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L’emergenza casa rischia di diventare una bomba sociale in tutta Europa

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La casa è uno di quei diritti fondanti dell’Unione europea. Lo spazio politico e sociale in cui viviamo, in altre parole, riconosce che senza un tetto dignitoso sopra la testa verrebbe messa a rischio tutta una serie di altri diritti, in primis quello alla salute e all’educazione. Eppure, da anni vediamo un progressivo aggravarsi della crisi abitativa in tutta Europa. Secondo Eurostat solo nel secondo trimestre del 2026, cioè tra aprile e giugno, i prezzi delle abitazioni aumentati del 4,7% e quelli degli affitti del 3%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono percentuali che raccontano una situazione drammatica. Secondo un articolo di Filippo Santelli, pubblicato qualche settimana fa su La Repubblica, il 7,7% dei cittadini europei e il 5% degli italiani vive in una condizione di stress abitativo, per cui la rata del mutuo o dell’affitto prosciuga quasi la metà del reddito disponibile.

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Per una fascia di popolazione che è sempre più grande comprare casa è mera utopia. E anche gli affitti sono sempre più inaccessibili. Quella che prima veniva descritta come una bolla immobiliare che riguardava in primis Milano e solo qualche altra metropoli, oggi è una situazione diffusa a gran parte del Paese. Le città sono diventate un luogo complesso in cui vivere, dove il prezzo delle case è inflazionato dagli affitti brevi e dai fondi immobiliari.

Quanto sono aumentati i prezzi

Negli ultimi dieci anni i prezzi medi al metro quadro sono cresciuti in Europa del 60%. Nelle aree urbane anche di più. In alcuni Stati membri gli aumenti hanno superato anche il 200%. E solo una piccolissima parte del patrimonio immobiliare è rimasto a disposizione dell’edilizia pubblica, delle case popolari e gli alloggi a prezzi agevolati. Invece le case messe sul mercato degli affitti brevi e delle locazioni turistiche sono più che raddoppiate e questo ha fatto aumentare i prezzi, ha ridotto drasticamente l’offerta degli alloggi in affitto a lungo termine e spopolato interi quartieri, dove ormai si vedono solo viaggiatori in vacanza, ma sono spariti gli abitanti.

Secondo un sondaggio dell’OCSE, condotto qualche anno fa in vari Paesi europei, circa il 10% degli intervistati dice di fare fatica a pagare l’affitto o la rata del mutuo. E la percentuale cresce fino al 14% in Italia, dove molti giovani raccontano anche di trovarsi costretti a lasciare la propria casa e rientrare in quella dei genitori per problemi economici. In altre parole, con quello che si guadagna non ci si può permettere una casa da soli.

Chi non riesce a pagare l’affitto

Secondo alcuni dati diffusi l’anno scorso dal Consiglio europeo, nell’Unione un cittadino ogni dieci non riesce a pagare in tempo il mutuo o l’affitto. Nelle principali città europee una persona su dieci spende oltre il 40% del proprio reddito per un alloggio. A Milano questa percentuale sale fino al 72%, a Roma arriva al 65%.

Alcune settimane fa, il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen ha presentato davanti al Parlamento europeo il piano di Bruxelles per garantire alloggi a prezzi accessibili. Ha spiegato che affitti brevi contribuiscono, soprattutto nelle grandi città, alla crisi abitativa e che l’Unione europea sta lavorando per “contrastare la speculazione e sostenere le fasce più vulnerabili”.

Le proposte della politica

Lo scorso settembre era stato presentato, sempre a livello europeo, l’Affordable Housing Act, cioè una proposta di regolamento per rispondere all’emergenza: l’idea è quella di dare alle autorità locali il potere di mettere dei limiti agli affitti per locazioni turistiche in quelle zone dove la pressione è tale per cui il prezzo medio delle abitazioni supera di gran lunga il reddito disponibile annuo pro capite. Ma non tutti i Paesi sono d’accordo nell’intervenire in questo modo sul mercato immobiliare.

Ciò che dovrebbe mettere tutti d’accordo però, e lo si vede chiaramente anche dalle proteste che stanno attraversando l’intera Unione, è la necessità di trovare delle risposte. L’emergenza casa è una vera e propria bomba sociale e una crisi dopo l’altra – tra picchi di inflazione e shock energetici – rischia di farla esplodere definitivamente.

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