In Serie A non sono spariti solo i rigorini, ma proprio i rigori: è il rischio del metodo Orsato
I numeri della Serie A 2026/2027 parlano chiaro. Dopo 3 giornata nessun rigore assegnato, solo una espulsione, a gara finita, e nessun ricorso all'on-field review. Dati che certificano il cambiamento voluto dai nuovi vertici arbitrali, con meno fischi e più gioco con buona pace per le polemiche. Gli episodi o i rigorini del passato sono ormai un ricordo (anche i rigori per la verità) e a quanto pare il ritmo delle partite sembra giovarne, con i match che finora sono stati mediamente più divertenti e con meno pause e discussioni in campo con il VAR "spento" che sembra funzionare. Ma attenzione ad alzare troppo l'asticella.
Qual è la linea di Orsato per gli arbitraggi in Serie A
Il nuovo corso arbitrale per la Serie A 2026/2027 è ormai noto da tempo. La rivoluzione firmata dal nuovo designatore Daniele Orsato è incentrata sulla possibilità di far tornare l'arbitro di campo ad un ruolo più centrale, con il VAR pronto ad intervenire solo per errori importanti, "chiari ed evidenti". Questo significa che al contrario del passato non si ricorrerà alla moviola in campo per episodi "leggeri" o per correggere valutazioni di campo comunque sostenibili. Più gioco, meno fischi e meno peso dunque a contatti leggeri. Una virata decisa verso un calcio più dinamico e più internazionale con meno pause. Questo non significa ovviamente ridurre gli errori, ma permetterà ai direttori di gara di assumersi maggiori responsabilità.
I risultati del nuovo corso arbitrale, dati impressionanti
Il cambio di rotta è stato evidentissimo a giudicare dai numeri impressionanti. Dopo le 30 partite disputate nelle 3 giornate iniziali della Serie A sono stati assegnati zero rigori, c'è stata una sola espulsione (quella di Gaetano in Roma-Atalanta ma a partita finita per proteste), e soprattutto nessun ricorso al monitor a bordo campo per l'on field review. Se non è una rivoluzione questa.
Gli episodi dubbi della terza giornata con il VAR spento
C'è voluto poco d'altronde per capire che quest'anno la musica sarebbe cambiata. L'episodio in Genoa-Napoli della 1a giornata con il gol convalidato a De Bruyne nonostante il contatto con Vazquez ha confermato che questa tipologia di interventi non sarebbe mai più stata fischiata. E così è stato andando avanti con i match, e anche nella terza giornata. Basti pensare al presunto tocco di mano di Lobotka in Inter-Napoli, con il non intervento del Var, o la mancata espulsione di Lautaro per il secondo giallo non estratto dopo il colpo rifilato a Marin. Un contrasto energico ma non considerato meritevole di sanzione. E poi anche il leggero pestone di De Winter a Kolo Muani nell’azione che ha portato al gol di Cissè. Stesso discorso per l'intervento di Gagliardini su N’Dri in Cagliari-Lecce, anche se qui resta qualche dubbio in più.
Le criticità del metodo Orsato
Attenzione però perché il rischio può essere anche quello di non esagerare. Nel calderone degli episodi su cui non intervenire potrebbero finire situazioni che forse potrebbero anche essere meritevoli di un fischio. L'esempio della sfida tra i sardi e i salentini per esempio è calzante, con Di Francesco che proprio alla luce del nuovo corso ha spiegato: "Penso che nel finale ci sia stato un episodio che poteva essere valutato in maniera migliore". Il fatto che oltre ai rigorini siano spariti anche i rigori non è da sottovalutare.
A poco a poco, nonostante le proteste, ci si sta provando ad allineare. Un esempio arriva da Torino e dalle parole di Luciano Spalletti alla Rai, a spegnere ogni polemica: "La linea che si sta tenendo è corretta: ci si adegua a quello che si trova in Europa, i confini ormai non esistono più. Se si vuole giocare in Europa bisogna adeguarsi: questi non sono falli e non li fischiano, ed è giusto così. Poi ci può essere l'episodio con il fallo non dato o l'ammonizione mancata, ma nella velocità del gioco sono cose che possono succedere anche a un arbitro bravo ed esperto come lui". Alla lunga dunque i risultati si vedranno con l'obiettivo che è quello di abituarsi ad un calcio più "moderno".