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Nell’ultimo sondaggio di SWG per il telegiornale di La7, Futuro Nazionale viene dato al 5,6%, quindi dietro partiti come Forza Italia o Alleanza Verdi e Sinistra e con una percentuale di consensi non poi così distante da quella totalizzata dalla Lega, al 5,1%. È uno scenario molto diverso rispetto a quello che si delineava fino a qualche settimana fa, con il partito di Roberto Vannacci al 7-8%, saldamente davanti ai due soci di minoranza del centrodestra. Anche dalla Supermedia di Agi e YouTrend Futuro Nazionale risulta dietro Forza Italia, con gli equilibri che quindi vengono ridefiniti nel perimetro delle forze politiche a destra.
Perché Vannacci è in calo nei sondaggi
Che cosa sta succedendo, allora? Il capitolo Vannacci si è già concluso? È già arrivato a saturazione? Chiaramente è ancora difficile poter analizzare chiaramente la tendenza e l’andamento del partito dell’ex generale nello scenario presente: servirà tempo e distanza per poter dire con più cognizione di causa se si sia trattato di un lampo oppure se una curva irregolare nelle intenzioni di voto sia stata fisiologica in un percorso comunque di consolidamento. Quello che possiamo fare per il momento è comunque mettere in fila qualche ipotesi sul perché Futuro Nazionale non sia più così popolare come fino a qualche settimana fa.
Per prima cosa dobbiamo considerare che Futuro Nazionale non è più l’elemento di novità di un tempo. E questo è un pattern che abbiamo già visto con altre forze politiche che sono entrate all’improvviso nella scenario pubblico, presentandosi come antisistema. Una su tutti il Movimento Cinque Stelle, che quando è nato è stato un vero e proprio fenomeno politico e sociale, sostenuto da un bacino di elettori che storicamente votava in modi diversi, ma che ha risposto in modo positivo proprio a una novità che prometteva cambiamento. Chiaramente questo effetto ha una durata precisa. E quando finisce il sentore di novità, scema anche l’entusiasmo dei potenziali elettori.
Il tempo della novità è finito
Soprattutto nel momento storico in cui viviamo, in cui anche la comunicazione politica risente di tutte le tendenze e i meccanismi che vediamo sui social, le idee e le proposte possono raggiungere picchi incredibili di popolarità e diffusione in breve tempo, ma con la stessa velocità si fanno superare de altre idee e proposte. E uno spazio si satura anche molto in fretta. Giorgia Meloni, che di comunicazione politica è molto esperta, lo ha capito e non ci ha messo molto a riposizionarsi ancora più a destra quando ha visto Vannacci scalare consensi. E questo ha contribuito a sgonfiare l’effetto dell’ex generale: se alcuni mesi fa era l’unico a dire esplicitamente alcune cose, l’unico a usare un certo tipo di linguaggio, ora non è più così.
Come ha reagito Meloni all'ascesa dell'ex generale
Meloni però non ha fatto solo concorrenza a Vannacci nel campo della proposta politica. Se da un lato si è certamente mossa in questo modo, dall’altro ha spinto su un principio molto pragmatico. Cioè il fatto che è ancora Fratelli d’Italia il primo partito di centrodestra ed è ancora lei a capo del governo: lei quindi decide le alleanze e il suo esecutivo ha anche deciso la forma della nuova legge elettorale. Con questi due elementi in mano, per Meloni è stato molto semplice mettere bene in chiaro all’elettorato di destra che sostenere Vannacci vorrebbe dire mandare al governo l’opposizione progressista. Perché i numeri parlano chiaro e al momento i due schieramenti sono in equilibrio quasi perfetto.
Riprendendo sempre l’ultimo sondaggio di SWG, vediamo che – se si andasse a votare oggi e ipotizzando di avere Elly Schlein alla guida del campo largo – il centrosinistra otterrebbe il 44,6% delle intenzioni di voto, contro il 44% del centrodestra di governo. Gli scenari sarebbero poi ancora più allineati nell’ipotesi di avere Giuseppe Conte alla guida della coalizione progressita, che otterrebbe un vantaggio leggermente minore: 44,5% contro il 44,1%. Con numeri del genere, ogni voto che va a Futuro Nazionale è una spinta in più per il centrosinistra.
L'agenda di Futuro Nazionale e il Paese reale
Infine, c’è un altro punto da considerare. Cioè che i temi che hanno fatto la fortuna di Vannacci – tutte le sue crociate contro la comunità Lgbtq+ e per la remigrazione – ora non rispecchiano più quelle che sono le urgenze e i temi più sentiti nel Paese. Quando la benzina costa da mesi più di due euro al litro, quando gli scaffali dei supermercati sono vuoti o espongono beni di prima necessità da prezzi esorbitanti, quando le bollette diventano così pesanti da rendere difficile arrivare a fine mese, davvero il primo pensiero della cittadinanza sono le battaglie dell’ex generale?
Insomma, ci sono vari motivi per cui Vannacci non sembra più così popolare tra gli italiani. Anche se forse è presto per dire che il fenomeno si sia già esaurito.
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