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La superiorità tecnologica della Nato è tale per cui, se qualcuno volesse attaccarla, l’Alleanza ne sarebbe immediatamente al corrente e sarebbe impossibile coglierla di sorpresa. E poi entrerebbe in gioco la superiorità militare: le truppe alleate riuscirebbero a respingere senza problemi qualsiasi offensiva, disintegrando l’esercito nemico a tal punto da rendergli impossibile proseguire l’attacco. Questo, in sostanza, è il nucleo della “Strategia della vittoria”, cioè il piano presentato ieri a Varsavia dal generale statunitense Alexus Grynkewich, il comandante supremo delle forze europee della Nato. Un piano di deterrenza, un avvertimento a chi sta pensando di attaccare la Nato, per mettere in chiaro che non avrebbe successo.
Nel discorso pronunciato al Forum della Sicurezza di Varsavia, Grynkewich non ha mai nominato esplicitamente la Russia, ma non ce n’era alcun bisogno: dall’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022, la Nato mette un attacco russo in cima alla lista delle possibili minacce da affrontare nel giro di una decade. Il generale però ha fatto una premessa: quella presentata è la strategia condivisa dai 32 partner dell’Alleanza in caso di attacco, ma “non significa che consideriamo imminente un conflitto”. Il punto è farsi trovare pronti per tutto ciò che è possibile. “Non solo ciò che è probabile”, ha comunque aggiunto.
Il piano della Nato contro gli attacchi
E poi: “Se qualcuno fosse talmente sciocco da attaccarci, combatteremo. E ci assicureremo, per farla breve, che ogni attacco contro un alleato fallisca”. La Nato rimane un’alleanza militare difensiva, ha assicurato il generale, che esiste con l’obiettivo di preservare la pace, ma se dovesse scoppiare la guerra “bloccheremo e neutralizzeremo ogni attacco, e se non cesserà, spezzeremo le forze che conducono l’aggressione contro di noi”.
“La nostra Alleanza ha un vantaggio essenziale: noi sorvegliamo il territorio circostante con un sofisticato sistema di intelligence che ci consente di gestire un’enorme massa di dati con gli algoritmi. Difficilmente possiamo essere colti di sorpresa. Saremo, quindi, in grado di bloccare l’attacco iniziale. Se sarà necessario, distruggeremo lo schieramento nemico, mettendo in campo le nostre forze convenzionali: l’esercito, l’aviazione, la Marina, ma anche con i reparti cibernetici. In questo modo non consentiremo al nemico di occupare neanche una piccola porzione del nostro suolo”.
Quindi, superiorità tecnologica e militare che renderebbero l’Alleanza in grado di prevenire e respingere qualsiasi attacco. I timori sono tutti concentrati sul fianco est, dove aumentano sempre di più le operazioni di guerra ibrida: incursioni nello spazio aereo con droni, cyberattacchi, sabotaggi alle infrastrutture. Ormai molti servizi di intelligence ritengono sempre più probabile un’escalation e il passaggio da operazioni ibride a operazioni militari in senso convenzionale. La Russia potrebbe fare un blitz e occupare inizialmente solo una città di confine – spesso si è citato il caso estone di Narva – ma anche in questo caso le truppe Nato di stanza nei Paesi Baltici saprebbero come rispondere.
E gli Stati Uniti?
Il messaggio è chiaro insomma, ma in platea è rimasta nell’aria una domanda. Gli Stati Uniti interverrebbero al fianco degli alleati europei, in caso di attacco russo? Domanda legittimata non solo dal continuo disimpegno statunitense per l’Ucraina, da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, e dalla richiesta di alzare la spesa militare fino al 5% del Pil. A far perdere ulteriormente credibilità all’asse atlantico è stato anche l’accordo bilaterale tra Russia e Stati Uniti per immettere sul mercato tonnellate su tonnellate di petrolio russo. Washington si comporta da alleata di Mosca e l’ambasciatore statunitense alla Nato, Mattherw Whitaker, ha messo in chiaro che il Vecchio Continente non è nel podio delle preoccupazioni strategiche degli USA. Si trova al quarto posto, dopo la sicurezza nazionale, quella del continente americano per intero e quella dell’Indopacifico.
Insomma, non pare affatto scontato che in caso di attacco russo al fianco est della Nato, gli Stati Uniti sarebbero pronti a intervenire in difesa dell’Europa. Ma il generale Grynkewich a Varsavia ha assicurato che sarà così: “C’ero anche io a luglio nelle riunioni tra i leader al vertice Nato di Ankara. Il presidente Trump non ha mai messo in dubbio l’applicazione dell’articolo 5”, cioè quello per cui se un Paese dell’Alleanza viene attaccato, tutti quanti rispondono.
Cosa farà la Russia
Se la Russia attaccasse, quindi, secondo Grynkewich gli Stati Uniti non solo non farebbero mancare il supporto alle truppe europee della Nato, ma sosterrebbero l’Alleanza anche respingendo l’offensiva ben oltre le linee del fronte, in profondità in territorio russo. Un cambio di narrativa che ricalca però l’escalation retorica riprodotta anche dal Cremlino quest’estate, quando ha mandato una lettera alla Nato dicendo di essere pronto a passare alle armi nucleari se l’Alleanza avesse provato a isolare l’exclave di Kaliningrad.
Il generale Grynkewich ha detto:
“Se un avversario minacciasse un'escalation con dichiarazioni bellicose o se decidesse effettivamente di intensificare il conflitto durante la guerra, ciò non incrinerebbe la nostra alleanza. E dovremmo rassicurarci per il fatto di avere la capacità di produrre effetti su vasta scala. Questo comporta un avvertimento implicito, sul fatto che possiamo rispondere a qualsiasi mossa nemica che punta all’escalation”.
Le navi colpite nel Mar Nero
A proposito di escalation. Il primo ministro bulgaro Rumen Radev oggi ha fatto sapere che due navi sono state colpite da dei droni al largo delle coste della Bulgaria – un Paese Nato) nel Mar Nero. Era già accaduto in quelle acque il 6 ottobre. Ora una è affondata e ci sono dei dispersi. Radev ha detto di voler convocare l’ambasciatrice russa e ha subito informato la Nato. Sui social il premier bulgaro ha scritto che un primo segnale è arrivato all’una e mezza di notte, ora locale, riguardo una nave in difficoltà: secondo l’equipaggio tratto in salvo era un’imbarcazione battente bandiera maltese e di proprietà ucraina. Sarebbe stata colpita da tre droni. Successivamente un’altra nave è stata colpita ed è affondata.
L’attacco è avvenuto vicino alle acque territoriali bulgare,a nemmeno una ventina di miglia nautiche da alcune località costiere. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, per ora ha detto solo che l’Alleanza continuerà a lavorare a stretto contatto con i Paesi del Mar Nero, “adattando la nostra postura di deterrenza e difesa secondo necessità”. E intanto il ministro degli Esteri polacco avverte i Paesi Nato a prepararsi ad un attacco ibrido letale da parte della Russia.
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