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Ok, la legge elettorale è andata. Ma quindi, quando si vota? È la domanda che si stanno facendo tutti, ora che la riforma di Giorgia Meloni è stata approvata ed è ufficiale che si andrà alle urne con lo Stabilicum. Il punto però è quando, se in primavera o dopo l’estate. La presidente del Consiglio sembrerebbe essere a favore della prima opzione, ma i suoi alleati frenano. Per una volta la Lega e Forza Italia sono dalla stessa parte: entrambi hanno bisogno di più tempo per provare a recuperare un po’ di consenso, soprattutto ora
La riforma della legge elettorale di Giorgia Meloni è legge. La prossima volta in cui andremo a votare lo faremo con lo Stabilicum (o Melonellum, a seconda di come lo si vuole ribattezzare), che ieri è stato approvato in via definitiva alla Camera dopo un percorso decisamente travagliato. Ma dopo giornate di tensione (e timori di nuove sorprese) a Montecitorio alla fine è filato tutto liscio e la legge è passata, con il suo premio di maggioranza al 42%, i capilista bloccati e fino a tre preferenze e l’indicazione del/la candidato/a premier. Quindi ora la domanda è: quando si vota?
Quanto manca alla scadenza della legislatura?
Tecnicamente, alla scadenza naturale della legislatura manca un anno tondo. Il centrodestra ha vinto le scorse elezioni nel settembre 2022 e subito dopo il presidente Mattarella ha affidato l’incarico a Meloni, leader di Fratelli d’Italia che era risultato di gran lunga il primo partito. Da quel momento lei ha guidato quello che poi si sarebbe rivelato il governo più longevo della storia repubblicana che, ufficialmente, dovrebbe restare in carica fino all’ottobre del 2027. Ma non fanno che intensificarsi le voci su un voto in primavera. E ad accarezzare quest’idea non è più solo l’opposizione, che chiaramente vuole che questo governo finisca il prima possibile. Ora è anche Fratelli d’Italia a pensare che andare al voto tra aprile e giugno potrebbe essere una buona idea.
L'ipotesi del voto a giugno
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, braccio destro di Meloni, in un’intervista di ieri con Il Foglio, ha parlato esplicitamente della possibilità di andare alle urne a giugno. Per lui le opzioni in realtà sono due, ma una è migliore dell’altra: “Settembre, alla scadenza naturale” della legislatura. “Oppure giugno. La seconda ipotesi consentirebbe di tornare alla normalità del ciclo elettorale e permettere al nuovo governo di fare la legge di bilancio con un minimo di serenità”. Insomma, esiste sicuramente la possibilità di arrivare fino alla fine naturale, ma significherebbe dover ripetere l’anomalia del 2022, quando il nuovo governo in carica ha dovuto riscrivere la Legge Finanziaria con pochissimi mesi a disposizione.
Lega e Forza Italia frenano
Un’idea che però non scalda troppo il cuore degli alleati di governo. Antonio Tajani, parlando per Forza Italia, ci ha tenuto a precisare che “Fazzolari ha le sue idee, ma per noi si deve votare a fine legislatura”. E, per la prima volta da anni, Matteo Salvini potrebbe essere d’accordo con lui. Non è un segreto che tra i tre principali alleati di governo, la Lega sia il socio più in difficoltà, quello che avrebbe bisogno di più tempo per provare a recuperare un po’ di consensi, dopo un’emorragia andata avanti per mesi e aggravatasi con l’addio di Roberto Vannacci e l’entrata in scena della sua creatura politica: Futuro Nazionale.
Ma proprio gli ultimi sondaggi politici mostrano che il fenomeno sembrerebbe iniziare a sgonfiarsi. E la Lega vuole provare ad approfittarne, rilanciando qualche vecchia battaglia identitaria e magari provando a strappare qualcosina sulle pensioni in Manovra. Anche se sarà complesso, vista la salute dei conti pubblici, che non permetterà l’uscita anticipata dalla procedura d’infrazione. Se, alla fine, il Carroccio si dovrà arrendere ad andare al voto in primavera c’è sempre un’ultima carta che si può giocare: diversi retroscena pubblicati oggi sui giornali ci raccontano che Salvini sarebbe pronto ad avallare l’ipotesi del voto in primavera in cambio di garanzie sull’Autonomia. In pratica: avrebbe chiesto a Meloni di approvare in Consiglio dei ministri l’ultimo passaggio della riforma prima del congresso federale straordinario della Lega, in calendario per il 24 e il 25 ottobre a Milano.
Cosa pensa l'opposizione del voto in primavera
Insomma l’ipotesi del voto primaverile è sempre più concreta. O a giugno come suggerisce Fazzolari, oppure tra aprile e maggio, senza escludere la possibilità dell’election day, cioè di andare a votare per le Politiche lo stesso giorno delle Amministrative. L’unico problema è che ad andare al voto ci sono tante grandi città – come Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Palermo – dove il centrosinistra è tradizionalmente in vantaggio. C’è chi ritiene che agganciare i due appuntamenti potrebbe finire per favorire il campo largo. Ma Meloni sarebbe possibilita. Anche se, pubblicamente, non si esprime. O meglio, dice che tutto questo dibattito sia surreale, visto che manca ancora un anno alla scadenza naturale della legislatura.
La strategia di Meloni
Le parole esatte sono state: “Io non seguo questi dibattiti abbastanza surreali sulla data del voto, anche perché noi parliamo come se si votasse domani. Signori, manca un anno alla scadenza della legislatura”. Certo, è una frase che suona un po’ strana se pensiamo che molte supposizioni e ragionamenti in pubblica piazza arrivano proprio dai suoi parlamentari. E, per come conosciamo Fratelli d’Italia, queste esternazioni non ci sarebbero se lei non le avesse espressamente avallate. Forse vuole semplicemente (e strategicamente) evitare di dare troppe certezze all’opposizione. Che già ha annunciato una pioggia di ricorsi alla Consulta sulla legge elettorale. Sulla contrarietà allo Stabilicum il campo largo è sicuramente unito, ma sulle primarie e sul programma comune lo è molto meno. Non sappiamo se ci saranno effettivamente delle consultazioni con la base elettorale per decidere chi guiderà la coalizione. Non sappiamo se i partiti si metteranno d’accordo su un terzo nome, quello di un federatore o una federatrice. E non sappiamo come hanno intenzione di trovare la quadra su alcuni temi, come quello delle armi all’Ucraina, dove ad oggi le posizioni rimangono distantissime. E non è detto che conoscere la data esatta delle elezioni porti più chiarezza.
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