Pogacar ha ancora una missione: vincere tutto quello che conta prima che sia troppo tardi
Con la partenza principesca da Montecarlo e una cronometro individuale di nove chilometri già succosa per i big, inizia una Vuelta de España diversa dalle altre. In questi anni la corsa a tappe spagnola ha incrementato il suo fascino grazie a percorsi sempre più duri e a partecipazioni di altissimo livello, basti pensare che negli ultimi dieci anni la Vuelta è stata vinta da Chris Froome, Simon Yates, Primoz Roglic, Remco Evenepoel, Sepp Kuss e Jonas Vingegaard, il meglio del meglio del ciclismo contemporaneo, a cui manca però un nome, quel nome.
In effetti il nome di Tadej Pogacar manca, il cannibale dal corpo di iguana, per i motivi più vari possibili (quasi sempre perché poco prima o poco dopo lo sloveno era intento a vincere qualche corsa o qualche giro a tappe), ha corso la Vuelta España una sola volta, nel 2019 e quella è stata la sua prima corsa a tappe da professionista. Non la vince, ma arriva terzo e fa sue tre tappe, quelle di Cortals d'Encamp, l’arrivo in salita a Los Machucos superando in volata Primoz Roglic e la ventesima a Plataforma de Gredos in solitaria con 1'32" sul secondo.
Cosa è accaduto poi da quell’esordio del 2019 a oggi? Beh, la lista è così lunga da fare spavento: 5 Tour de France, 1 Giro d’Italia, 1 Milano Sanremo, 3 Giri delle Fiandre, 4 Liegi-Bastogne-Liegi, 5 Giri della Lombardia, 2 Campionati del mondo, 1 Europeo e 1 bronzo olimpico. Ci fermiamo alle grandissime competizioni altrimenti facciamo notte (e stiamo scrivendo ad agosto).
Da una rapida occhiata alle corse che i più grandi di sempre hanno vinto mancano solo due presenze all’appello, la Parigi-Roubaix, sfiorata negli ultimi due anni consecutivi ma soffiata via per colpa di due giganti come Mathieu van der Poel prima e Wout van Aert poi, e appunto la Vuelta España, che quest’anno Pogacar torna a correre per riempire quello spazio così desolatamente vuoto in mezzo a gioielli luminosissimi.
Potrà perdere Tadej Pogacar questa Vuelta? Premettendo che la strada è sempre la strada e dal 22 agosto al 13 settembre dovrà essere comunque compresa, assecondata, aggredita e dominata, sembra effettivamente difficile che qualcuno possa insidiare lo sloveno. Il percorso ha fin da subito salite perfette per Pogacar, come Andorra la Vella e Aramón Valdelinares, in pratica siamo ancora nella prima settimana e già potrebbe essere avanti di svariati minuti sul secondo. Gli avversari subodorando la mala parata invieranno in Spagna squadre senza troppi grilli per la testa.
Ci sarà Roglic, Landa, Kuss, per poi affidarsi a corridori come Felix Gall, Carlos Rodriguez, Mattias Skjelmose, non stiamo parlando del gotha del ciclismo di oggi, per cui sembra abbastanza semplice per un Pogacar normale vincere la corsa.Dopo una più che probabile vittoria in rosso a Granada, sede dell’ultima tappa, resterà da mettere l’ultimo tassello del puzzle, quello della Parigi-Roubaix, per due volte negatasi al ciclista più forte di tutti.
Cosa ci ridarà il puzzle una volta completato? Per tanti oggi, ma anche per tanti che hanno visto in gara i vari Merckx, Hinault, Indurain, Anquetil, Froome e non mi spingerei fino a Coppi e gli altri della sua epoca perché quelli che li hanno visti davvero sono pochissimi, quel puzzle potrebbe dare il miglior ciclista della storia. Più che il se, in base anche a quello che ha dichiarato negli ultimi due anni Pogacar, sembra interessare soprattutto il quando, o meglio il più in fretta possibile, perché momenti di frustrazione e un desiderio di dedicarsi ad altro è molte volte balenata in interviste al campione sloveno. Non ci resta che sederci e ammirare come, quando e se il puzzle verrà completato.