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Perché l’Unione europea si è divisa sul sistema ETS: Meloni e Visegrad contro i Paesi frugali

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Si sapeva che non sarebbe stato un Consiglio europeo semplice. Non è mai semplice quando si parla di transizione verde e di come spendere le risorse comuni per far fronte alle crisi. La prima giornata del vertice che ha riunito i capi di Stato e di governo europei a Bruxelles è stata all’insegna dello scontro, con un compromesso raggiunto solo a notte inoltrata. Nelle prime conclusioni si legge:

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Il Consiglio europeo sottolinea l'importanza cruciale di contrastare i prezzi elevati dell'energia. Ha discusso dell'impatto dell'attuale contesto geopolitico sulle catene di approvvigionamento globali, sulla sicurezza energetica e sui prezzi dell'energia e dei combustibili, compresi gli effetti sui cittadini, in particolare i più vulnerabili, sull'industria e sull'economia in generale. Il Consiglio europeo sottolinea che la situazione attuale richiede urgentemente una risposta europea coordinata costituita da misure mirate e temporanee, che tenga conto delle circostanze specifiche degli Stati membri e salvaguardi il mercato unico.

A questo punto, nel documento i leader dicono di approvare il fatto che la Commissione, ad esempio, intenda prorogare il quadro temporaneo per gli aiuti di Stato per i settori industriali più esposti. Ma la invita comunque a “prendere in esame e proporre ulteriori misure, se necessario, per far fronte all'impennata dei prezzi dell'energia nel breve periodo, tenendo conto nel contempo delle circostanze specifiche degli Stati membri, comprese le differenze nei prezzi dell'energia elettrica”.

La discussione sugli ETS

Da queste righe non emerge più di tanto la discussione che c’è stata. Ma tutta la giornata di ieri è stata monopolizzata dallo scontro sulla crisi energetica, in particolare sul sistema degli ETS, che ha visto Giorgia Meloni alleata al gruppo Visegrad nella richiesta di più flessibilità, contro i cosiddetti Paesi frugali, i nordici.

L’ETS (Emission Trading System) è il mercato di scambio delle quote di emissioni inquinanti. Il principio su cui si basa è semplice: chi inquina deve acquistare questi certificati di emissione e i ricavi vengono usati per finanziare la transizione energetica. Un sistema per incentivare la decarbonizzazione, insomma, che però secondo alcuni Paesi – tra cui l’Italia – è troppo oneroso soprattutto in questa fase di difficoltà. Anche considerando che nel 2028 entrerà in vigore anche l’ETS 2. Se l’ETS 1 è il mercato che copre le attività industriali, il 2 è quello che dovrebbe riguardare il trasporto su strada e il riscaldamento degli edifici. L’impatto quindi non sarà solo sull’industria, ma anche direttamente sulle famiglie e i consumi.

Le conclusioni dei leader

Meloni, insieme ai Paesi dell’est Europa chiedeva un rinvio almeno al 2030, ma i Paesi del Nord si sono opposti. In questi anni hanno fatto parecchi investimenti per adattarsi al percorso di transizione energetica e non sono disposti a scendere a patti e modificare l’iter già in corso.Dopo ore e ore di discussione, nelle conclusioni si legge:

Il Consiglio europeo invita la Commissione ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell'ETS 2, in particolare la sua concezione e le sue garanzie.

Il Consiglio europeo mette altresì in rilievo l'importanza di misure coordinate a livello internazionale per stabilizzare gli approvvigionamenti energetici e chiede scambi di energia e prodotti energetici senza restrizioni tra paesi partner.

Ricordando l'imperativo generale di ridurre la dipendenza dell'UE dai mercati volatili dei combustibili fossili, il Consiglio europeo sottolinea che la transizione energetica rimane la strategia più efficace per conseguire l'autonomia strategica dell'Europa, rafforzare la resilienza, ridurre in modo strutturale i prezzi dell'energia e fornire l'energia pulita, abbondante e prodotta internamente necessaria per alimentare l'economia del futuro, accelerando l'elettrificazione e diffondendo le fonti energetiche rinnovabili e a basse emissioni di carbonio, le reti nonché lo stoccaggio di energia, come anche promuovendo l'efficienza energetica.

Nel contesto del riesame in corso del sistema ETS, e al fine di sostenere la competitività industriale europea, il Consiglio europeo ribadisce la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile, proteggere efficacemente dalla rilocalizzazione delle emissioni di CO2, ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e attenuare il suo impatto sui prezzi dell'energia elettrica, preservando nel contempo il ruolo essenziale dell'ETS nella transizione climatica ed energetica attraverso un segnale di prezzo basato sul mercato per le emissioni di carbonio che stimoli gli investimenti e l'innovazione.

Di cosa si parla al Consiglio europeo

Insomma, non è stato approvato alcun rinvio, né sono state fatte modifiche all’agenda. L’unica cosa che l’Italia e il blocco Visegrad sono riusciti a strappare è questo rimando alla Commissione per valutare gli impatti dell’ETS 2, tenendo conto degli scenari attuali. Del resto, non si poteva monopolizzare il vertice. Oggi l’agenda è cambiata: è stato il giorno in cui Volodymyr Zelensky ha raggiunto i leader europei a Bruxelles, ringraziandoli per il sostegno dato al suo Paese. I vertici dell’UE, da parte loro, hanno ribadito la vicinanza a Kiev e assicurato che il percorso di adesione all’Unione stia proseguendo. Così come hanno confermato che non ci sia alcuna intenzione di togliere sanzioni alla Russia. Anche perché, hanno ammesso, i segnali non sono buoni: Mosca non sembra intenzionata in alcun modo a trattare per una tregua. Sarà un inverno duro.

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