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Opinioni
Grande Fratello Vip 2022/2023
1 Ottobre 2022
15:07

Dov’era l’umanità dei concorrenti del GF? Pronti a piangere per i loro drammi ma non per quelli altrui

Il Grande Fratello Vip, ancora una volta, è protagonista di una triste pagina della televisione italiana, dove le telecamere riprendono il disagio di un uomo che ha difficoltà a rimettersi in piedi e viene insultato piuttosto che supportato. Tanto da abbandonare il reality. Dov’è l’umanità dei concorrenti che hanno bullizzato Marco Bellavia, invece di tendergli una mano?
A cura di Ilaria Costabile
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Grande Fratello Vip 2022/2023

Quanto è accaduto nella casa del Grande Fratello Vip ha superato la soglia dell’accettabile, si è oltrepassato il limite di qualsiasi forma di umanità, comprensione, vicinanza dinanzi alle difficoltà manifestate da una persona, nel caso specifico da uno dei concorrenti. Da cosa dipenda e come sia potuto accadere non è dato saperlo, ma non si può non essere sopraffatti dalla violenza che esercitano le persone, da quanta poca capacità di ascolto e di tolleranza esiste al giorno d’oggi, e se vogliamo considerare il reality di Canale 5 una sorta di microcosmo, quanto è emerso in queste ore è preoccupante.

Per chi non fosse un assiduo spettatore del reality show condotto da Alfonso Signorini, e fosse quindi a digiuno delle dinamiche venutesi a creare nella casa di Cinecittà, basterà sapere che la vicenda ruota attorno a Marco Bellavia, ex volto di Bim Bum Bam e piuttosto famoso in tv negli Anni 80 e 90. Un ragazzo brillante che col tempo si è allontanato dal piccolo schermo, per poi tornarvi come concorrente del Grande Fratello Vip, portando con sé un fardello tanto ingombrante quanto delicato come quello della depressione.

Non è facile parlare di patologie legate alle sfera mentale ed emotiva, soprattutto in un contesto come il Grande Fratello, dove qualsiasi cosa rischia di essere spettacolarizzata perdendo di fatto l’importanza che la connota nella vita di tutti i giorni, dando credito più allo show che al disagio in sé. L’idea di normalizzare il dolore e la sofferenza che provengono da una certa condizione mentale, talvolta, può essere un’arma a doppio taglio: se da un lato può mostrare la fragilità dell’uomo, dall’altro può renderlo oggetto di scherno, di emarginazione.

Marco Bellavia ha pianto, più volte, ha parlato delle sue difficoltà, ha esternato il suo malessere senza doversi imbellettare e guardare dritto in camera per farlo, ha deciso di condividere con i suoi compagni il suo stato d’animo ricevendo in risposta un trattamento che definire ignobile è poco. Gli sono state dette frasi del tipo “non pensi di essere tu la causa dei tuoi mali? e ancora “se continui così rischi di essere patetico”,  “non siamo degli psicanalisti, vai fuori se hai problemi” per finire con un tremendo "merita di essere bullizzato". Non stupisce, quindi, che facendo una somma di intolleranze, verso sé stesso e verso il comportamento altrui, abbia deciso di lasciare la casa.

Dov’era l’umanità di chi ha portato la sofferenza come un vanto? Di chi costruisce le ospitate in tv parlando del proprio dolore con tanto di lacrima a lucidargli gli occhi? Dov’è l’empatia, la voglia di supportare una persona in difficoltà, in una situazione estrema dove – come piace tanto dire ad ogni concorrente che varca la porta rossa- ogni cosa viene amplificata?

Nessuno dei presenti nella dimora di Cinecittà ha una laurea in psicologia, nessuno ha gli strumenti necessari per mostrare la luce ad una persona avvolta dal buio, ma alle volte bisognerebbe solo mettere a tacere per un attimo il proprio protagonismo e lasciare spazio al bisogno altrui di umanità, uno sguardo complice, un abbraccio, un ascolto sincero in più magari non sarebbero bastati, ma forse avrebbero fatto sentire meno solo e in gabbia un uomo che sta cercando di liberarsi dai demoni che lo attanagliano. Invece, come troppo spesso accade, attaccare gli altri quando non si hanno le capacità di accoglierli, è il modo migliore per non misurarsi con la propria piccolezza. Fossero state anche solo lamentele e non esternazioni di un dolore sopito, il trattamento sarebbe dovuto essere diverso.

Non è il posto giusto, è vero, per affrontare in maniera approfondita tematiche così difficili, così intricate e di cui purtroppo non si parla abbastanza, non sarà stato il Grande Fratello a restituire la tranquillità a Marco Bellavia, ma l’umanità non ha bisogno di luoghi e persone giuste per essere mostrata agli altri, la comprensione e anche la pietà, intesa come pietas, alla latina, con cui si indica quel sentimento di solidarietà e sincera commozione nei confronti di chi soffre, non dovrebbero avere recinti, palinsesti e blocchi in televisione, dovrebbero essere stativi del singolo e vedere davanti ai propri occhi che non è così, è davvero sconcertante.

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Nata nel 1992, giornalista dal 2016. Ho sempre scritto di cultura e spettacolo spaziando dal teatro al cinema, alla televisione. Lavoro nell’area Spettacolo di Fanpage.it dal 2019.
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