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Giro d'Italia 2026

Chiappucci: “Ai miei tempi non potevi saltare il Giro d’Italia, oggi paga il prezzo di certe scelte”

Claudio Chiappucci ha parlato in esclusiva a Fanpage.it di Giro d’Italia ma non solo. Vingegaard favorito, ma solo sulla carta. Pellizzari chiamato alla “grande prova da leader”. Una Corsa Rosa che paga un po’ pegno rispetto al Tour ma che per il Diablo resta dal fascino intatto: “E mi sarebbe piaciuto correre questa edizione”
A cura di Alessio Pediglieri
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Il Giro d’Italia 2026 è ormai alle porte, ma l'aria che si respira tra le ammiraglie è diversa da quella del passato. Per capire l'anima di questa edizione, abbiamo chiesto il parere di chi la Corsa Rosa l'ha vissuta sempre all'attacco: Claudio Chiappucci. L'analisi del "Diablo" in esclusiva a Fanpage.it parte da una riflessione schietta su come sia cambiato il prestigio delle corse a tappe. "Il Tour è il Tour… ma il Giro d'Italia oggi paga il prezzo" di una programmazione che vede molti big snobbare l'Italia. Eppure, il fascino del Giro resta intatto, specialmente con un Vingegaard che arriva con i favori del pronostico e l'ambizione della "Terza Corona", guidando una Visma pronta a gestire ogni momento senza lasciare spazio agli avversari: "Ma non si può mai dire ciò che accade in 3 settimane di corsa…"

In un’epoca di calcoli e programmazioni millimetriche, Chiappucci ci riporta all’essenza del ciclismo puro, guardando con curiosità ai nuovi talenti che avanzano: "A diciannove anni, noi eravamo ancora dei ragazzini", ricorda con un pizzico di nostalgia, osservando giovani come Seixas che oggi "bruciano le tappe" con una maturità sorprendente. Con le speranze italiane in rosa riposte su un altro giovane, Giulio Pellizzari che avrà finalmente "l'occasione per dimostrare in modo definitivo di essere un leader". In una sfida apertissima per una Corsa Rosa che, ricorda il "Diablo", va onorata sempre. Dall'inizio alla fine. Sottolineando come su questo tracciato, gli sarebbe piaciuto cimentarsi: "Con così pochi chilometri a cronometro…".

Claudio che ne pensa di Paul Seixas che farà il Tour de France a soli 19 anni?
Sinceramente non credevo, ma è dall'inizio della stagione che è entrato subito in condizione, provando anche a fare il numero uno. Sinceramente non pensavo che partisse così forte. Io credo che abbiano preso la palla al balzo anche per il suo attuale stato di forma. Oltretutto c'è anche un momento mediatico forte su di lui, soprattutto in Francia.

Ma come potrebbe andare? È una scelta positiva per un ragazzo fortissimo ma ancora tanto giovane?
Non si può mai dire… può anche accadere che venga fuori il grande evento, che diventi un corridore davvero fenomenale in grado di fare un numero mai visto. Però è davvero tanto giovane, sicuramente farà tantissima esperienza. Di certo proverà a fare bene ma bisognerà capire quale sarà il suo vero obiettivo.

Che tipo di corridore è Seixas?
Lui in salita è fortissimo: di salite ne ha fatte tante e ne ha già vinte tante. Io l'ho seguito anche da dilettante e si è sempre dimostrato un corridore completo. Oltre che in salita è forte anche a cronometro. Sta bruciando molto le tappe rispetto a tanti altri della sua età e le rampe del Tour non saranno certo un problema per lui.

Paul Seixas, il giovanissimo talento francese di soli 19 anni che correrà il prossimo Tour de France
Paul Seixas, il giovanissimo talento francese di soli 19 anni che correrà il prossimo Tour de France

Ma a soli 19 anni tenere tre settimane di corsa ad altissimi livelli non è proibitivo?
Bisogna capire questo: come riuscirà a gestire i 21 giorni di un Tour de France e con che spirito. Perché ha già molta pressione addosso ora, figuriamoci a luglio. Mi è sembrato che non la stia soffrendo particolarmente, ma al Tour tutto diventa molto più complesso. Ora lui è giovane, prende tutto come viene, poi vedremo un po' più avanti, quando arriverà il tempo delle conferme, del mantenimento di certe prestazioni, di nuove dimostrazioni. Avrà enormi aspettative su di sé: è francese e i francesi aspettano da troppo tempo un connazionale che vada al Tour a fare i numeri.

Seixas subito tra i Pro, il nostro Lorenzo Finn, suo coetaneo, gestito in modo più graduale. Chi ha fatto la scelta corretta?
Quale tra le due scelte sia la più o meno opportuna solamente il tempo ci darà le risposte corrette. Ricordiamoci che però anche Finn comunque le corse tra i Pro le sta facendo, non tutte ma c'è, alternando con gare tra i dilettanti. Quindi,  sì so sta approcciando un po' più gradualmente al mondo del professionismo. Per lui c'è un'entrata un po' più calcolata, mentre su Seixas si è partiti fortissimo da subito.

Forse in Seixas si è visto quel qualcosa in più che in Finn ancora deve maturare?
Sai, sono anche scelte di vita e secondo me sono anche scelte caratteriali. È la mia impressione è che Seixas sia già forte anche caratterialmente, a vederlo gestire le pressioni. È probabile che Finn abbia un carattere diverso, al di là delle caratteristiche e delle qualità fisiche: è fondamentale con i giovani tenere in considerazione e ponderare al meglio tutti questi passaggi, approcciandosi nel modo corretto e facendo solo il bene del ragazzo.

E tra i big in questa prima parte di stagione dedicata alle Classiche, c'è qualcuno che l'ha sorpreso o deluso?
Chi mi ha deluso un po' è stato Evenepoel: credo che dovrà rivedere i suoi piani. La sensazione è che in salita soffra e probabilmente non sarà mai un grande leader nelle grandi corse a tappe, perché al giorno d'oggi nelle corse a tappe la salita è diventata molto importante, molto più di una volta. Non l'ho visto migliorarsi e dovrà ripensare a ciò che vuole veramente, senza guardare cosa fanno e dove corrono gli altri. Poi, con tutti questi giovani che stanno emergendo, c'è una bella nuova generazione.

A proposito di giovani, anche in questo senso il ciclismo è cambiato rispetto ai suoi tempi: non c'è troppa fretta nel lanciare i giovanissimi al professionismo?
Se guardi ai miei anni a diciannove anni eravamo ancora dei ragazzini, dei dilettanti senza la visione del professionismo. Anche perché si era quasi obbligati a starci diversi anni e diventava fondamentale ottenere dei risultati, per poter passare professionista

Oggi è tutto differente, basta avere 18 anni e poi firmare per un WorldTour. Peggio o meglio che in passato?
Oggi non c'è più questo limite, molti diventano professionisti già molto giovani. Non so se sia meglio: so che ai miei tempi c'erano degli stacchi più netti e quando raggiungevi il professionismo era il primo grande risultato. Lo si viveva come un primo importantissimo obbiettivo per essere riuscito, tra i pochi, ad avere questa opportunità.

Jonas Vingegaard al suo primo Giro d’Italia: lo vincesse, conquisterebbe la "Triplice Corona" (dopo 2 Tour e 1 Vuelta)
Jonas Vingegaard al suo primo Giro d’Italia: lo vincesse, conquisterebbe la "Triplice Corona" (dopo 2 Tour e 1 Vuelta)

Passiamo al Giro d'Italia, oramai alle porte. Claudio secondo lei assisteremo ad un assolo di Vingegaard?
Si sono ritirati in tanti, da Almeida a Carapaz a Landa. Vingegaard ha ancor più i favori del pronostico ma non sai mai cosa possa accadere in una gara così lunga, di tre settimane. Certamente resta il favorito, ma sulla carta.

E in chiave Italia? Anche a fronte di tutti questi ritiri potrebbe essere la volta buona per il nostro Giulio Pellizzari fare bene al Giro?
Se la guardiamo in chiave italiana, per la classifica generale, sì. È un'ottima occasione per Giulio. È un po' di anni che continua a crescere e la Red Bull Bora gli ha dato l'opportunità importante di correre da leader. Credo sia l'occasione per dimostrarlo in modo definitivo. Al Tour of the Alps ha corso molto bene e da capitano. Ha fatto un po' le prove generali, anche se il Giro è tutt'altra cosa: sono 21 giorni di gare e ci sono tanti altri avversari. Sarà molto incerto.

Dietro a Vingegaard, dunque, prevede grande bagarre per chi dovrà essere l'antagonista principale?
Sì. Anche se alcuni corridori importanti non ci saranno,  sono comunque tanti i giovani e chi in seconda fascia, è comunque forte. Mi vengono in mente Bernal, Hindley, Yates. Ci sarà da divertirsi.

Ma come mai secondo lei così tante defezioni? Il Giro non attira più come una volta?
Effettivamente c'è questa tendenza di prendere ormai il Tour de France come l'obiettivo stagionale, quasi per tutti. E un po' il Giro d'Italia paga il prezzo di queste scelte. Va bene: il Tour è il Tour, rappresenta sempre e comunque qualcosa di unico, è la storia. Ma alla fine, anche il Giro ha il suo fascino assoluto. Ai miei tempi non potevi mancare, io alcuni anni ho fatto nella stessa stagione anche Giro e Vuelta. Ora però è tutto cambiato, la programmazione, il calendario, le corse da scegliere… oggi è un'altra storia.

Claudio Chiappucci ha corso 12 edizioni del Giro d’Italia durante la sua carriera, arrivando 3° nel 1993
Claudio Chiappucci ha corso 12 edizioni del Giro d’Italia durante la sua carriera, arrivando 3° nel 1993

Dove si potrebbe decidere questa edizione?
Intanto io avrei gradito un percorso del genere, mi sarebbe piaciuto correrlo con pochissima cronometro… Poi dietro a Vingegaard la gara è molto aperta ma credo che la Visma arrivi con un team pronto a gestire ogni momento del Giro senza lasciare spazio ad altri. Bisognerà capire quale sarà la strategia di Vingegaard, capire se vuole dominare da subito oppure vedere cosa accade. Di sicuro non viene qui per provare, ma per vincere, in ballo c'è anche la Terza Corona. Stesso discorso per la Red Bull Bora: sono le due squadre più forti.

E per quanto riguarda gli altri italiani?
Abbiamo Ciccone, per le tappe di montagna, c'è Filippo Ganna, poi Milan per le volate. Anche se secondo me con questo percorso i velocisti faranno tendenzialmente un po' più fatica in un Giro così. Poi ci sarà come sempre chi arriva già con l'idea di ritirarsi. Una cosa che non ho mai capito.

In che senso?
Non ho mai capito come mai certi corridori annunciano in anticipo il proprio ritiro, ancora prima di iniziare… che senso ha? Dicono che vengono al Giro e che dopo una settimana, 10 giorni, si ritireranno. Non capisco il senso di usare come banco di prova una corsa così importante, da vincere o dove fare un risultato. Preparano le proprie squadre e corridori in questa maniera, in vista di altri appuntamenti. Una mentalità strana, che non mi ha mai trovato d'accordo.

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