Quando abbiamo vissuto l'estate del 2021, gustando a tutta bocca la vittoria degli Europei di calcio e quaranta medaglie olimpiche in successione pensavamo che quella fosse stata una splendida e profumatissima meteora. Quella che divenne "l'estate d'oro dello sport italiano" pensavamo appunto che durasse solo un'estate.
Ci ritroviamo oggi, a distanza di cinque anni e qualcosa è cambiato, ma solo per una parte del nostro sport. Per il calcio italiano quella vittoria è stata più dannosa che rilanciante, abbiamo pensato che seguire i dettami del nuovo calcio non fosse così indispensabile e oggi ci ritroviamo con tre Mondiali consecutivi saltati e un livello generale ai minimi storici.
Per tutto il resto del nostro sport però, il 2021 è stato invece solo l'inizio di qualcosa di grande.
Oggi vediamo i nostri campioni presenti su tutti i giornali e i media non solo nazionali, perché le imprese di Sara Curtis, Gianmarco Tamberi, Nadia Battocletti, Simona Quadarella, solo per citare le ultime vittorie, non possono fermarsi al contesto nazionale, in quanto troppo grandi sono gli effetti sullo sport globale. Non è più un'estate dorata la nostra, ma una vera e propria età dell'oro nella quale abbiamo la migliore squadra di atletica leggera della nostra storia; la migliore squadra di nuoto della nostra storia; la migliore squadra di ginnastica artistica della nostra storia; una squadra di pallavolo femminile campione olimpica e mondiale (mentre la maschile ha vinto "solo" il Mondiale); una delle migliori squadre di rugby maschile della nostra storia; Chiara Pellacani, una tuffatrice che ha vinto cinque gare su cinque agli Europei. E ancora: Jannik Sinner, il tennista migliore al mondo, al massimo in coabitazione con Alcaraz, una squadra di Coppa Davis per tre volte consecutive campione (anche senza Sinner), una squadra di Billie Jean King Cup vincitrice nelle ultime due edizioni. Per finire, come rosellina sulla meringa, anche un pilota di Formula 1 diciannovenne, Kimi Antonelli, in questo momento al primo posto in classifica nel campionato mondiale.
A tutto questo poi potremmo aggiungere campionissime e campionissimi anche in altre discipline olimpiche, come il judo, il tiro a volo e il tiro a segno, il canottaggio, la vela. E non abbiamo preso in considerazione ancora gli sport invernali, per i quali veniamo da un'Olimpiade storica con il record di 30 medaglie vinte e una sfilza di campioni da far luccicare gli occhi anche per le imprese che sono riuscite e riusciti a realizzare (Federica Brignone su tutti, vero e proprio miracolo sportivo).
La particolarità di questo periodo storico oltretutto non sono solo le vittorie infatti, ma anche come avvengono e la loro costanza. Anche in questo caso, se vogliamo approfondire solo le ultime vittorie: Tamberi, vincitore di tutto, è al quarto Europeo conquistato. Battocletti ha fatto due volte la doppia-coppia 5000-10000 agli Europei oltre a una medaglia d'argento olimpica e mondiale contro le atlete africane. Se consideriamo solo Giochi Olimpici, Mondiali ed Europei, Quadarella ha vinto 21 medaglie. Curtis non solo ha vinto gli Europei a 20 anni, ma con il nuovo record del mondo nei 50 dorso.
Non sono exploit che durano un'estate appunto, sono carriere da campionissime e campionissimi, fenomeni veri, non è la notte di San Lorenzo, per intenderci. Siamo in piena età dell'oro e se ne stanno davvero accorgendo tutti, anche perché il calcio italiano non è mai stato così poca roba e questa difficoltà ha reso maggiormente "nazional-popolari" altri sport che hanno guadagnato attenzione, visibilità, interesse generale.
Ma se pensiamo al domani, cosa aspettarsi, dall'età dell'oro e come se ne esce? Le strade sono due: o se ne esce in malinconico declino con gli occhi puntati alle proprie spalle esaltando il passato, oppure si pensa costantemente e ininterrottamente al futuro, con gli occhi tesi in avanti. In tutti gli sport l'andazzo per fortuna sembra proprio questo, ma questa volta sembra muoversi qualcosa anche per quel che riguarda i tre grandi "malati" del nostro sport: calcio, ciclismo e basket maschile. La grande contraddizione che viviamo e a cui non riusciamo a dare una spiegazione chiara, immaginandocene tante, è come stiano male proprio quelle tre discipline per noi totalmente nazional-popolari ancora oggi e sulle quali abbiamo costruito la nostra credibilità e grandezza sportiva nel Novecento.
Oggi anche in questi tre sport sembra però muoversi qualcosa: nel basket abbiamo una serie di giovani che hanno fatto bene e vinto nelle categorie giovanili e sono pronti anche per il salto in NBA, nel ciclismo maschile il nome di Lorenzo Finn riscalda parecchi cuori, nel calcio giovanile con la Nazionale veniamo da vittorie con l'Under 19, l'Under 20 e l'Under 17, ultima in ordine di tempo vincente nel suo Europeo.
Potremmo rendere questa età dell’oro ancora più ricca, tocca però ai maggiorenti dei tre grandi malati del nostro sport a permettercelo, serve che i giovani talenti a nostra disposizione abbiano possibilità di esprimersi e sbagliare. Saranno i loro errori a farci fare un passo più in là. Se non sbaglieranno, vuol dire che non ci proveranno e resteremo al palo.