podcast

Dalla Franca all’Albania, i giovani scendono in piazza: il futuro è diventato un privilegio

Immagine
Audio wave

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

Immagine

La miccia ancora una volta ha preso fuoco in Francia per poi espandersi, a macchia d’olio, in tutta Europa. Nella periferia parigina e a catena nelle altre città francesi gli studenti sono scesi per le strade a manifestare contro le scuole che cadono a pezzi, la mancanza di insegnanti e le aule fatiscenti. In Spagna invece i più giovani si sono presi le piazze per denunciare la pesante crisi abitativa. In Italia sono tornate le tende degli studenti, con tantissimi ragazzi e ragazze accampati davanti ai palazzi della politica per dire chiaramente che il costo insostenibile degli affitti mette sempre più a rischio il diritto allo studio. Ci sono state proteste anche in Belgio, in Grecia e Germania. E poi è arrivata anche la volta dell’Albania.

Ti è piaciuto questo episodio di NEL CASO TE LO FOSSI PERSO?

condividi

Stanno attirando molta attenzione le proteste degli studenti a Tirana, che dopo un giorno si sono fatte violente. Ieri una trentina di manifestanti è stata fermata, oltre venti agenti di polizia e alcuni civili sono rimasti feriti. Ci sono edifici del governo incendiati, banche e negozi incendiati. Era una protesta nata in forma pacifica, per denunciare il deterioramento delle condizioni del sistema universitario, l’aumento dei costi e la scarsità di sostegni economici e le difficoltà nell’entrare nel mercato del lavoro. Ma poi velocemente il clima si è scaldato. E sono tornate a farsi sentire anche le istanze più ampie per cui migliaia di albanesi protestano da quest’estate, quando il resort di Ivanka Trump e Jared Kushner ha fatto scoppiare la Rivoluzione dei Fenicotteri in protesta contro la corruzione nel Paese e il governo di Edi Rama.

Le proteste degli studenti

Ogni protesta ha le proprie caratteristiche e probabilmente non si può ancora parlare di un movimento studentesco transeuropeo. C’è però un filo rosso che lega le manifestazioni, che il focus siano le condizioni precarie del sistema scolastico, la crisi abitativa o un mercato del lavoro sempre più difficile: tutte queste cose sono sintomi diversi della stessa mancanza di prospettive future. I fattori che hanno innescato le manifestazioni sono molto concreti – aule fatiscenti e mancanza di insegnanti, prezzo dell’affitto per una stanza che supera quello di uno stipendio mensile medio, stage su stage non retribuiti che non si trasformano mai in un lavoro stabile – ma indicano tutti una crisi generazionale ed esistenziale.

Quella in piazza è una generazione che negli ultimi anni – tra pandemia, guerre e shock economici – ha assistito al ridimensionamento costante delle proprie prospettive future. Il lavoro è diventato sinonimo di ansia, precarietà, insicurezza, mentre per le generazioni precedenti è stato un mezzo di realizzazione e una sicurezza in termini di possibilità e benessere. Non è più così: il lavoro stabile non è più per tutti e anche quando c’è non assicura la mancanza di problemi economici. Si è realizzato quello che fino a trent’anni fa sarebbe stato un vero e proprio paradosso sociale, per cui si può essere poveri anche avendo un lavoro a tempo indeterminato e con un contratto regolare.

Senza prospettive per il futuro

E questo avviene perché gli stipendi sono rimasti quelli di trent’anni fa, mentre tutto il resto è cambiato. La casa è emblema di questa crisi. Avere un tetto dignitoso sopra la testa sta diventando un privilegio. Spesso l’affitto o la rata del mutuo si mangia gran parte della busta paga, lasciando briciole per sopravvivere il resto del mese. E non conta quanti sacrifici si fanno, quanto si lavora. La casa ha costi sempre più insostenibili, a cui si aggiungono bollette che ormai pesano come macigni. Insomma, quante persone si trovano a fare turni massacranti e straordinari su straordinari per pagare il posto in cui rientrano a dormire, non potendosi permettere di fare molto altro?

Insomma, migliaia di ragazzi e ragazze in tutta Europa, studenti e non, stanno protestando per un mondo che non li tiene più in considerazione, dove quelli che erano i principi basilari di sicurezza socioeconomica per i loro genitori e i loro nonni non esistono più.

Le ragioni delle manifestazioni

Il Guardian ha raccolto alcuni slogan che sono stati esposti dai manifestanti francesi che racchiudono perfettamente questa sensazione:

  • Diplomati oggi, insicuri domani

  • Voi distruggete il nostro futuro, noi blocchiamo il vostro presente

  • Le nostre scuole, così come le nostre speranze, stanno cadendo a pezzi

Sempre il Guardian poi ha paragonato questi slogan con alcuni diventati famosi in Francia durante le proteste del 1968. E ha evidenziato un cambiamento di paradigma importante: se cinquant’anni fa si manifestava per sovvertire le gerarchie economiche e social, con la pretesa di un cambiamento che aveva la sua origine in un’infinità di altri mondi possibili, oggi la sensazione è completamente diversa. Non si protesta per delle possibilità diverse. Si protesta per reclamare la mera sopravvivenza.

Se questo contenuto ti è piaciuto, clicca su "segui" per non perderti i prossimi episodi.

Se vuoi accedere ad altri contenuti esclusivi e sostenere il nostro lavoro, abbonati a Fanpage.it!

Immagine

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

Immagine

Il Podcast daily per i Sostenitori di Fanpage.it che, ogni giorno, fa il punto sulla notizia più importante del momento, quella da non perdere, per aprire gli occhi sul mondo. L’appuntamento è dal lunedì al venerdì alle 18.00, con la nostra giornalista, Annalisa Girardi.

[Altro]
api url views
Immagine
Ascolta la notizia più importante del giorno.