Orsato ha davvero spento il VAR in Serie A: adesso gli arbitri stanno seguendo un nuovo metodo
VAR, arbitri al monitor e spiegazione al pubblico: anche in questa seconda giornata di Serie A – in attesa di stasera – neanche l'ombra. I direttori di gara non sono mai stati richiamati alla on field review (Ofr) in nessuno dei 10 match dello scorso weekend e neppure in quelli disputati finora, solo silent check, in attesa delle ultime due partite di stasera.
Il supporto tecnologico per gli arbitri sembra essere letteralmente sparito. Sembrava ieri quando si contestava l'uso spropositato della revisione al monitor per un semplice contatto o dubbio in campo. Oggi, con l'avvento del nuovo responsabile della CAN di Serie A e B, Daniele Orsato, la linea è cambiata. "Riportare l'arbitro al centro della partita e utilizzare il Var come supporto eccezionale, limitandone l'intervento ai casi di chiaro ed evidente errore". È stata questa a inizio stagione la filosofia indicata al raduno degli direttori di gara a Cascia dallo stesso Orsato il cui ha spiegato:
"Abbiamo visto come la figura centrale anche ai Mondiali sia stata l’arbitro. E noi vogliamo che rimanga così, che prenda le decisioni e il VAR intervenga quando deve intervenire". Già, ma allora quando dovrà intervenire? "Entrerà nel momento in cui deve entrare, nel chiaro ed evidente errore". Orsato è stato netto su questo metodo di limitare molto l'uso del VAR mettendo nuovamente al centro di tutto l'arbitro: "Dovrà assumersi in prima persona la responsabilità anche degli eventuali errori". Orsato sta semplicemente seguendo la linea del presidente della Commissione Arbitri della UEFA, Roberto Rosetti, il quale aveva anch'egli ribadito questa volontà. Ebbene il risultato di tutto ciò è l'azzeramento del VAR in queste prime due giornate di campionato.
Il nuovo metodo arbitrale dettato Orsato che limita l'uso del VAR
Un anno fa furono zero le chiamate al monitor alla prima e tre alla seconda. Insomma, per Orsato si puniscono i falli, non i contatti. Sicuramente ci saranno meno rigori "soft", più gol nati da duelli sporchi, più rabbia da chi è abituato al replay al centimetro. Il VAR resta uguale, anzi, si allarga ad altre situazioni, ma è l'uso che si restringe. Verrà utilizzato poco, ma bene, e quindi solo davanti a chiari ed evidenti errori.
Questo in linea anche con la volontà di allungare i tempi di gioco effettivo senza pause lunghissime o altri casistiche di questo tipo che possono solo generare caos. Il primo esempio del metodo dettato da Orsato è stato proprio il primo turno. Il VAR sarebbe dovuto intervenire sul gol convalidato al Napoli – forse irregolare – contro il Genoa per il contatto tra De Bruyne e Vasquez. Oppure sulla prima rete di Malen in Roma-Fiorentina per un presunto fallo di Hermoso a inizio azione. Per non dimenticare poi il tocco di mano di Vlasic in Torino-Milan non sanzionato dall'arbitro. Nella seconda giornata invece, tanti sono stati i dubbi per quel contatto in area tra Alajbegovic e Keita in Juventus-Parma.
È lo specchio di ciò che Orsato vuole oggi dagli arbitri e dal VAR: maggiore intraprendenza da parti dei direttori di gara e fiducia incondizionata sulle loro scelte. Il VAR interverrà, ma nelle giuste misura, col giusto dosaggio. E così la Serie A, anche al monitor, vuole dunque uniformarsi alle coppe, e a quanto abbiamo visto in questi anni nelle competizioni europee seguendo il metodo UEFA: fermo immagine del contatto, rallentatore, velocità reale per capire l’intensità. L’ultima è quella che conta. Se al rallenty "sembra tanto" ma a velocità di gioco è un contrasto normale, si lascia correre. Un concetto lontano da quanto visto fino a questo momento nel campionato italiano in cui il VAR, per certi versi, specie nelle ultime stagioni, è stato il grande protagonista assoluto.