Luca Marelli: “Il VAR prima si usava troppo, ora troppo poco. Kalulu-Rowe è un errore da 100 a 0”

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Luca Marelli, ex arbitro e oggi commentatore in tv su DAZN.
L’ex arbitro e commentatore DAZN analizza la nuova linea a Fanpage.it: “Un solo intervento in 50 partite è troppo poco. Orsato ha ammesso 5, 6 errori che andavano corretti”. E spiega dove passa il confine tra errore accettabile e da correggere.

"Siamo passati da un estremo all'altro: una sola on-field-review in 50 partite è troppo poco". Nell'intervista a Fanpage.it Luca Marelli centra subito il punto del nuovo indirizzo arbitrale dato dal designatore, Daniele Orsato. L'ex direttore di gara, che oggi commenta gli episodi più controversi da regolamento durante le dirette su DAZN, spiega che restituire centralità alla figura del fischietto in campo non significa spegnere il VAR. Il punto sull'aspetto discrezionale della valutazione è un altro: capire qual è la percentuale di errore accettabile prima di intervenire. E cita casi emblematici: alcuni passati sotto traccia, come in Fiorentina-Frosinone a sfavore dei ciociari ("perché hanno vinto 3-0"); altri macroscopici ("la trattenuta di Kalulu su Rowe era fallo 100-0″); altri ancora dibattuti, tra cui la rete di De Bruyne convalidata contro il Genoa ("quella spinta alla schiena era fallo").

Marelli, partiamo dalla domanda centrale: quanto errore siamo disposti ad accettare per restituire centralità all'arbitro?
"Secondo me questo è un punto di partenza molto chiaro rispetto al passato. Credo che Orsato volesse dire che bisogna lasciare al campo quelle decisioni che possono sembrare discutibili, cioè quelle situazioni sulle quali anche dopo giorni non si arriva a una risposta univoca e ci sono persone che la pensano diversamente. Del resto questa era la filosofia iniziale del VAR: evitare di fare la moviola in campo".

È una virata decisa verso una nuova direzione rispetto agli ultimi due anni.
"Sì. Oggettivamente si era un po' esagerato. Il VAR era utilizzato anche non per chiari ed evidenti errori, ma per errori o presunti errori che venivano considerati tali dai varisti".

Le piace questa linea?
"Sono fiducioso perché a me la partenza del campionato è piaciuta molto. Mi sembra che il livello delle prestazioni arbitrali sia superiore rispetto agli anni scorsi".

Però…
"Il problema è che siamo passati da un estremo all'altro: l'anno scorso probabilmente si è utilizzato un po' troppo, quest'anno si è utilizzato decisamente troppo poco".

Quanto poco?
"Una sola on-field-review in 50 partite giocate in 5 giornate mi sembra decisamente un numero eccessivo. È una soglia molto bassa. Soprattutto perché, come ha ammesso lo stesso designatore Orsato nell'incontro con allenatori e club di Serie A, ci sono stati almeno 5, 6 errori che meritavano una revisione di essere corretti con un intervento al monitor. È evidente che qualcosa va sistemato".

Il problema è capire chi stabilisce davvero quando un errore è chiaro ed evidente.
"Questo è il grande problema del VAR da sempre. Nella singola partita chi stabilisce se si tratta di un chiaro ed evidente errore è il varista, perché è lui davanti al monitor e decide se si trova davanti a un chiaro ed evidente errore, a un possibile errore oppure a una valutazione che deve rimanere di campo".

Le linee guida di Orsato hanno spostato un po' più in là il confine dell'intervento.
"Naturalmente. Orsato è il designatore, è lui che decide quale deve essere la linea. Ma nello specifico della singola partita è ovvio che rimanga una prerogativa del varista".

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Daniele Orsato, nuovo designatore degli arbitri italiani.

Esiste una definizione oggettiva di chiaro ed evidente errore?
"Non può esistere una definizione assoluta. Come ha detto Collina qualche anno fa, da Paese a Paese può variare il concetto di chiaro ed evidente errore. Non perché cambi il significato della definizione, ma perché può cambiare la sensibilità di chi vede le immagini, di chi osserva e di chi arbitra".

Quindi, la componente interpretativa c'è sempre. E in questo è caso un po' più sfumata.
"Non dico necessariamente soggettiva, ma può variare. Non è un caso che spesso si faccia riferimento al metodo arbitrale europeo o alla Premier League. Perché? Perché ci sono sensibilità differenti. L'anno scorso la media degli interventi in Italia era intorno a 25, mentre in Premier League era 19. Quest'anno, dopo cinque giornate, in Italia siamo intorno a 22 e in Premier League siamo addirittura sopra, a 23. La linea può cambiare. Ed è per questo che è difficile spiegare esattamente che cosa sia un chiaro ed evidente errore".

Diventa difficile anche tracciare il confine tra errore accettabile ed errore che il VAR deve correggere.
"Esatto. All'inizio dell'epoca VAR le discussioni erano proprio: siamo di fronte a un chiaro ed evidente errore? Se sì, il VAR doveva intervenire. Poi questa visione si è modificata e si è arrivati al paradosso opposto: perché il VAR non è intervenuto?".

Perché è cambiata la filosofia?
"La visione è stata ampliata. E non si trattava di una prerogativa o un errore del precedente designatore, Rocchi: è una visione internazionale che si è modificata. Collina ha sempre detto che se c'è un errore va corretto. È un concetto molto diverso dal dire che, se c'è un chiaro ed evidente errore, bisogna intervenire".

In Italia, Orsato sembra voler riportare il VAR alle origini.
"Probabilmente vuole un VAR meno invasivo. Ma non credo sia solo Orsato. Credo che anche Messina sia favorevole a questa linea, da quello che si è capito. E tutto sommato a me sta bene perché il punto non è intervenire meno, ma farlo quando serve".

Se l'arbitro ha visto un episodio, il VAR deve rispettare la sua decisione?
"Il VAR non è nato soltanto per correggere gli errori che l'arbitro non ha visto. È nato anche per correggere eventuali sviste. Perché sul campo la svista è possibile. Lo posso dire per esperienza personale: è capitato cento volte, riguardando una partita che avevo arbitrato, di vedere un fallo che non avevo fischiato e chiedermi: Come ho fatto a non vederlo?".

Quindi restituire centralità all'arbitro significa inevitabilmente accettare una quota di errore non correggibile dal VAR.
"Sì. E forse questo è il prezzo della scelta".

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La trattenuta di Kalulu su Rowe non chiamata dal VAR e giudicata errore.

Un prezzo che oggi, a inizio campionato, sembra più facile da tollerare. Ma cosa succederà quando, più in avanti, i punti peseranno?
"Credo che, a prescindere dalla linea scelta, le polemiche non siano evitabili. Quando i punti cominciano a pesare, gli episodi dubbi vengono letti in un senso o nell'altro anche a seconda del tifo della squadra. È normale che sia così, non è una colpa. Adesso sono più accettati anche perché siamo a inizio campionato e alcuni di quelli accaduti finora sono rimasti sotto traccia".

Per esempio?
"La Fiorentina ha avuto due episodi a favore: la mancata espulsione di Jimenez e il mancato calcio di rigore per il Frosinone (fallo di Dragusin su Monterisi, ndr). Ma sono passati sotto silenzio perché il Frosinone ha comunque vinto 3-0. Bisogna vedere cosa succederà quando ci saranno partite tirate, con punti molto pesanti a livello di classifica e un episodio 50-50".

E in quel momento la nuova linea verrà sottoposta alla vera prova.
"È normale che si tornerà a discutere degli episodi. Ma non deve essere messo in discussione il designatore come è stato fatto negli anni scorsi. Perché alla fine chi va in campo non è il designatore: sono gli arbitri. Il designatore dà una linea. E non posso negare che, così come mi piaceva la linea di Rocchi, altrettanto mi piace quella di Orsato".

Non è una contraddizione?
"No. Ognuno ha il suo stile. C'è uno stile di scrittura per i giornalisti, uno stile di direzione arbitrale, uno stile di designazione. Possono piacere stili differenti. Vediamo che risultati porterà questa linea. Dopo cinque giornate non si può tracciare una conclusione: 50 partite su 380 sono veramente poche".

Però ci sono episodi che non possono essere considerati semplicemente 50-50. Penso a Kalulu-Rowe in Juventus-Atalanta.
"Quello è un errore evidente a tutti. Non è un episodio 70-30 o 80-20: è un episodio 100-0. Orsato stesso ha detto che il VAR avrebbe dovuto intervenire".

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Hojlund cinturato da Dragusin in Fiorentina–Napoli.

Che cosa rende quell'episodio diverso da Dragusin-Hojlund?
"Sono dinamiche diverse. Nel caso Dragusin-Hojlund c'è un contatto lontano dal pallone, con due giocatori che si contendono la posizione. Dragusin rischia molto e si può discutere se ci siano gli estremi per un rigore, ma non siamo di fronte allo stesso tipo di episodio".

Perché?
"Kalulu viene battuto in velocità e Rowe non può più proseguire verso il pallone perché è trattenuto dall'avversario, che ha come unica preoccupazione quella di fermarlo. Non è una trattenuta valutabile come quelle che vediamo sui calci d'angolo o sulle punizioni, dove spesso i giocatori si trattengono reciprocamente. Qui il giocatore battuto prende la maglia dell'avversario perché non ha un altro modo per fermarlo".

Tra le situazioni di queste prime giornate ce n'è una sulla cui valutazione non è d'accordo?
"Sì. Non sono d'accordo su quanto avvenuto in Genoa-Napoli, in occasione del gol di De Bruyne".

Ci spieghi.
"A mio parere De Bruyne fa fallo (Orsato invece lo ha ritenuto solo un contatto ndr). Per me è una spinta alle spalle. Non è spalla contro spalla, non è una contesa della posizione: è proprio una spinta sulla schiena. Io avrei fischiato fallo e considero anche questo un episodio da VAR, perché probabilmente l'arbitro ha perso la dinamica e soprattutto il tipo di spinta. Spalla contro spalla è consentito, spalla contro schiena è fallo".

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Per Marelli il gol di De Bruyne del Napoli a Genova era da annullare.

A questo punto il quadro è abbastanza chiaro: arbitro protagonista, VAR come rete di sicurezza. Ma quanto deve essere larga questa rete?
"Credo che dobbiamo trovare un equilibrio. Perché se Orsato ha ammesso 5, 6 errori significa che in 5, 6 episodi il VAR avrebbe dovuto intervenire invece di farlo una sola volta. Non è che abbia detto: A me sta bene che ci sia soltanto un episodio e ci siano cinque errori. Ha detto esattamente il contrario: va bene che il VAR intervenga meno, ma gli errori oggettivamente commessi e ammessi devono essere corretti".

Un altro fattore sta incidendo in Serie A: le nuove regole sulle perdite di tempo.
"Il campionato secondo me fino adesso è stato bellissimo. Faccio fatica a ricordare partite brutte. E questo non è dovuto soltanto alla linea di Orsato, ma soprattutto alle nuove regole sulle perdite di tempo che sono eccezionali. L'IFAB ha centrato perfettamente il punto e ha dato un impulso a un gioco che stava diventando un po' noioso, ma che invece è tornato a essere uno sport veramente attraente".

Quanto si gioca effettivamente di più?
"Quasi sei minuti in più di media".

Perché?
"Non ci sono più le perdite di tempo di prima, non ci sono più giocatori che restano a terra per infortuni veri o presunti, ci sono meno  interventi dei massaggiatori Le sostituzioni devono essere molto veloci, altrimenti vengono sanzionate. Questo ha portato a una velocizzazione generale. Adesso le squadre non possono più perdere tempo: sono costrette a giocare".

E anche il recupero è diventato realmente tempo di gioco.
"Sì, perché grazie alle nuove regole si gioca e le squadre sono obbligate a farlo. Anche chi sta vincendo 1-0 non può tenere il pallone per 50 secondi: hai cinque secondi per rimetterlo in gioco, dopodiché si riparte".

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