Vannacci cala nei sondaggi perché Fn non è un partito di capibastone, è un movimento che nasce da pancia e rabbia
I dati dei sondaggi delle ultime settimane su Futuro Nazionale di Vannacci confermano la perdita di terreno per la nuova formazione politica, che dopo il lancio sembrava crescere in modo irrefrenabile. Le ultime rilevazioni segnano quantomeno una battuta d'arresto, ma bisognerà aspettare qualche settimana, almeno la fine di novembre, per capire se si tratta del primo assestamento di un partito cresciuto molto in fretta o di una vera e propria crisi di consenso. In ogni caso questo non significa naturalmente che bisogna cadere nell'errore di sottovalutare Vannacci.
A guardare gli ultimi sondaggi l'ex generale ha comunque poco da sorridere. Il primo segnale di uno stop lo aveva dato il sondaggio dell'Osservatorio Delphi di Piave e Sigma Consulting, pubblicato su Fanpage.it, che aveva registrato un calo dall'8,1% del 14-18 settembre al 7,7% raggiunto a inizio ottobre. Poi il trend è stato confermato anche da altri istituti, e contestualmente è cresciuto lievemente Fdi di Giorgia Meloni (secondo l'Osservatorio Delphi di Piave e Sigma Consulting dal 25,8 al 26,6).
Gli ultimi sondaggi su Futuro Nazionale di Vannacci e la crepa nel sentiment
Osservando i dati raccolti nell'ultima Supermedia Youtrend/Agi, Fn è al 6,9%, con un lieve recupero rispetto a quanto emerso nella Supermedia precedente (6,1%). Ma stando alla rilevazione Swg del 2 novembre, il partito di Vannacci sarebbe al 5,8% (dopo aver fatto registrare una discesa vertiginosa dall'8% del 28 settembre al 5,6% dek 26 ottobre). Negli ultimi giorni la rilevazione effettuata da Only Numbers per Realpolitik attribuisce al partito dell'ex generale un 6,8% (invariato rispetto al 22 ottobre).
In alcuni casi si notano leggere fluttuazioni, piccoli movimenti in avanti o indietro, ma un calo generale è evidente. Anche perché non si parla solo di percentuali di voti potenziali, ma anche di un calo del sentiment positivo nei confronti del generale online, sulle piattaforme social. Sostanzialmente se ne parla di più, ma piace meno, soprattutto se si osserva l'indice di gradimento su X e Instagram (TikTok è la piattaforma più favorevole).
Secondo l'analista di Piave Digital Agency Gian Piero Travini, intervistato da Fanpage.it, considerando le principali piattaforme social, le menzioni positive sono state il 23,7% del totale, contro il 26,8% dei 30 giorni precedenti: per ogni menzione positiva ce ne sono ora 1,40 negative. In particolare, spiega l'esperto, "con i nostri strumenti di analisi del sentiment online abbiamo raccolto negli ultimi 30 giorni le menzioni positive di Vannacci sul totale dell'online, che comprende social, commenti web: ebbene considerando l'88% e l'89% delle risorse online, siamo passati dal 26,8% di un mese fa al 23,7% di menzioni positive di oggi".
La quota di critiche, spiega l'analista, è quasi ferma, intorno a una menzione su tre, ma a ridursi è l'entusiasmo, indicatore che un movimento appena nato dovrebbe sempre monitorare.
"TikTok è la piattaforma più ‘benevola' nei confronti dell'ex generale, mentre il social in cui va peggio è Instagram: qui l'indice di reputazione (insieme di valori che permettono di capire quanto è percepito positivamente un personaggio o un brand oggetto di analisi) passa da +7.089 punti a metà agosto a -54.317 rilevati il 4 novembre", spiega Travini.

Cosa sta succedendo a Fn di Vannacci: perché piace meno agli elettori di destra
Le ragioni di questa contrazione sono diverse. Pesa sicuramente l'assenza di una base solida radicata nei territori, che si sentono scollati dal vertice, e le fuoriuscite degli ultimi giorni. Ma secondo Travini uno dei problemi principali è il fatto che siamo in presenza di un "partito liquido che tira sui social, ma manca di attivismo, ruotando tutto attorno a un leader concentrato sulla crescita di sé stesso, più che sulla crescita suo movimento". Per spiegare questi elementi Travini mette a confronto l'esperienza di Fn con la vicenda politica di Fdi e del M5s.
"Quando Fratelli d'Italia era all'opposizione, era intorno al 4%. Per acquisire dirigenti sui territori e classe politica locale, Fdi ha iniziato a reclutare persone da Forza Italia nei territori. Tanti azzurri si sono spostati verso Fratelli d'Italia. Lo dimostra anche l'esperienza dell'Emilia-Romagna, dove tanti leghisti sono finiti dentro Fdi. Vannacci non è riuscito a fare la stessa operazione, perché si tratta di processi lunghi (e Fdi aveva dalla sua anche l'esperienza politica degli ex AN. In genere questo è un percorso che coincide con la crisi di un partito grande, perché è proprio in quel momento che si innesca la fuga di dirigenti da un partito all'altro. Come la Lega che era arrivata al 34% (elezioni europee di maggio 2019) e poi è crollata, a vantaggio di Fratelli d'Italia", ricorda l'analista.
Insomma, il partito di Vannacci non ha potuto beneficiare del crollo di un grosso partito a destra. È vero che negli ultimi mesi c'è stato un calo per i partiti di Meloni e Salvini, ma una Lega che scende dall'8 al 5% non fa rumore come un partito che crolla dal 34% al 10%.
"Vannacci non ha usufruito di una fuga di esponenti politici dagli altri partiti di destra, e i pochi che sono arrivati non sono politici che spostano voti. Fn ha sicuramente preso a bordo dei consiglieri regionali, ma i portatori di voti sono un'altra storia. Anche perché Fn non è un movimento di cacicchi e i capibastone, le nomine vengono calate dall'alto, dal vertice. Parliamo di un movimento fatto da ex militari, apparati di destra radicale, ma senza tradizione politica che governi sui territori", dice ancora l'analista a Fanpage.it.
"Quello di Vannacci non è un movimento che nasce da portatori di voti, è un movimento che nasce da pancia e rabbia, e dovrebbe diventare quello che è diventato il Movimento 5 Stelle", sottolinea Travini.

Cosa hanno in comune Futuro Nazionale e il M5s delle origini
M5s e Fn sono accomunati dal ‘malpancismo'. Il Movimento Cinque Stelle è un movimento nato dal basso, con un vertice molto alto, Beppe Grillo: "Lui ci metteva la faccia e la notorietà, Casaleggio ci metteva l'infrastruttura e poi i territori ci mettevano quelli che votavano; ma i pentastellati, così come Fn, non si sono radicati sui territori, e infatti l'esperienza di governo del Movimento 5 Stelle a livello locale è praticamente inesistente", sottolinea Travini.
"A Futuro Nazionale manca invece l'infrastruttura. Ha un'infrastruttura liquida, composta da una serie di gruppi di influencer, di piccoli centri che dialogano, ma non esiste un centro che dirige. Questo da una parte è una forza, dall'altra è una debolezza", spiega. Agli albori del Movimento Grillo poteva contare sui Meetup, sconosciuti dentro Futuro Nazionale.
"Beppe Grillo – continua Travini – a differenza di Vannacci faceva attività politica sul territorio, anche se poi non è riuscito a radicare un'attività amministrativa sui territori. E il fondatore del Movimento Cinque Stelle non era concentrato sulla crescita di sé stesso e sulla sua scalata personale, non ne aveva bisogno e non aspirava a un posto in un futuro governo, al contrario di Vannacci". In sostanza, la principale differenza tra Grillo e Vannacci è che il primo era soprattutto interessato alla crescita della sua creatura politica, che ha foraggiato a suon di Vaffa-Day. Questi erano tutt'altro che un ‘rigurgito', erano eventi a cui partecipavano operai, dipendenti pubblici, insegnanti, studenti, persone che si sentivano abbandonate dalla politica. Mentre attorno al nuovo partito di Vannacci gravitano sostanzialmente ex militari. "Ma serve ben altro a Vannacci per arrivare al 15%, percentuale ipotizzata da qualcuno per l'ex generale alle prossime elezioni. Le nostre analisi dimostrano che non basta far parlare di sé per farsi votare".

Ma è vero che Meloni perde se insegue Vannacci sui suoi temi?
Diversi osservatori concordavano su un punto fino a qualche settimana fa: se la premier insegue Vannacci sul suo terreno, perde e rafforza Futuro Nazionale. Ma per l'esperto di Piave quest'idea è stata completamente ribaltata dagli accadimenti degli ultimi giorni. "Se il potere non ce l'hai e vai dietro a qualcuno, rilanciando i suoi messaggi non fai altro che accodarti. Ma se detieni il potere e quei messaggi riesci a tradurli in azione politica, non stai andando dietro a Vannacci, gli stai togliendo terreno sotto i piedi. Anche se Vannacci parla di sicurezza, come fa a competere nel breve periodo con l'ennesimo decreto Sicurezza? Non può. Vannacci ha gonfiato tanto il tema, nel frattempo quelli che ci credono hanno già ricevuto una risposta concreta dal governo. Questi provvedimenti nel breve periodo erodono la rabbia che prova ad alimentare Vannacci. Quindi, chi diceva che Meloni non doveva andargli dietro sbagliava: lei deve andargli dietro con il fare".
Detto in altre parole: Meloni ha la possibilità di tradurre quello che Vannacci urla con gli slogan in norme. E probabilmente anche per questo motivo Vannacci si è fermato proprio in concomitanza delle rivolte di piazza che hanno visto la partecipazione degli studenti. Il centrodestra è stato aiutato dagli eventi, ed è riuscito a far passare la sua narrazione: non ci sarebbero state più vetrine spaccate grazie al decreto d'urgenza sulla Sicurezza, che sarebbe riuscito a neutralizzare le proteste violente, fungendo da deterrente. Per molti cittadini questo racconto convince – almeno sul breve periodo – ed erode la rabbia che alimentava Vannacci.
Secondo Travini invece le violenze si sono fermate fisiologicamente, non certo per merito delle norme restrittive del governo. "Le rivolte e i riot di piazza si sono calmati perché funzionano così: se non c'è un disegno, il riot si spegne. Poi ci può essere una mobilitazione continuativa che va avanti senza spaccare le vetrine, perché la gente non va in piazza per fare casino, va a manifestare contro il caro vita. La prima ondata di mobilitazioni ha avuto componenti violente; la seconda settimana si sono registrate tensioni solo a Bologna, perché lì la città è incattivita da una campagna elettorale che punta ad aizzare i cittadini contro l'amministrazione; e poi ci sono stati i cortei del 30 ottobre, senza violenze. I problemi di gestione della piazza si riscontrano solo nelle manifestazioni dove c'è disintermediazione. Ma dove ci sono dei movimenti organizzati che strutturano la protesta, non ci sono disordini. Eppure magari per molti è stato il governo Meloni a risolvere l'escalation di violenza, grazie al nuovo decreto".