di Stefano Iannaccone e Carmine Gazzanni

Un’altra grana piomba, nel silenzio, sul tavolo della maggioranza. Proprio mentre ci sono fibrillazioni tra Movimento 5 Stelle e gli alleati, il Parlamento dovrà esprimersi sulla sottoscrizione degli accordi per la Tav. Un impegno che sarebbe definitivo, indissolubile fino al 2029. Contestualmente arriverebbe il via libera allo stanziamento, per il prossimo triennio, di un totale 751 milioni di euro, inseriti in Legge di Bilancio nel capitolo di spesa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, relativo alla sezione transfrontaliera della linea Torino-Lione. Si parla, nello specifico, di quella parte comune compresa tra le nuove stazioni di Saint-Jean-de-Maurienne in Francia e di Susa-Bussoleno in Italia. Un’operazione dal costo complessivo, certificato, di circa 8 miliardi e 300 milioni di euro da ripartire tra Francia, Italia e Unione europea. A questa somma vanno aggiunti circa 309 milioni euro di costi, totalmente a carico dei singoli Stati, per espropri, interferenze di reti e misure di accompagnamento compensative: “Si tratta di 172,24 milioni di euro a carico dell'Italia e di 136,72 milioni a carico della Francia, per un totale di circa 8 miliardi e 609 milioni di euro”, si legge nell’atto del governo trasmesso in Parlamento. In sintesi, la spesa complessiva dell’Italia, per la sezione transfrontaliera, supera i 3 miliardi di euro.

Insomma nelle ore in cui esplode la bomba Mes, con il governo che fatica a trovare anche la quadra sul dpcm di Natale, in Parlamento si apre un ulteriore problema: torna d’attualità la questione della linea Torino-Lione, su cui peraltro si è infranto ufficialmente il primo governo Conte. Un’opera che vede l’aperta contrarietà, almeno nelle dichiarazioni, del Movimento 5 Stelle. Nei giorni di distrazione da pandemia, dunque, l’esecutivo ha fatto pervenire alle commissioni di Camera e Senato un atto fondamentale: lo schema di contratto di programma tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. e Tunnel Euralpin Lyon Turin S.A.S. (Telt). Non che sia un segreto, l’okay ai lavori. Solo che adesso è arrivato all’ultimo capitolo: spetta alle commissioni competenti per materia, di Montecitorio e Palazzo Madama, esprimere il proprio parere.

Tra i passaggi previsti ci sono “l'esame parlamentare dello schema di contratto di programma, la sottoscrizione del contratto di programma a cura delle parti contrattuali, l'approvazione del contratto tramite decreto ministeriale, e la registrazione del decreto di approvazione del contratto presso la Corte dei conti”. Insomma, superato lo scoglio in Parlamento, il contratto è pressoché cosa fatta. E se il Pd esulta essendo stato sempre favorevole all'opera, c'è chi teme che dopo le divisioni per il Mes possano crearsi altre spaccature sul fronte Tav in maggioranza. “Purtroppo – mormorano alcuni esponenti pentastellati – c'è la mozione dell'agosto 2019 con cui il Parlamento ha impegnato il governo ad andare avanti con l'opera. Noi in quella circostanza ci siamo opposti”. Proprio così andò in quella circostanza: le Camere votarono Sì alle 4 mozioni pro-Tav presentate in varia forma da Pd, Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia, mentre fu respinta l'unica mozione contraria all'opera, presentata proprio dai 5 Stelle. E fu anche l’epilogo dell’esperienza gialloverde di governo.

Ma cosa prevede oggi l’accordo? Dalla documentazione consultata da Fanpage, viene confermata la scadenza  fissata al 2029 “o comunque fino all'ultima azione volta alla messa in esercizio dell'Opera”, come si legge nell’articolo 3 del contratto. C’è un altro aspetto significativo, rispetto al ruolo delle Camere. Una norma prevede che “per gli eventuali aggiornamenti ai contratti di programma (che non comportino modifiche sostanziali e siano sostanzialmente finalizzati al recepimento delle risorse finanziarie recate dalla legge di bilancio o da altri provvedimenti di legge) il ministro delle infrastrutture e dei trasporti trasmette una informativa al Parlamento senza quindi la necessità dell'espressione del parere parlamentare”.

Nel dettaglio: la disposizione precisa che "per sostanziali si intendono le modifiche che superano del 15 per cento le previsioni riportate nei contratti di programma, con riferimento ai costi e ai fabbisogni sia complessivi che relativi al singolo programma o progetto di investimento". Dunque, per interventi al di sotto del 15 per cento, non proprio una cifra irrisoria vista l’imponenza dei lavori, le Aule parlamentari saranno solo informate. Per quanto riguarda il percorso, poi, “il progetto approvato dal Cipe della sezione transfrontaliera prevede una parte comune italo-francese che comprende il tunnel di base del Moncenisio di 57 km, da Saint Jean de Maurienne a Susa/Bussoleno, di cui 45 km circa in territorio francese e 12,5 km circa in territorio italiano, con due gallerie indipendenti a singolo binario con rami di comunicazione, che trasformerà l'attuale tratta di valico in una linea di pianura (pendenza massima del 12%) e una sezione all'aperto di circa 3 km nella piana di Susa”.

Insomma, l’alta velocità Torino-Lione vede la stazione finale. Del resto i fondi per la realizzazione dell’opera sono stati messi a disposizione dalla Finanziaria 2013. In quel provvedimento è arrivato il via libera allo stanziamento complessivo per la parte facente capo all’Italia, così suddivisi: “60 milioni di euro per l'anno 2013, 100 milioni di euro per l'anno 2014, 680 milioni di euro per l'anno 2015 e 150 milioni per ciascuno degli anni dal 2016 al 2029”. Successivamente c’è stata una lieve rimodulazione, ma si tratta di qualche centinaia di milioni di euro. Tutto programmato da anni, dunque. D'altra parte, con la Legge di Bilancio, in discussione in Parlamento, sono in arrivo i rinforzi sul versante Tav. Nell’apposito capitolo di spesa previsto dal Ministero delle Infrastrutture, guidato oggi da Paola De Micheli, verranno erogati per la sezione transfrontaliera “146,54 milioni per il 2021, 153,54 milioni per il 2022 e 451,08 milioni per il 2023”, secondo quanto riporta il documento approdato in Parlamento. L’atto conclusivo di un progetto che ha cambiato il Paese. Quantomeno per l’impatto politico che ha avuto.