Fabio Della Vida: “Ho sentito che è stato Cahill a suggerire Norman a Sinner. È uno che sa quando stare zitto”
Fabio Della Vida è tanto competente quanto schietto. Figura storica, manager e talent scout di fama internazionale, si esprime sempre senza filtri anche grazie a una conoscenza notevole delle dinamiche tennistiche. Lontano dal politicamente corretto che lui stesso ha definito come la “rovina dello sport” attuale, Della Vida a Fanpage ha affrontato diversi temi, partendo ovviamente dalla scelta di Jannik Sinner di affidarsi a un professionista esemplare come Magnus Norman, coach di sostanza e non di facciata, proprio come il suo predecessore Darren Cahill.
Un’occasione anche per dire la propria sul peso reale che gli allenatori hanno nei successi dei top player, figure per certi versi anche ridimensionate con una massima lapidaria: “Se nasci pecora muori pecora, in campo ci va il giocatore". Quello che è un vero e proprio totem della racchetta ha difeso anche a spada tratta Jasmine Paolini e il nuovo numero uno del mondo Zverev dalle critiche ingenerose di tifosi e purtroppo anche di addetti ai lavori, liquidando senza troppi giri di parole le indiscrezioni sui presunti attriti tra Lorenzo Musetti e Matteo Berrettini. Il tutto puntando il dito anche contro il calendario sul cemento, considerato uno dei responsabili dell'ondata di infortuni che sta decimando i big.
Fabio tu conosci bene sia Cahill che Magnus Norman, cos'hanno in comune?
"Un sacco di cose in comune. La prima e la più importante, secondo me, è che loro sono bravissimi tutti e due, ma veramente bravi. Sono coach veri, non quelli finti, come ce ne sono tanti in giro per il mondo. Entrambi non hanno un ego, lasciano esprimere il giocatore di tennis. Quando Sinner prese Darren fui contento perché si parlava anche di McEnroe, Becker, e così via. Ma Boris per esempio ha un carisma che avrebbe potuto offuscare quello di Sinner. Magari Jannik vinceva e dicevano: ‘Perché Becker ha detto questo, perché McEnroe ha detto quell'altro'. Invece Cahill e Norman sono delle persone normali. Norman è stato per una vita con Wawrinka, ma chi lo sapeva alla fine? Perché è uno che lavorava molto bene e basta. Non faceva conferenze stampa, non parlava, era molto modesto, stava nell'ombra ed è quello che serve a Sinner".

Non sembrano figure ingombranti effettivamente.
"Anche lo stesso Ferrero con Alcaraz era riservato, ed è questo il coach che serve. Oggi vanno molto gli ex giocatori e altre figure ingombranti però è importante fino a quando riescano ad insegnarti qualcosa: essendo stati grandi campioni, hanno esperienza da trasmettere e va benissimo. Ma devono stare al posto loro, essere professionisti. Per esempio nel calcio non vorrei essere allenato da Mourinho. Preferirei essere guidato invece da qualcuno che sta più nell'ombra e che lascia il sipario ai veri protagonisti, i calciatori. Poi gli allenatori servono ci mancherebbe…".
Mi sembra di capire che Jannik Sinner sia in buone mani.
"Norman è molto simile a Cahill e credo anche che sia stato proprio Cahill a consigliare Sinner di prendere Norman. Di questo non sono sicuro perché non seguo più Darren come una volta, ma l'ho sentito dire nell'ambiente e pur non sapendo se effettivamente sia così direi che ha molto senso. Sono persone molto simili che capiscono il tennis, insegnano e hanno qualcosa da dirti".
Tu Fabio tra l'altro hai sempre detto che non ti piacciono molto i team eccessivamente allargati con troppe figure professionali al seguito, confermi?
"Certo, alle volte non servono a niente. Nel senso che non serve che vadano ai tornei, serve magari che lavorino da casa. Però se i giocatori se li vogliono portare, non c'è nulla di male. Poi però quando cominciano a protestare perché il prize money non è abbastanza… Certo, se ti porti otto persone appresso, diventa difficile che il prize money ti basti. Ci sono delle persone che veramente ti fanno lavorare bene, e limare tutti i dettagli, ma se giocassi io non me li porterei tutti al mio seguito visto che con la tecnologia di oggi puoi vedere tutto a distanza e anche parlare con il giocatore".

Sembra quasi che sia una moda soprattutto per i big. In alcuni casi ci sono dei team interminabili.
"Ormai va di moda questo però non fanno niente di male e pazienza. Nella finale tra Zverev e Cobolli a Parigi sugli spalti sembrava di assistere ai guelfi contro i ghibellini, da una parte quelli vestiti di rosso e dall'altra quelli di blu. Mi è sembrata una cosa ridicola. Poi i tennisti fanno vedere che mostrano il pugnetto a quelli che stanno fuori, per sostenersi insomma. Non voglio fare polemiche comunque, ci sta".
Qualcuno ha ipotizzato che la scelta di Magnus Norman da parte di Sinner sia legata alla volontà di migliorare ulteriormente sulla terra rossa, che ne dici?
"Credo di no, nel senso che anche Cahill era un giocatore più d'attacco di Norman però anche Norman non giocava male a rete. Ma ripeto: sono due profili simili, persone molto tranquille che lavorano nell'ombra e che sanno stare zitte senza dire parole di troppo. Conoscono bene il tennis e sanno come farti giocare e dare il meglio. Poi dei coach si dice tutto, che siano bravi e tutto ma in realtà non contano più del 2%. Però se quel 2% ti fa vincere uno Slam allora conta molto".
Anche con una percentuale così bassa dunque un coach può fare la differenza, sembra un paradosso.
"La gente pensa un po' come al calcio. Ma lì è un po' diverso perché è un gioco di squadra, devi fare determinate cose. Nel tennis, chi va in campo è il giocatore. Quindi puoi dire qualsiasi cosa, gli puoi consigliare la tattica giusta e così via, ma poi loro in realtà sanno quello che devono fare a prescindere dai coach. Il 98-99 per cento lo fa il giocatore. Il resto però è quel peletto che ti fa vincere qualcosa ed è certo che conta. Il coach è più importante quando sei agli inizi, è lì che veramente ti insegna delle cose. In primis t'insegna a giocare, che è la cosa più difficile. E dopo la tattica, le cose secondo me vengono fuori. Sicuramente avere una persona esperta dalla tua parte, uno che capisce di tennis, ti fa bene, però ti ripeto, alla fine in campo ci va il giocatore. Se nasci pecora muori pecora, se nasci leone muori leone. C'è poco da fare, non c'è coach, non c'è nessuno che ti cambi questa cosa".

Nessuno ha la bacchetta magica e quindi chi allena Sinner è comunque fortunato.
"Nessuno ha la bacchetta magica. Sono ottimi professionisti perché, grazie a Dio, sanno il loro mestiere, però se Cahill o Norman m'insegnano a giocare a tennis a me magari vinco il torneino del quartiere, ma se vado a giocare a Wimbledon faccio ridere. Alla fine tu puoi essere bravo quanto vuoi, ma se alleni uno che non è Sinner, Sinner non lo batti mai, c'è poco da fare. Puoi avere il miglior coach del mondo e lo dai al numero 900 del mondo, e Sinner non lo batti mai. Si pensa che sia merito di quello e di quell'altro e sicuramente c'è una parte di responsabilità, ma alla fine in campo ci vanno Zverev, Sinner, Alcaraz, non i coach".
Senti Fabio e per quanto riguarda il sodalizio tra Ferrero e Shelton, ti ha stupito?
"No perché sapevo di Shelton da tempo essendo della nostra scuderia già da tempo (ride, ndr). Ben è un bravissimo ragazzo, è uno che vuole imparare. Io conoscevo il padre dai tempi della IMG. È una bravissima persona, un bravissimo ragazzo e secondo me ha tantissimo margine di miglioramento. Non sfrutta ancora bene le sue caratteristiche e tutto, e io spero che Ferrero gli dia una mano. A questo serve un buon coach. Però anche Ferrero, che pure ha insegnato ad Alcaraz queste cose qua, poi non è che vada in campo lui. Tocca sempre a Shelton. Bisogna vedere se ha quelle doti di Alcaraz e Sinner".
Lui è molto esuberante ma sembra un bravissimo ragazzo e di sani principi non è vero? Non è un caso che lui come Sinner, Alcaraz e altri arrivi da famiglie di sani principi.
"Lui è bravissimo, educato e tranquillo anche se lo conosco poco. La famiglia sana aiuta certamente tutti. Se prendi, tutti hanno pregi e difetti, ma tutti i grandi campioni che ho conosciuto, almeno mi pare, hanno avuto tutti una famiglia normale. Io adesso sto pensando a Borg, a McEnroe, allo stesso Becker. Hanno delle famiglie fantastiche. Poi il padre di Zverev, per esempio, era uno che forse giocava anche meglio del figlio, però era russo e non lo facevano uscire. Ci sono anche queste storie qui di mezzo. È vero quello che dici: la famiglia è importante soprattutto quando si è giovani. Quando vedi questi padri esaltati, i giocatori poi ne risentono, non riescono a esprimersi. La famiglia è importantissima, ma in tutto, non solo nel tennis. Nella vita, nel lavoro. Oggi non se ne parla più, ci sono degli altri valori e delle cose, ma la famiglia è la base di tutto".
Hai citato Zverev, cosa pensi quando criticano il suo essere diventato il numero uno?
"Zverev era considerato un perdente prima che vincesse Parigi. Aveva vinto due volte Roma, le Olimpiadi e altri Masters 1000 eppure non era considerato un vincente, pensate. Allora Berrettini, che è un grande, che ha fatto almeno i quarti di finale in tutti gli Slam che è andato in finale a Wimbledon e ha fatto cose che in pochissimi hanno fatto? Non avendo vinto quanto Zverev cosa gli si dice? Che è una pippa? Matteo è bravissimo e la gente non fa discorsi seri. Questi che commentano in questo modo si dovrebbero solo togliere il cappello di fronte a certi giocatori. Poi perché sei scarso? Perché perdi da Sinner e Alcaraz? Allora si può dire che perdi da due che giocano meglio di te, ma non sei un perdente. Penso a Jasmine Paolini, cosa le vuoi dire? Solo brava".

Dico sempre che se anche se si ritirasse oggi, sarebbe solo da ringraziare non credi?
"Adesso lei è scesa nel ranking, ma è già bravissima così. Tutti però dicono: ‘Sei una pippa' perché prima è stata numero 4 del mondo. Prendi la Cocciaretto che è una bravissima ragazza, se arriva al 20° posto tutti a dire ‘che fenomeno brava'. Però Jasmine è scarsa perché è scesa, mentre Elisabetta è brava perché è salita. È difficilissimo arrivare comunque in queste posizioni del ranking, vuol dire che sei una grande tennista".
Ma questo accade perché forse oggi si sono avvicinati al tennis tanti tifosi che non conoscono determinate dinamiche?
"Finché lo dice la gente va bene perché paga il biglietto, e o le piace o non le piace lo spettacolo. Basti vedere cosa accade nelle partite di calcio dove si dice ‘guarda come è scarso quello' e così via. Eppure chi gioca in Serie A ti fa venire il mal di testa magari con il pallone. Il problema è che lo dicono gli addetti ai lavori. Sono cose brutte da dire ‘guarda quella chi si crede di essere, solo perché ha vinto Roma'. Jasmine è modestissima e non dice mai una parola fuori posto. È una bravissima ragazza, una bella persona e non capisco chi l'attacca. Tra l'altro è modestissima".
Secondo te qual è il problema, o meglio, come si è arrivati a queste situazioni e a questi giudizi troppo drastici e duri?
Lo dico sempre, la rovina del mondo, e quindi anche del tennis, secondo me è il politicamente corretto, che è la più grande stupidaggine che esista sulla faccia della Terra. Lo vediamo nella politica, anche in quella internazionale. C'è chi si nasconde dietro belle parolone e la stessa cosa succede nello sport che ovviamente è meno importante".
Mi sembra che questo sia un argomento che ti sta molto a cuore.
"Prima o poi qualcuno mi querela (ride, ndr), ma devo dire che ci sono delle cose assurde, da dementi. Pensa alla regola per cui solo uno del team può parlare al giocatore, può fare coaching, però gli altri no, mi fa sbellicare dalle risate. Ma allora il poveraccio dell'arbitro deve guardare chi parla e chi dice le cose. Ma non è più facile dunque che lo portino in panchina, come succede nella Coppa Davis? Allora lo metti lì e quello gli parla e finisce. Invece no, devi controllare ‘No, aspetta, gliel'ha detto quell'altro, quindi ti do un warning, facciamo questo, gli do quell'altro'. Oppure l'andare in bagno, che è una roba scorrettissima. Una regola del cavolo. Mettine una che dopo ogni set ci sono cinque minuti di pausa per la pubblicità per le cose e tutto e uno se ne va in bagno. Prima era così. Invece oggi perdi 6-0 in 5′ e vai in bagno. Al Bonfiglio ho visto un ragazzino che ha chiesto di andare in bagno dopo aver finito il palleggio per rompere le scatole all'avversario che aveva scelto di rispondere".

Fabio cosa ne pensi delle indiscrezioni sui rapporti a quanto pare rovinatisi tra Musetti e Berrettini?
"Non sono molto ferrato sull'argomento, ma sono cose che possono succedere nella vita e quindi anche nel tennis. Non m'interessa anche se ammiro tutti e due, sia Musetti che Berrettini. Si litiga, poi magari si fa pace. Adesso non so se anche le convocazioni in Coppa Davis sono state fatte per questa querelle, però è un peccato perché se fosse per quello si scenderebbe davvero a livelli bassi soprattutto per due campioni come loro. Sono comunque ragazzi".
Immagino che tu da grande esperto quale sei ne hai viste tante di situazioni del genere che dici?
"Ci sono sempre stati dei giocatori che si odiavano a tennis e che quando giocavano non si potevano vedere. Per esempio, Nicola Pietrangeli non poteva vedere Cliff Drysdale, che era un ottimo giocatore, molto, molto forte. Mio padre, per fargli fare la pace, essendo molto amico di tutti e due, li fece giocare in doppio insieme a Roma. Per accontentare papà lo fecero ma senza mai parlarsi. Sono arrivati in finale e poi non si sono più visti. Ci sono delle antipatie a volte che vengono fuori. Senza offendere nessuno forse è anche questione di educazione, famiglia ecc. Da quello che so io sia i genitori di Berrettini che Musetti sono splendide persone. Non so cosa possa esserci dietro e se sia vero, ma non m'interessa".
Ti chiedo una battuta sul tennis italiano del momento con Sinner fuori gioco fino a fine anno e gli alti e bassi degli altri. C'è comunque da essere orgogliosi.
"Il tennis italiano sta andando bene. È la famosa onda, no? Prima giocavano tutti bene gli australiani, gli spagnoli e così via. Adesso è il momento, per fortuna, degli italiani che escono fuori, che giocano bene. Sinner è uno che si fa gli affari suoi, che ci tiene alla sua privacy, che si gestisce molto bene e che sicuramente ha avuto, giustamente, attenzione. Lui spera di giocare per altri dieci anni, immagino, e quindi si è preservato, ha preferito non rischiare. Il tennis di oggi ha una brutta cosa, che si gioca troppo sul cemento e fa male perché ne risentono i muscoli e non solo. Per via dei soldi, del fatto che si gioca al coperto dove non piove e ci sono tante partite con costi bassi di manutenzione. Questo però favorisce gli infortuni. Sinner probabilmente ne ha risentito anche di questo e ora ha deciso di guarire bene e di tornare pronto".
Certo che gli infortuni oggi come oggi sono davvero tanti.
"Nel tennis gli infortuni sono sempre più frequenti. È dovuto al fatto che girano tanto, ma soprattutto al fatto che, secondo me, il cemento è solamente una brutta, brutta superficie per giocare. Bellissima per i soldi, per il mantenimento e per il resto, però le articolazioni secondo me ne risentono, ne risentono molto. Per me Jannik ha fatto benissimo a fermarsi e ricominciare l'anno prossimo".