Orsato ha ammesso agli allenatori di Serie A gli errori commessi dagli arbitri: sono solo 5

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Il designatore arbitrale, Daniele Orsato, ha ammesso a tutti gli allenatori presenti nell’incontro di oggi tutti gli errori commessi dai direttori di gara in questo inizio campionato: solo solo cinque.

C'era bisogno di un confronto e così è stato. La pausa del campionato di Serie A – che si fermerà per un bel po' lasciando spazio alla Nazionale italiana impegnata in Nations League – è stata l'occasione per dare il via al primo incontro tra i vertici arbitrali e i rappresentanti dei club di Serie A, nella sala conferenze dell’International Broadcast Center di Lissone. Una giornata, quella di oggi, che è servita per avere un confronto diretto ed esaminare da vicino le situazioni più discusse emerse sul campo nelle prime giornate di campionato. Siamo in una fase di profondo cambiamento della linea arbitrale e per questo c'era grande curiosità nel sentire determinate dichiarazioni da parte del designatore, Daniele Orsato, il quale ha fortemente voluto dare un freno all'utilizzo del VAR.

Al centro del dibattito c'è stata così l'analisi degli episodi discussi, con l'obiettivo di chiarire la linea adottata dai direttori di gara e rafforzare la trasparenza tra il mondo arbitrale e i club. Ebbene, si è partiti subito con quanto accaduto nella serata di ieri, quando l'Atalanta ha lamentato un rigore per una trattenuta di Kalulu su Rowe nel match perso contro la Juventus. In questo caso Orsato, affiancato dal direttore tecnico Domenico Messina e dall’intera commissione dell'AIA – composta da Luca Banti, Ciro Carbone, Gabriele Gava, Alessandro Giallatini e Antonio Danilo Giannoccaro -, ha ammesso l'errore di Zufferli, colpevole di non aver fischiato il rigore alla Dea. Ma c'è di più. Orsato ha voluto mostrare a tutti gli errori che sono stati commessi dagli arbitri in queste prime giornate, uno per uno: cinque in totale.

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La trattenuta netta di Kalulu su Rowe.

Si è partiti dall'errore di Marinelli in Coppa Italia, il quale non aveva fischiato rigore per fallo di Caracciolo su Pellegrino in Pisa-Fiorentina. E poi è stato bocciato il mancato rigore su Monterisi con relativa espulsione di Jimenez in Fiorentina-Frosinone. Il designatore ha inoltre ammesso errori arbitrali anche in Torino-Milan per quel fallo di mano e da rigore di Vlasic non fischiato e la mancata espulsione di Caqueret per l'intervento su Britschgi in Como-Parma. Per un totale di cinque errori riconosciuti.

Orsato è stato dunque trasparente confermando anche di voler andare avanti con questa linea: il VAR verrà utilizzato solo per chiari ed evidenti errori. Ed è stata proprio questa la richiesta unanime degli allenatori, ovvero che si sappia qual è il metro di giudizio, per trasmetterlo ai giocatori. Questo testimonia chiaramente la volontà di aprire un dialogo costruttivo, focalizzato in particolare sull'utilizzo del VAR e sulla gestione dei contatti di gioco più critici, come quello della prima giornata tra Vasquez e De Bruyne. Ebbene, in quell'occasione è stato ribadito come tale episodio sia stato un contatto di gioco idoneo alla linea arbitrale attuale.

Si va dunque sempre più in questa direzione: Orsato non punirà più i semplici contatti, ma i falli veri e propri. Si giocherà di più, a beneficio dello spettacolo. I risultati sono già evidenti, con tanti gol segnati in ogni partita e nemmeno uno 0-0 finora: un segnale importante del fatto che la strada da percorrere sia quella giusta, senza dimenticare l'importanza del VAR, del quale però non bisogna abusare.

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Il contatto De Bruyne–Vasquez.

La rivoluzione di Orsato è silenziosa ma efficace. È riuscito a far convergere sulla sua strada quasi tutti gli allenatori di Serie A, convinti che sia questo il percorso da seguire per un'evoluzione costante del nostro calcio. Il VAR aveva un po' confuso le idee agli stessi arbitri, agli addetti ai lavori e ai calciatori in campo; il supporto dell'IFAB, con le nuove regole per evitare di perdere ulteriore tempo, ha fatto il resto, favorendo nuovamente lo spettacolo in uno sport che stava lentamente perdendo spettatori e credibilità.

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