Chi è Lorenzo Finn, la speranza fenomenale del ciclismo italiano che ci spinge a crederci davvero

A cura di Jvan Sica
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Lorenzo Mark Finn, nuovo talento del ciclismo italiano
Ai Mondiali di ciclismo di Montreal ci sarà anche Lorenzo Mark Finn, un fenomeno diciannovenne che l’Italia aspettava da tanti anni.

Chi di noi (anche i più scaramantici o pessimisti) davanti all’immagine di Lorenzo Mark Finn in maglia gialla che vola in salita verso Ceresole Reale, non ha dato un'occhiata al futuro, per la prima volta dopo decenni potenzialmente azzurro grazie a un ciclista del genere? Lo abbiamo fatto tutti perché sono anni che Finn ci sta dicendo di crederci davvero. Ha vinto in due anni consecutivi le gare in linea ai Mondiali, nel 2024 quella fra gli Juniores e nel 2025 quella fra gli Under-23. Questa gara la vince nell’atmosfera gioiosa e umida di Kigali, da ciclista più giovane del gruppo. Se già nel 2025 l'acquolina in bocca a noi italiani veniva rilasciata a litri per la carriera potenziale di questo piccolo mago, anzi scienziato della bici, il 2026 ha strappato in salita come un forsennato.

Finn lo apre vincendo il Trofeo Ses Salinas a cronometro insieme al compagno di squadra alla Red Bull-Bora-Hansgrohe, Remco Evenepoel. Non è male il compagno, a cui è difficile stare dietro a cronometro e non è male la storia del compagno, altro fenomenissimo giovanile il quale vinse pedalando senza sforzi un Mondiale fra i Juniores, saltando a piè pari gli Under-23.
Poi vince due gare d'elite per il ciclismo giovanile: la seconda volta di fila il Giro del Belvedere, negli anni conquistato da Silvio Martinello, Maurizio Fondriest, Ivan Gotti, Jaroslav Popovyč, Stefan Küng, Juan Ayuso e il Gran Premio Palio del Recioto, anche questo con un albo d'oro rabbrividente che include Pierfranco Vianelli, l'anno prima di vincere le Olimpiadi di Città del Messico 1968, Francesco Moser, Giovanni Battaglin, Dmitrij Konyšev, Fabian Cancellara, Caleb Ewan. Certo, sembrano nomi snocciolati così, come le mandorle per chi è a dieta, ma non la sentite l'aria di aristocrazia del pedale che sceglie il proprio delfino?

Sempre quest’anno si affaccia deciso fra i professionisti e lo fa al Tour of the Alps, principalmente in appoggio di Giulio Pellizzari che lo vince e poi la doppia scossa che rivitalizza il movimento ciclistico italiano, i suoi tifosi, eventualmente chi c’ha il grano per mettere soldi su un’eventuale squadra italiana di livello World Tour e così via, con un effetto doppler di inestimabile valore su quello che è stato con il calcio lo sport più importante dell’Italia nel Novecento. Vince il Giro Next Gen, arrivando primo anche in due tappe, la Velletri-Subiaco-Monte Livata e l'ultima, la Villa Sant'Angelo-L'Aquila (a cronometro, specialità in cui come si è capito non è fermo), e poi, tornando a monte in tutti i sensi, il Tour de l'Avenir, vincendo anche in questo caso la tappa a cronometro Les Carroz-Flaine e la tappa finale, Strambino-Ceresole Reale, corsa in Italia con apoteosi in maglia gialla e addirittura i titoli sui giornali (anche se oggi per pesare l’impatto si dovrebbe dire con i reel degli influencer che gridano di più).

Chi ha vinto prima di lui Giro e Tour nello stesso anno? Fra i grandi alcuni ‘tipetti' come Coppi, Anquetil, Merckx, Hinault, Roche, Indurain, Pantani, Pogacar, tra i ragazzi solo Gianbattista Baronchelli nel 1973. Siamo alla crème de la crème ed è dolcissima.

Già che siamo in fissa con le liste, perché non andare a vedere pure chi ha vinto Giro Next Gen e Tour de l'Avenir negli ultimi dieci anni. In Italia abbiamo visto in rosa-baby Aleksandr Vlasov (in quell'anno Joao Almeida secondo), Thomas Pidcock, Juan Ayuso, in Francia giallo-petite fille Egan Bernal, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro e Paul Seixas. Ecco qui, siamo arrivati al punto, era troppo bello per essere vero. Di fronte al nome di Paul Seixas l'entusiasmo inizia a scemare.

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Il corridore italiano impegnato durante una tappa del Tour of the Alpes.

Sì, Lorenzo Mark Finn è un fenomeno, ma c’è un ciclista francese che ha la sua stessa età e già vince fra i professionisti il Giro dei Paesi Baschi e la Freccia Vallone, oltre a dare fastidio al divino Pogacar alle Strade Bianche (più o meno) e alla Liegi-Bastogne-Liegi. Quindi il vero craque è il francese che ha già dimostrato ovunque, anche a cronometro (terzo nella gara individuale ai Mondiali dietro Evenepoel e Ganna), di essere la nuova grande attrazione del ciclismo mondiale? Noi siamo del partito: ognuno è fenomeno a modo suo e se Seixas ha esagerato in precocità e grandezza fin da subito, Finn può fare la sua strada macinando chilometri, dandoci soddisfazioni e speranze che ormai avevamo riposto del ripostiglio della storia.

E se la squadra di club di Seixas, la Decathlon, ha saltato a pie' pari il fosso delle insicurezze portandolo comunque al Tour de France, terminato al quarto posto in classifica, benissimo ha fatto anche Roberto Amadio a convocarlo per la gara in linea dei Mondiali di Montréal. Come ci succede ormai da un quindicennio, non siamo nemmeno in seconda fila fra i pretendenti all'arcobaleno, ma è già un bel vedere una Nazionale con un po' di arrembanti (Ciccone, Pellizzari e Piganzoli), vecchie volpi (Trentin e addirittura Ulissi) ma soprattutto un diciannovenne, vera speranza per il nostro ciclismo del futuro.

Questa gara dovrebbe andare come deve andare, con gli azzurri a guardare prima che a immaginare, ma l'immaginazione serve a guardare oltre il presente, proprio lì dove dovrebbe apparire Lorenzo Mark Finn.

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