Perché in Serie A abbiamo dimenticato come si fa 0-0, ed è un ottima notizia

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Cinque giornate di campionato senza uno 0-0 e una media gol in crescita rispetto agli ultimi due campionati: la Serie A sembra indirizzata verso un cambio di passo.

Sono passate cinque giornate di Serie A e non abbiamo visto nemmeno uno 0-0. È il segnale che qualcosa sta cambiando nel calcio italiano e che le squadre stanno modificando l'approccio che le ha contraddistinte negli ultimi anni: il campionato è diventato più divertente e le partite sembrano più belle, ma il merito non è solo delle nuove regole che sono state introdotte per ridurre a zero le perdite di tempo. Le squadre cercano i gol e anche quando una gara si blocca per lunghi tratti prima o poi qualcosa succede. Hanno perso la paura di attaccare e il risultato è l'aumento del numero di gol segnati, tendenza opposta rispetto a quella dello scorso anno quando i numeri erano sconfortanti.

La Serie A è davvero più prolifica

Lo testimoniano i numeri delle cinque partite giocate prima della lunga sosta per le nazionali di tre settimane. In un mese di campionato non c'è stato ancora un pareggio per 0-0, ma il dato più rilevante è che la media gol per partita si è alzata sensibilmente rispetto a un anno fa: in questa stagione le squadre hanno segnato fin qui 147 gol totali, ossia 2,94 di media per ogni match, mentre nel 2025/26 allo stesso punto del campionato erano state segnate solo 116 reti, con una media di 2,32 a partita. Era andata leggermente meglio due anni fa, nella stagione 2024/25, con 130 gol segnati nelle prime cinque giornate con una media di 2,6. Le venti squadre hanno segnato 31 gol in più rispetto allo stesso punto della scorsa stagione che non è di certo poco, perché un campionato più prolifico porta beneficio a tutto il movimento italiano.

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Rispetto allo stesso punto dello scorso anno le squadre della Serie A hanno segnato 31 gol in più

Segnano un po' tutti, da Malen a Lautaro Martinez fino alle sorprese Raimondo e Varela, con tutte le squadre che sembrano accettare maggiormente il rischio di perdere pur di cercare di vincere: è la riscoperta del calcio offensivo a ogni livello della classifica, perché l'atteggiamento accomuna le big ma anche quelle che sono ancora più indietro. Così nascono rimonte, partite sempre aperte e incontri finalmente divertenti da guardare, con sempre meno club che hanno come unica alternativa quella di piazzare il pullman davanti alla porta. La situazione è favorita anche dall'aumento del tempo effettivo di gioco, migliorato grazie anche alle nuove regole arbitrali: le squadre non perdono tempo e creano azioni offensive molto più spesso, aumentando le occasioni per poter fare gol.

Perché ci sono più 0-0

La storia di questo campionato sembra essere cambiata rispetto agli altri anni e le statistiche ce lo spiegano bene. Le squadre giocano molto di più, con il tempo effettivo che si è alzato fino a toccare la media di 58'23", aumentata di circa quattro minuti rispetto a un anno fa, e tendenzialmente le squadre tengono di più il pallone in gioco. È aumentato anche il numero di occasioni che vengono prodotte, con 28,9 conclusioni a partita contro le 24,6 dello scorso anno, con una mole di gioco che è cresciuta favorendo il divertimento.

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Le squadre fanno molti più tiri rispetto alla scorsa stagione

Il dato più clamoroso resta quello che riguarda i pareggi a reti bianche che alla fine dello scorso campionato erano diventati sempre più frequenti. Nelle prime cinque giornate della Serie A non ne abbiamo visti e dopo la sosta si punta a battere il record della stagione 1949/50, quando il primo 0-0 arrivò soltanto alla settima giornata, in un Milan-Lazio. Erano altri tempi, ma 50 partite con almeno un gol segnato sono già un segnale che qualcosa, almeno dal punto di vista dello spettacolo, sembra essere cambiato, anche se ancora non basta per decretare la rivoluzione tattica. In ogni caso la tendenza delle squadre sembra essere quella di non accontentarsi, lasciando da parte la paura per rompere gli equilibri e alzare l'asticella dello spettacolo.

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