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L’accordo di Trump sul petrolio russo non piace nemmeno a Meloni: legittima Putin e indebolisce le sanzioni

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Il rapporto tra Giorgia Meloni e Donald Trump non è più quello di un tempo. E dopo lo psicodramma di quest’estate – con Trump che attaccava Meloni giorno dopo giorno, dicendo che non fosse coraggiosa come pensava, che lo avesse pregato per una foto insieme ai forum internazionali – forse per la presidente del Consiglio è più semplice criticare le sue decisioni e mettere in discussione la linea della Casa Bianca. Del resto, i propositi di Meloni di fare da ponte tra le due sponde dell’Atlantico sono ufficialmente archiviati e questo, perlomeno, rende più semplice dire le cose come stanno nel merito delle politiche trumpiane, senza il timore di incidenti diplomatici spiacevoli. Così, intervenendo in Parlamento in vista del Consiglio europeo del prossimo 15 e 16 ottobre (un vertice che avrà al centro la crisi energetica) Meloni ha detto chiaramente quello che pensa sull’accordo tra Washington e Mosca. Un accordo che immette nel mercato globale centinaia di migliaia di tonnellate di gasolio russo.

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Cosa ha detto Meloni in Parlamento

Meloni stava parlando del sostegno del governo a Kiev, dicendo che deve andare di pari passo con l’aumento delle pressioni sul Cremlino e che questa strategia deve prendere forma nell’ambito dell’unità euro-atlantica. E a quel punto ha aggiunto:

“In questo contesto dobbiamo considerare anche l’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. È una scelta che io considero molto rischiosa. Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l’esigenza di contenere i prezzi dell’energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari. Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria: sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative”.

Insomma, è un accordo sbagliato sotto vari punti di vista. In primis perché fare affari con la Russia come se nulla fosse, trattando il governo russo come qualsiasi altro partner, finisce per legittimare un attore che ha violato il diritto internazionale. E questo costituisce un grave precedente: il messaggio che stanno dando gli Stati Uniti, infatti, è che si può aggredire un altro Paese senza subire conseguenze, senza che il resto del mondo si comporti diversamente. Insomma, un approccio completamente opposto da quello europeo, che punta invece a isolare Vladimir Putin, a tagliare i legami politici, commerciali e finanziari con tutti gli altri Paesi a tal punto da costringerlo a sedersi al tavolo dei negoziati.

Perché l'accordo di Trump è pericoloso

Non solo: un accordo bilaterale sul petrolio tra Stati Uniti e Russia rende completamente inutili le sanzioni occidentali, che hanno l’obiettivo di mettere in difficoltà economicamente la Russia, sempre per costringere il Cremlino a negoziare. Ma un’intesa sul petrolio russo – il primo asset colpito dalle sanzioni, in quanto colonna portante dell’economia – chiaramente annulla gli effetti dei provvedimenti dell’Europa, rendendone pari a zero l’impatto sulle finanze russe, che possono continuare ad alimentarsi grazie all’accordo con Washington. E così facendo, continuano a sostenere la guerra di aggressione contro l’Ucraina.

Tra l’altro, ha sottolineato Meloni, “il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari”. Quello che intende dire è che difficilmente questo accordo riuscirà nel suo intento, cioè quello di far abbassare i prezzi del petrolio. Perché la crisi energetica che stiamo vivendo ora non ha origine dal conflitto in Ucraina, ma da quello in Iran. A tal proposito Meloni ha detto:

“Al Consiglio Europeo discuteremo anche della situazione in Iran e nel Golfo. A partire dalla libertà di navigazione a Hormuz e a Bab el-Mandeb, che per l’Europa rappresenta un interesse vitale. Le restrizioni e gli attacchi in questi due passaggi hanno avuto un effetto diretto sulla vita dei nostri cittadini, a cominciare dal prezzo dell’energia. Il Governo si è impegnato a contenerne gli effetti e continuerà a farlo con ogni strumento a disposizione, ma una soluzione duratura passa necessariamente dal ripristino di una piena libertà di navigazione: senza pedaggi e senza limitazioni discriminatorie. Per questo, credo che l’Europa debba impegnarsi in prima persona, a partire dal rafforzamento dell’Operazione Aspides nel Mar Rosso, che l’Italia oggi guida e che si regge in larga parte sul contributo di pochissime Nazioni. Servono più navi, e servono ora.

Dobbiamo poi approfondire il partenariato con le Nazioni del Golfo. Europa e Golfo sono due aree legate da interessi sempre più stretti, che per prosperare hanno bisogno di regole e di stabilità. L’Italia ha messo a disposizione delle Nazioni della regione che lo hanno chiesto assetti per difendersi dagli attacchi ingiustificati dell’Iran e dei suoi alleati. Attacchi che, negli ultimi giorni, hanno visto un’ulteriore escalation degli Houthi contro le infrastrutture energetiche saudite e che condanniamo con fermezza. Ma, nella prossima fase, la priorità dovrà essere un’altra: non dipendere più da un unico punto di passaggio. Significa costruire nuovi collegamenti tra Europa, Golfo e Asia, a partire dal corridoio IMEC; proteggere meglio porti, cavi sottomarini e infrastrutture energetiche; diversificare rotte e fornitori. Anche qui, l‘Italia, insieme alle sue imprese, sta facendo la propria parte. Ma ora deve farla anche l’Europa”.

L'agenda del Consiglio europeo

Non sarà un Consiglio europeo semplice. I punti principali in agenda saranno appunto la crisi energetica, la competitività europea di fronte a queste sfide globali e il bilancio a lungo termine dell’Ue per il periodo 2028-2034. Non solo: si parlerà anche della guerra in Ucraina – insieme a Volodymyr Zelensky che sarà presente a Bruxelles, e di sicurezza e difesa europee.

“Quello che accade in Ucraina non resta in Ucraina. Il Consiglio Europeo discuterà, in modo specifico, dell’escalation degli attacchi ibridi russi. Ed è giusto così, perché la minaccia ibrida è ormai diventata l’ennesimo “nuovo normale” di questa epoca travagliata. Il punto è che la guerra ibrida non si dichiara e non ha un fronte. Sono i droni che violano lo spazio aereo dei nostri partner, e che sorvolano aeroporti e basi in diverse Nazioni europee. Sono i cavi sottomarini danneggiati nel Baltico; sono gli attacchi informatici a ospedali, porti e amministrazioni pubbliche; il sabotaggio delle reti ferroviarie. Sono le campagne di disinformazione costruite per dividere le nostre opinioni pubbliche, per screditare esponenti politici considerati nemici e per condizionare le elezioni, fino a vere e proprie forme di manipolazione dello spazio cognitivo. E la strumentalizzazione dei migranti, spinti alle frontiere come armi di pressione. Un quadro di questo tipo richiede una risposta coordinata, e l’Italia porterà a Bruxelles alcune priorità chiare”.

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