La riforma del Mes continua a far discutere l'opinione pubblica italiana, i partiti italiani e anche i politici che li compongono. Oggi è arrivata una lettera indirizzata ai vertici del Movimento 5 Stelle: il reggente Vito Crimi, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il sottosegretario Riccardo Fraccaro. Una missiva con un messaggio forte e chiaro: "Non vogliamo la riforma del Mes". A inviarla sono stati 69 parlamentari pentastellati, 17 senatori e 52 deputati, che hanno sentito il bisogno di ribadire la loro contrarietà al Meccanismo europeo di stabilità e alla riforma che, qualche giorno fa, era stata annunciata dall'Eurogruppo, al quale aveva partecipato anche il ministro dell'Economia, il dem Roberto Gualtieri. Da allora se ne discute, con Di Maio che già la aveva definita "non entusiasmante" e aveva espresso forti dubbi sul passaggio favorevole in Parlamento. Quei dubbi sono diventati certezza. I deputati e senatori del Movimento 5 Stelle l'hanno scritto chiaramente: "Bloccheremo la riforma in Aula".

Il Partito Democratico compatto per il sì, Marcucci: "I 5 Stelle lo leggano prima"

Il Partito Democratico è unito su un parere positivo alla riforma del Mes, anche perché a trattare con gli altri 26 Paesi c'era il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, deputato del Pd. "I parlamentari del Movimento 5 Stelle contrari alla riforma europea del Mes, dovrebbero come prima cosa leggere i testi dell'accordo e poi giudicare", ha attaccato il capogruppo dem al Senato, Andrea Marcucci. "Lo dico perché l'accordo, sottoscritto anche dall'Italia, è oggettivamente migliorativo". Nessun problema però per l'equilibrio del Governo: "Il dissenso che rischia di aprirsi nella maggioranza è comunque un problema che riguarda principalmente i capigruppo 5 Stelle", ha concluso Marcucci.

Il centrodestra dice no alla riforma del Mes, guidato da Berlusconi

Il centrodestra, guidato da Silvio Berlusconi, dice un no compatto alla riforma del Mes. Anche se le posizioni di partenza erano completamente diverse: la Lega di Matteo Salvini e Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni sono storicamente grandi avversari dello strumento del Mes, criticato a più riprese, mentre Forza Italia aveva parlato spesso di un'apertura ai fondi europei, se fossero stati eliminati i vincoli che caratterizzavano lo strumento. La riforma però, non è piaciuta a Berlusconi e i suoi parlamentari: "Il 9 dicembre non sosterremo la riforma del Mes in Parlamento, perché non riteniamo che la modifica del Meccanismo di Stabilità approvata dall'Eurogruppo sia soddisfacente per l'Italia e non va neppure nella direzione proposta dal Parlamento europeo".