Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

È stato un fine settimana pieno di annunci da parte di Donald Trump sulla guerra in Ucraina. E ognuno di questi ha fatto parecchio rumore. Prima il presidente statunitense ha fatto sapere di aver raggiunto un accordo bilaterale con la Russia per l’immissione sul mercato globale di 300 mila tonnellate di petrolio russo. Poi ha attaccato frontalmente Volodymyr Zelensky, dicendo che in Ucraina serve un nuovo presidente, visto che Kiev in questo momento starebbe creando un problema mondiale con gli attacchi alle raffinerie russe. E poi ha scritto su Truth che tra Mosca e Kiev è in corso una tregua energetica, senza che nessuna delle due parti sapesse di cosa stava parlando.
Mettiamo ordine, partendo da una premessa. Trump sta cercando di trovare una soluzione all’aumento del prezzo del gasolio prima delle elezioni di metà mandato che ci saranno il prossimo 3 novembre. E lo sta facendo puntando il dito contro la guerra tra Russia e Ucraina, individuando questo conflitto come la causa per cui i prezzi alla pompa di benzina sono schizzati alle stelle. Ma l’aggravarsi più recente della crisi energetica ha origine in un altro conflitto, quello nel Golfo. Quello provocato dall’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che Trump non sta menzionando per ovvie ragioni politiche e di consenso, visto che vorrebbe dire ammettere la propria responsabilità nel pantano attuale in cui si trova il mondo intero.
L'accordo sul petrolio russo
Insomma, questo accordo potrebbe non riuscire a raggiungere l’obiettivo di Trump, cioè quello di far scendere i prezzi, nonostante il tono trionfale con cui è stato annunciato. Su Truth Trump ha scritto che “i prezzi del gasolio per gli americani e per il mondo SCENDERANNO A LIVELLO RECORD E IN FRETTA”. Sono previste 300 mila tonnellate nell’immediato e altre 500 mila a novembre. Poi un altro milione dopo novembre e altri tre milioni nei mesi successivi. Sempre che le raffinerie russe siano in grado di esportare quantità del genere, si intende. Gli attacchi ucraini degli ultimi mesi, infatti, stanno mettendo a dura prova l’industria energetica russa, costringendo addirittura Vladimir Putin a mettere in standby le esportazioni appena quest’estate. Risulta quantomeno strano, allora, pensare che appena qualche mese dopo lo stop la Russia sia ora in grado di esportare enormi quantità di barili. Ma attenzione: parliamo di enormi quantità per un Paese in difficoltà come lo è ora la Russia. Se guardiamo alle quantità che soddisferebbero il fabbisogno globale, invece, questi numeri sono abbastanza marginali. Ragion per cui potrebbero non avere chissà quale impatto sulla crisi.
Perché potrebbe non funzionare
Il rischio di effetto boomerang è dietro l’angolo: da un lato questo accordo potrebbe, appunto, non essere efficace in ottica di abbassamento dei prezzi, ma finire per aiutare il Cremlino a finanziare la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina. E dall’altro si potrebbe verificare un altro effetto indesiderato, tutto nei confronti di Trump. Diversi senatori Repubblicani, infatti, stanno già criticando duramente il presidente statunitense per questo annuncio e alcuni hanno pubblicato anche un comunicato in cui ricordano alla Casa Bianca come il Congresso abbia già stabilito che gli Stati Uniti non dovrebbero importare petrolio dalla Russia, fino a quando non porrà fine l’aggressione all’Ucraina. Per cui qualsiasi accordo con Mosca sul petrolio è in contraddizione con la legge.
Affondo a Zelensky
Insomma, se l’obiettivo di Trump era quello di aumentare i consensi in vista delle midterm con questo accordo, rischia di ottenere il risultato contrario. Ma non c’è stato solo questo: sempre nel fine settimana il presidente statunitense ha lanciato un affondo a Volodymyr Zelensky, accusandolo di essere il responsabile di un “problema mondiale” con i suoi attacchi alle raffinerie russe, e dicendo che all’Ucraina servirebbe un nuovo presidente. È forse uno degli attacchi più gravi a Zelensky, che mostra ancora una volta come Trump sia sempre più vicino all’aggressore – cioè la Russia Putin – e stia cercando di spingere l’aggredito – l’Ucraina guidata da Zelensky – alla resa. Uno scenario che è ovviamente contro qualsiasi principio del diritto internazionale.
L'annuncio sulla tregua energetica
Ma Trump a lungo ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di seguire il diritto, nella ricerca di una soluzione al conflitto. E così come più volte ha cercato di stabilire arbitrariamente le condizioni di un cessate il fuoco, allo stesso modo ne ha annunciato uno energetico domenica, sui suoi social, senza che alcuna delle due parti sapesse nulla.
“In vigore da subito, c’è un cessate il fuoco energetico nella guerra tra Russia e Ucraina. Entrambe le parti sono d’accordo. Non violatelo! Grazie per l’attenzione su questa questione, Donald Trump”.
Ancora una volta un annuncio che ha a che fare con il petrolio russo. Se fosse effettivamente operativa, questa tregua impedirebbe a entrambe le parti di colpire le infrastrutture energetiche dell’avversario. Kiev non potrebbe più prendere di mira le raffinerie russe, lasciandole esportare il loro gasolio indisturbate. Ma intervistato da Axios, già ieri Zelensky ha ammesso che fosse la prima volta in cui sentiva parlare di questo accordo. Pur aggiungendo che se Putin fosse davvero pronto ad accettare di interrompere gli attacchi, lui non avrebbe problemi a fare lo stesso. Dalla Russia ieri non sono arrivati commenti sull’annuncio di Trump, ma appena qualche ora dopo la pubblicazione del post sono state bombardate le infrastrutture energetiche ucraine: un segnale abbastanza chiaro.
La risposta di Kiev
Oggi è arrivata qualche delucidazione in più. Il Cremlino si è limitato a dire che ci sono dei contatti in corso e che non appena ci sarà qualcosa da comunicare a riguardo verrà fatto. Zelensky invece ha detto a Sky News che “un cessate il fuoco nel settore energetico e altre misure per ridurre l'escalation e garantire la sicurezza sono davvero necessarie nella realtà, non solo su Truth Social”, che “è evidente che Putin non legge Truth Social e che i suoi droni Shahed seguono istruzioni diverse” e che se la Russia non è intenzionata a rispettare alcuna tregua, l’Ucraina reagirà.
Poi Zelensky ha lanciato l’ennesimo appello all’unità, dell’Europa e gli Stati Uniti nel sostenere Kiev in questa guerra. L’unità tra le due sponde dell’Atlantico – e quindi anche la tenuta della stessa Nato – però è sempre più fragile, mano a mano che Trump dimostra chiaramente il suo posizionamento. La Nato oggi proverà a inviare un altro avvertimento a Mosca, sulle capacità dell’Alleanza di respingere le aggressioni militari, in un contesto di crescenti preoccupazioni per gli attacchi ibridi sul suolo europeo. Al forum sulla sicurezza di Varsavia, il comandante delle forze alleate in Europa – uno statunitense, Alexus Grynkewich – è chiamato a presentare quella che ha definito “la strategia della vittoria”, cioè una ipotetica prova del fatto che la Nato possa prevalere in caso di attacco russo. Un messaggio chiaro in funzione di deterrenza, un avvertimento preventivo. Che il Cremlino racconta alla sua propaganda come una prova del fatto che l’Europa non voglia la fine della guerra. Una guerra che Mosca ha cominciato e che Mosca rifiuta di portare a termine.
Se questo contenuto ti è piaciuto, clicca su "segui" per non perderti i prossimi episodi.
Se vuoi accedere ad altri contenuti esclusivi e sostenere il nostro lavoro, abbonati a Fanpage.it!