Come sarebbe andata a finire contro l'Inter se nel Napoli ci fosse stato Milik? Sì, Milik (38 gol in 93 partite in A) al posto di Petagna (40 in 151). Onore al merito e all'impegno profusi dall'ex di Atalanta e Spal ma l'attaccante polacco è qualche gradino più sopra rispetto a lui. E forse, un paio di palle gol capitategli, avrebbero avuto sorte differente. Forse. La realtà è che tra lui e gli azzurri le cose sono finite malissimo. Fare pace e reintegrarlo in lista sarebbe ancora possibile ma non prima del termine del mese di gennaio e della sessione invernale di mercato (quando – qualora dovesse restare – sarà possibile aggiornare l'elenco per il campionato e per la Uefa dai quali il polacco è stato escluso) oppure prendendo lo slot occupato da un altro compagno gravemente infortunato (se le condizioni di Mertens fossero peggiori della ‘semplice' distorsione). Per contratto il calciatore è obbligato a giocare se la società chiama ma, a giudicare dallo strappo (insanabile) avvenuto sulla questione del mancato rinnovo, appare difficile immaginare che deroghino rispetto alla posizione di principio assunta.

Non è solo questione di puntiglio e volontà punitiva, perché in realtà in una situazione del genere a rimetterci finora sono stati entrambi i soggetti: il giocatore, fermo e col rischio di vedere ridotti i margini di convocazione in vista del prossimo Europeo; il club che sta perdendo due volte, ha un asset patrimoniale che non produce dividendi in campo e, col passare del tempo, va via via svalutandosi fino a svincolarsi a costo zero. Cosa significa? Che o il Napoli monetizza nella prossima finestra la cessione dell'attaccante – e dovrà comunque accontentarsi di una cifra inferiore (18 milioni) rispetto all'estate scorsa (25/30 milioni) – oppure lo perderà a zero continuando a pagare fino a giugno lo stipendio da 2.5 milioni netti. Con tanti saluti e molto rammarico.

Una situazione di stallo alla messicana con i contendenti che hanno la pistola reciprocamente puntata. Da un lato Milik che ha chiesto la cessione perché allettato da altre offerte e motivato dalla volontà di provare una nuova e più ambiziosa esperienza altrove (la Juventus, che lo ha mollato perché non ha mai raggiunto l'intesa con gli azzurri). Dall'altro il club che aveva messo sul piatto un'offerta di prolungamento da 4/4.5 milioni netti a stagione fino al 2025 (con clausola da 100 milioni non gradita dagli agenti) ma è rimasto indispettito dai contatti sotto banco tra l'entourage del giocatore e i bianconeri, oltre alla (presunta) chiacchierata al telefono con Andrea Pirlo.

Morale della favola, l'ex Ajax ha tenuto la valigia pronta fino a pochi mesi fa, quando addirittura sembrava tutto fatto con la Roma: visite mediche svolte, intese sancite su ogni cosa poi l'operazione naufraga di colpo. Perché? La versione circolata inizialmente faceva riferimento alle perplessità da parte dei capitolini sulle condizioni fisiche del calciatore (in azzurro ha subito due infortuni gravi alle ginocchia, altrettante operazioni e perso circa 2 anni per riabilitazione e recupero della condizione).

A minare il buon esito dell'affare, invece, ci sarebbe stato anche dell'altro: Milik aveva chiesto ai partenopei il pagamento degli stipendi di luglio e agosto. Con lo spostamento ufficiale del termine della scorsa stagione al 31 agosto la Figc aveva stabilito che le spettanze dovute potessero essere saldate nella stagione 2020-2021. Il Napoli avrebbe detto no a tale richiesta sostenendo che, in seguito al trasferimento, il calciatore avrebbe dovuto pretendere quelle mensilità dalla Roma. A sostegno di tanta reticenza anche altre due nodi irrisolti: la multa per l’ammutinamento post serata di Champions (quando in panchina c'era Ancelotti); la vicenda della pubblicità che Milik fece per il suo ristorante in Polonia senza comunicarlo alla società, che detiene i diritti d’immagine. Così è, se vi pare. Con Fernando Llorente che torna improvvisamente in auge (è fuori solo dalla lista Uefa) dopo essere stato messo da parte.