Iscriviti a Review.
Ricevi la rassegna speciale a cura di Adriano Biondi

Immagine

Qualche settimana fa, in questo spazio, vi raccontavo delle ragioni tattiche e politiche dietro la scelta di Giorgio Meloni di chiudere a qualunque ipotesi di convergenza con il generale Roberto Vannacci. Una decisione non del tutto scontata, che aveva e ha delle conseguenze sul piano della strategia in vista dell’imminente avvio della campagna elettorale per le decisive elezioni Politiche del 2027. Chiudere a Futuro Nazionale, infatti, significa definire il perimetro della coalizione e cercare un'alternativa per trovare i voti necessari a raggiungere la soglia del 42 percento e superare il campo largo. È un rischio che Giorgia Meloni intende correre, nella consapevolezza che l’alternativa presenterebbe problematiche più ampie, nel breve e nel medio periodo. Ma, appunto, è un rischio che va minimizzato con delle mosse politiche, ed è quello che Meloni sta cercando di fare da qualche tempo, con risultati piuttosto interessanti.

Ti è piaciuto questo episodio di REVIEW?

condividi

Per ora, a parlare sono i sondaggi elettorali. Da qualche settimana, il trend di crescita di Futuro Nazionali si è interrotto bruscamente e per la prima volta abbiamo visto il segno meno sulle rilevazioni settimanali. Le ultime rilevazioni segnalano una quota di consenso sotto il 7%, per alcuni istituti intorno al 6%, dato che resta piuttosto rilevante, anche se lontano da quella doppia cifra che rappresenta il vero obiettivo del generale. Non c’è un’unica causa dietro il momentaneo calo nei sondaggi, mi sembra evidente. Tuttavia è possibile provare a impostare un’analisi, che parte proprio dalla brusca frenata alle ipotesi di un accordo con la maggioranza.

Sostanzialmente, il piano di azione di Giorgia Meloni può essere riassunto in tre mosse: presenziare l’agenda pubblica, occupare lo spazio politico a destra, “silenziare” o quantomeno controllare la comunicazione del generale Vannacci. La presentazione della legge di bilancio e l’emergere di proteste sociali molto diversificate e difficili da inquadrare sono state il primo banco di prova della nuova strategia. La maggioranza sembra averle sfruttate a dovere, occupando lo spazio pubblico e facendo in modo che discussioni e persino polemiche si svolgessero all’interno del frame comunicativo più congeniale: ovvero quello della stabilità, del rigore e della responsabilità, da opporre allo sfascismo, al caos e all’irresponsabilità.

Vannacci, nello specifico, si è incartato. Da un lato non ha avuto la forza, né le capacità, né l'aiuto per elaborare credibili proposte alternative per la gestione delle finanze pubbliche o la crescita della nostra economia; dall'altro, nel suo approccio legalitario e severo rispetto alle proteste in piazza, si è trovato a rafforzare indirettamente la linea dura scelta dal governo e a balbettare analisi confuse su mobilitazioni molto diverse tra loro per genesi e sviluppo.

Badate bene, non si tratta di casi isolati, ovvero di una momentanea difficoltà del leader di Futuro Nazionale di emergere con una posizione forte e attrattiva. Piuttosto siamo in presenza di un elemento politico di grande rilevanza: l’inesistenza della proposta di Vannacci oltre un gruppo ben delimitato di topic. In altre parole, quando la discussione pubblica verte, ad esempio, su immigrazione, sicurezza e diritti civili, la voce del generale arriva chiara e riconoscibile. Quando invece l’attenzione è focalizzata su altro, oppure le altre forze politiche riescono a presidiare bene le questioni di cui parlavamo prima, allora le cose cambiano radicalmente. Del resto, la comunicazione di Futuro Nazionale non esiste se non all’interno di un’emergenza, di una forte contrapposizione, di momenti di tensione in cui potersi inserire utilizzando le solite tecniche retoriche: il dualismo elite vs popolo, il trolling, i trial balloon eccetera. Ne abbiamo parlato in un’altra puntata della newsletter: Vannacci comunica come un troll di internet, cercando sempre la provocazione, alzando sempre il livello dello scontro, sconfinando spesso nell’irricevibile (per poi giocarsi la carta della plausible deniability, ovvero la possibilità di dire “stavo solo scherzando”); tutto pur di ottenere visibilità e portare la discussione sul proprio terreno, in modo da estrarre consenso dalla polarizzazione.

Non è un caso che il primo vero tentativo di uscire dall’impasse si sia concretizzato in una goffa e confusa disamina sulla Marcia su Roma. L'ennesimo trial balloon sul fascismo, per attirare indignazione e dunque attenzione. Con poco successo, in realtà, anche a causa di un’altra situazione che si è determinata.

Di Vannacci, infatti, si parla sempre meno, soprattutto in televisione, che in Italia è ancora elemento cardine per la costruzione del consenso. Anche qui, parlano i dati.

A dispetto di quanto si possa pensare, l’esposizione del generale sui media generalisti è molto bassa. Se ci riferiamo al solo tempo di parola nei sette telegiornali principali, il leader di Futuro Nazionale risulta addirittura fuori dalla top ten (secondo la rilevazione per l’intero mese di settembre del Barometro Media di Osservatorio Socialis), preceduto non solo da ministri come Valditara, Tajani e Salvini, ma anche da esponenti dell’opposizione come Renzi e Calenda, leader di forze politiche accreditate di numeri ben più bassi. Discorso simile per le classifiche dei programmi di approfondimento extra tg, che vedono Futuro Nazionale praticamente assente (qui un ruolo decisivo lo gioca la scarsa consistenza delle truppe vannacciane).

Sul web le cose sembrerebbero andare diversamente. Ma fino a un certo punto, come direbbe Tajani. È vero che il generale è uno dei maggiori opinion leader sui social network, ma ci sono dei segnali che non dovrebbe sottovalutare. L’analisi di Domenico Giordano di Arcadia per l’agenzia Dire, mostra come il generale sia terzo per crescita di follower a ottobre, a un distacco siderale da Giorgia Meloni e superato anche da Giuseppe Conti (due leader che nelle ultime settimane hanno impostato comunicazioni molto aggressive); il suo profilo è indietro anche come like e views (superato da Meloni e Salvini) e sembra in un momento in cui fa fatica a “bucare” e imporre la propria lettura, a differenza di Conte e Renzi, per fare due esempi.

Un po’ se ne sono accorti anche loro. Tant’è che nell’intervista concessa a Luca De Carolis sul Fattoquotidiano, lo stesso Vannacci spiega: “Per tutta l’estate le trasmissioni Mediaset hanno sparato contro di noi, senza che io o rappresentanti di Futuro Nazionale potessimo essere pronti per ribattere. Poi devono essersi accorti che come strategia non funzionava, allora hanno deciso di ignorarci. Come peraltro fanno molti quotidiani”. Sul punto, non ha dubbi: c’è la mano del centrodestra e tutto è cominciato “quando ha scelto aprioristicamente di non allearsi con noi”. Un piano che comprenderebbe anche l'insistenza con cui si parla dei sondaggi che lo danno in calo, mentre "cresciamo senza fermarci, abbiamo superato i 162mila iscritti, al ritmo di mille a settimana e siamo il partito che riceve più donazioni". In realtà, se il dato è corretto, le proporzioni e il contesto mancano. Perché Fn, quasi per forza di cose data la "tenera età", sconta un gap enorme con gli altri partiti in termini di radicamento territoriale e consistenza della classe dirigente. Elementi che invece sono fondamentali per una competizione elettorale come le Politiche, basata anche sulla capacità dei candidati di raccogliere consensi sui loro territori e sulla forza della macchina nel suo complesso (comunicazione, rapporti istituzionali, gestione delle risorse e via discorrendo). Macchina che per ora stenta a farsi apprezzare e che presenta un tasso di litigiosità interna, con polemiche, abbandoni, polemiche, che farebbe invidia a un partito del centrosinistra a caso.

C'è una certa agitazione, in effetti, determinata anche dall'esiguità dei margini di margini di manovra che restano.

È la questione centrale, se vogliamo: la convergenza degli alleati di Meloni sul piano che vuole Futuro Nazionale fuori dalla proposta elettorale, con il conseguente ricorso alla logica del "voto utile" per convincere gli elettori che ogni voto per Vannacci è un voto a favore della sinistra, può funzionare. E lasciare al generale una semplice funzione di testimonianza. Staremo a vedere.

Immagine

Iscriviti a Review.
Ricevi la rassegna speciale a cura di Adriano Biondi

api url views
Immagine
Ricevi la rassegna speciale a cura di Adriano Biondi