Taglio accise sui carburanti in due fasi: prima scadenza al 10 maggio, poi un decreto per prolungare fino al 21

Lo scorso 30 aprile il governo ha varato la proroga del taglio delle accise, annunciando un prolungamento della misura per tre settimane, con un vantaggio maggiore a favore del gasolio. Secondo quanto annunciato, la proroga della misura è stata disposta per ulteriori 21 giorni rispetto ai provvedimenti già adottati, con la conferma della riduzione di 20 centesimi al litro per il gasolio, mentre lo sconto per la benzina è passato a 5 centesimi al litro.
Il giallo della durata del taglio delle accise: due decreti distinti
La premier Meloni in conferenza stampa ha precisato che è il taglio presenta "una differenza rispetto al passato: vi ho detto l'altra volta che c'è una sproporzione importante tra l'aumento del gasolio e l'aumento della benzina. In queste settimane la benzina è aumentata mediamente del 6%, il gasolio è aumentato del 24%". Come vi abbiamo spiegato in quest'articolo però all'indomani del Consiglio dei ministri si è aperto un piccolo giallo: anche se la tempistica indicata dal governo per il taglio era di 21 giorni, nel decreto entrato in Gazzetta Ufficiale la scadenza è fissata al 10 maggio, con uno stanziamento di 146,5 milioni di euro. Fonti interne a Palazzo Chigi, contattate da Fanpage.it, avevano chiarito che ci sarebbero stati due provvedimenti separati, dunque uno sconto in due tempi. Ieri la conferma: il nuovo taglio delle accise sui carburanti avverrà in due fasi. Il decreto appena approvato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale stabilisce appunto il nuovo taglio, scattato da ieri, fino alla data del 10 maggio. Fonti di governo hanno però chiarito che al provvedimento si aggiunge ciò che sarà previsto in un decreto ministeriale che estenderà la riduzione fiscale per ulteriori 12 giorni, fino al 22 maggio. L'extragettito Iva sarà utilizzato per abbassare le accise prorogando la misura di ulteriori 12 giorni. Si attende però l'ufficialità dell'extragettito per poter intervenire.
Quando sarà varata la nuova proroga del taglio delle accise
Per gli ulteriori 12 giorni di taglio delle accise sui carburanti, secondo quanto si apprende, saranno messe in campo risorse per 196 milioni, risorse che il governo conta di avere a disposizione dal maggior gettito legato all'Iva incassata con gli aumenti degli ultimi periodi.
"Le predette misure – si legge nella relazione tecnica illustrativa – saranno applicate nel periodo dal 2 maggio 2026 al 10 maggio 2026 e prorogate, alla luce dei dati disponibili allo stato, per ulteriori 12 giorni, con la procedura di cui all'articolo 1, comma 290, della legge 24 dicembre 2007, n. 244". La conferma sull'impegno dell'esecutivo ad estendere il taglio delle accise di 12 giorni rispetto al 10 maggio, con un decreto ministeriale dei ministeri competenti, è contenuta quindi, nero su bianco, nella relazione tecnica del decreto che accompagna il testo in Parlamento, e che non viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Ma quando verrà varato il taglio? In pratica la proroga arriverà a ridosso della scadenza del decreto legge.
Le critiche delle opposizioni: "Governo nel caos, sbaglia tutto sulle accise"
"Sui carburanti un governo nel caos riesce nell'impresa piu' difficile: sbagliare sempre il tempo delle decisioni", attacca Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva. "Quando non c'era alcuna emergenza, ha scelto con la legge di Bilancio di aumentare le accise, gravando su famiglie e imprese. Oggi, nel pieno di una crisi internazionale, con il conflitto in Iran e il ministro Salvini che parla di scorte in esaurimento entro maggio, decide di fare l'esatto contrario: abbassa le accise fino al 22 maggio, incentivando i consumi proprio mentre le risorse scarseggiano. Un cortocircuito logico prima ancora che politico. Ma c'è di più. Il taglio viene applicato indistintamente a tutti, senza alcun criterio di equità. Dal lavoratore che fatica ad arrivare a fine mese a chi fa il pieno alla Ferrari. Una redistribuzione al contrario: si usano risorse pubbliche per ridurre il prezzo anche a chi non ne ha alcun bisogno. Si tratta della solita strada più facile e più sbagliata: propaganda oggi, problemi domani".
Anche secondo il M5s l'intervento sulle accise è sbagliato, perché è "l'ennesima misura tampone, parziale e propagandistica", dice il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della commissione d’inchiesta sulle banche. "Non riporterà i prezzi ai livelli precedenti allo scoppio della guerra e non affronta il vero nodo: chi paga il conto. La riduzione dello sconto sulla benzina, che passa da circa 24 centesimi a soli 5 centesimi al litro più IVA, mentre il diesel mantiene un beneficio più alto, intorno ai 20 centesimi più IVA, produce un intervento squilibrato e insufficiente. Il risultato sarà che milioni di automobilisti continueranno a pagare prezzi elevati alla pompa. Ma l’aspetto più grave riguarda le coperture. Il Governo non mette risorse vere a carico di chi in questi anni ha beneficiato della crisi energetica. Usa invece maggiori entrate IVA e somme già affluite al bilancio pubblico: cioè risorse generate anche dal caro carburanti che i cittadini hanno già pagato con prezzi più alti, accise e IVA. In altre parole, la copertura è stata socializzata: pagano famiglie, lavoratori, imprese e consumatori. Ancora una volta il Governo Meloni sceglie di non intervenire sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, che hanno beneficiato delle tensioni internazionali e dell’aumento dei prezzi energetici. Si chiedono altri sacrifici ai cittadini, ma non a chi ha guadagnato dalla crisi. Il Movimento 5 Stelle ritiene necessario un intervento strutturale: sterilizzazione dell’IVA sugli aumenti anomali dei carburanti, annullamento dell’aumento accise deciso dal Governo con l’ultima Legge di bilancio; e una vera tassazione degli extraprofitti energetici e petroliferi per finanziare il sostegno a famiglie, autotrasporto, agenti di commercio, lavoratori pendolari, e imprese. Non si può continuare a fare cassa sul disagio dei cittadini e poi restituire pochi centesimi presentandoli come un favore. Questa non è giustizia fiscale: è una partita di giro pagata dagli italiani".