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Spesso non ci rendiamo nemmeno conto dell’esistenza della logistica, che si nasconde dietro ogni aspetto della vita urbana. Entriamo nei supermercati ed ci pare normale vedere gli scaffali stracolmi di cibo e altri prodotti. Ma da giorni ormai, in tutto il Sud Italia, non è più così scontato che le merci arrivino a destinazione: gli autotrasportatori hanno infatti deciso di incrociare le braccia e di fermarsi, perché sono arrivati al punto per cui tenere il camion parcheggiato al casello in autostrada è diventato più conveniente che farlo lavorare.
Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran – che ha risposto chiudendo lo stretto di Hormuz, da cui prima transitava un quinto del petrolio globale – il prezzo del gasolio non ha fatto che aumentare. Per mesi il governo ha risposto con delle soluzioni temporanee che però, ovviamente, non sono efficaci contro un problema che sta diventando strutturale. E così, qualche settimana fa, quando non è stato più possibile prorogare per l’ennesima volta il taglio delle accise su diesel e benzina (un provvedimento che comunque costava allo Stato milioni e milioni di euro e aveva un impatto di qualche centesimo al litro) i prezzi alla pompa sono schizzati alle stelle. Diventando semplicemente inaccessibili, soprattutto per chi è costretto per lavoro a fare centinaia di chilometri al giorno, come gli autotrasportatori.
Le proteste degli autotrasportatori al Sud
Prima in Puglia e poi a macchia d’olio in tutto il Mezzogiorno, il settore della logistica si è fermato. Gli autotrasportatori hanno letteralmente parcheggiato i loro tir e camion in fila ai caselli e ai bordi delle autostrade e si sono rifiutati di accendere i motori. A unirsi a loro ci sono stati anche gli agricoltori, che da mesi protestano per ragioni simili: il carburante con cui far funzionare che costa troppo e i prezzi dei fertilizzanti che sono cresciuti a dismisura. Non è stata, almeno sul nascere, una protesta organizzata: è nata più che altro attraverso un passaparola, una comunicazione girata per gruppi Facebook e messaggi Whatsapp. La risposta però è stata forte e – nonostante, va detto, i vari tentativi di veicolare l’agenda mediatica su altro – anche l’impatto delle proteste si è fatto presto sentire.
Nel Foggiano, da dove è cominciato il tutto, in diversi supermercati gli scaffali sono vuoti ormai da giorni. E le cose non sono poi così diverse in Sicilia o Calabria. Anche in Campania poi si cominciano a far sentire le difficoltà, con la grande distribuzione che sta esaurendo i prodotti freschi. Nelle isole del Golfo di Napoli le ultime forniture di uova e carne sono arrivate venerdì scorso. E c’è timore anche per i farmaci, che potrebbero iniziare a scarseggiare. Anche diverse pompe di benzina sono ormai a secco, con i camion cisterna fermi come tutti gli altri. Questo incide anche sui traghetti e il rischio di isolare completamente Ischia e Procida è reale. Ed è solo questione di tempo, prima che le conseguenze della protesta degli autotrasportatori inizino a farsi sentire anche al Nord. Del resto il cibo che troviamo nei supermercati di tutta Italia spesso arriva proprio dal Mezzogiorno, dove viene coltivato.
Un Paese bloccato
Insomma, se gli autotrasportatori si fermano, il Paese si blocca. Del resto, ha scritto anche oggi il Corriere della Sera, negli ultimi dieci anni – tra il 2014 e il 2024, secondo dati Istat – il traffico merci su strada è aumentato di quasi il 30%. E questo ha fatto sì che oltre il 90% delle merci distribuite in territorio nazionale sia trasportato su gomma. Se questo settore incrocia le braccia le conseguenze sono durissime, a catena.
Ieri le associazioni di categoria hanno incontrato il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini. Dopo questo vertice il Comitato dei trasportatori siciliani ha revocato lo sciopero, che però continua in praticamente tutte le altre regioni del Sud. A Fanpage.it il presidente di Federdistribuzione, Carlo Alberto Buttarelli, ha detto: “Nelle aree interessate siamo ormai al quinto o sesto giorno di blocco e abbiamo punti vendita completamente privi di merce. Inizialmente sono mancati i prodotti freschi, i primi a essere bloccati, ma ora l'emergenza si sta allargando a tutti i prodotti di largo consumo poiché non riusciamo a rifornire i negozi”.
Non si capisce quando la situazione potrà tornare alla normalità. Sempre secondo il presidente di Federdistribuzione, nelle aree più complesse ci potrebbero volere anche cinque o sei giorni da quando la circolazione riprenderà per tornare a regime.
Il confronto con Salvini
Matteo Salvini, da parte sua, ha commentando dicendo che il governo sta anche valutando un tetto al prezzo del diesel, ma che il blocco deve finire: "Io ho ascoltato ieri tutte le categorie, sia quelle grandi, che i piccoli piccolissimi con un camion: continuerò ad ascoltarli e intanto abbiamo sbloccato 1 miliardo di euro di risorse. Da oggi partono i pagamenti per 2000 aziende al giorno su 32.000 in totale per quasi mezzo miliardo, quindi soldi veri, veloci. Siamo disponibili a ragionare anche di un tetto al prezzo del gasolio, cosa che c'è in altre realtà. Quello che non siamo disponibili a fare è tollerare la criminalità, quelli che oggi stanno picchiando i loro colleghi, tagliando le gomme dei tir, bloccando le autostrade, minacciando chi sale in camion per fare le consegne”.
Insomma, almeno per ora il governo non sembra dare risposte più strutturali, oltre alle misure temporanee, contro un'emergenza che non sembra vicina alla risoluzione.
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