevitabile che fosse, e proprio la differenza tra Eriksen e il contesto Inter balza nuovamente all'occhio con la reazione del danese al fischio finale.

Mentre i compagni celebrano al vittoria in mezzo al campo, scambiandosi abbracci e cenni d'intesa, Eriksen si volta in direzione degli spogliatoi e imbocca la direzione verso il sottopassaggio di San Siro a passo spedito, senza partecipare ai festeggiamenti della squadra. Quando passa a ridosso della linea del fallo laterale, ignora Conte e i suoi collaboratori in panchina, guardando dritto davanti a sé. Vuole solo lasciare il campo il prima possibile.

Eriksen è evidentemente fuori dal progetto tecnico di Conte, già da tempo. Per mesi è stato più un equivoco tattico da risolvere che una risorsa da mettere al servizio della squadra. Tra l'idea di calcio dell'allenatore e le caratteristiche dell'ex Tottenham non si è trovato un punto d'incontro e l'epilogo, ormai scontato, è la cessione nel mercato di gennaio, come la stessa società ha già lasciato intendere in modo piuttosto chiaro. Cose di calcio che rientrano nell'ordinarietà. Ma il trattamento riservato al calciatore danese nelle ultimissime settimane inizia a risultare inspiegabile, quasi umiliante.

L'inizio della fine comincia nell'infausta notte di Inter-Real Madrid. A partita ormai finita, e con il risultato a favore degli spagnoli, Conte manda in campo Eriksen all'86'. La scena si ripete simile pochi giorni più tardi, in Sassuolo-Inter: nel finale, sullo 0-3 per i nerazzurri, ad Eriksen vengono concessi cinque minuti. Si arriva così a Inter-Bologna e la sostituzione in pieno recupero, poco più di due minuti in campo. La questione ormai non è più la gestione del singolo all'interno del sistema di gioco dell'Inter, che sta trovando una sua strada senza lui, quanto la gestione sul piano personale di un calciatore con una storia importante e di livello internazionale, trattato con una sufficienza che non si confà né ad Eriksen, né allo stesso Conte.