Da oggi sale il prezzo della benzina, rincaro di 15-20 centesimi con le nuove accise del governo Meloni

Scatta il nuovo taglio delle accise deciso dal governo Meloni, e il prezzo della benzina sale. Da oggi, sabato 2 maggio 2026, gli automobilisti si trovano a fare i conti con i rincari del carburante, specialmente per quanto riguarda la Super. Nell'ultimo decreto, infatti, il governo ha deciso di confermare in pieno il taglio delle accise sul gasolio, che continua a valere 20 centesimi; mentre quello sulla benzina è passato da 20 centesimi a 5 centesimi al litro.
L'effetto è immediato. I prezzi sono cresciuti in media di più di 15 centesimi, dato che al rincaro per l'accisa si somma anche quello per l'Iva. Il risultato è che il prezzo nella media nazionale ha superato gli 1,90 euro al litro. In alcuni casi si arriva a sfiorare i due euro al litro per la benzina. Per fare un confronto, ieri la media sulla rete stradale era di 1,754 euro al litro. Per il gasolio lo sconto resta identico: ieri il prezzo medio era di 2,050 euro al litro, quindi si conferma un lento calo.
Il taglio delle accise più ‘generoso' era in vigore dal 19 marzo. Il governo l'ha tenuto in piedi per quasi un mese e mezzo, fino al 1° maggio, spendendo oltre un miliardo di euro. In questo periodo, però, il prezzo del diesel è salito molto più rapidamente rispetto a quello della benzina. Questo è il motivo per cui l'esecutivo ha deciso di mantenere lo sconto per il gasolio e allentarlo, invece, sulla Super. La nuova misura sarà in vigore solamente fino al 10 maggio.
I prezzi di benzina e diesel dopo il nuovo taglio delle accise
Per metterla in numeri più precisi, fino a prima della crisi le accise pesavano esattamente per 67,29 centesimi al litro su benzina e diesel. Erano allo stesso livello da inizio anno, dato che il governo con l'ultima legge di bilancio aveva deciso di alzare le imposte sul gasolio e ridurre quelle sulla benzina per portarle allo stesso livello.
Con il primo taglio, per fare fronte all'inizio dell'emergenza, le accise erano scese a 47,29 centesimi al litro. Questo, considerando anche l'Iva, aveva portato a uno sconto da 20-25 centesimi. Con il nuovo decreto entrato in vigore oggi, invece, l'accisa sul gasolio continua a pesare 47,29 centesimi al litro (quindi il prezzo non cambia), mentre quella sulla benzina risale a 62,29 centesimi al litro. Sulla carta sono 15 centesimi in più, ma l'associazione di consumatori Codacons ha stimato che, a causa dell'Iva, l'effettivo aumento è di 18,3 centesimi al litro, ovvero circa 9 euro in più per un pieno.
Peraltro, questo nuovo sconto resterà in vigore solo fino al 10 maggio. Il taglio delle accise, anche in versione ridotta, costerà 146 milioni di euro per poco più di una settimana. Non è ancora chiaro in che direzione andranno i costi del carburante quando anche questo taglio scadrà: il governo potrebbe decidere di non rinnovarlo oltre, se ci fossero segnali di discesa dei prezzi.
Perché il governo ha rialzato le accise
Va detto che molti esperti avevano chiesto al governo Meloni di rinunciare al taglio delle accise, o almeno di ridurlo. Il motivo è che si tratta di una misura che fa spendere molto e non aiuta al meglio chi ne ha più bisogno.
Il taglio delle accise, anche se ‘piace' agli elettori perché porta immediatamente un effetto visibile, vale per tutti: ovvero, paga meno la benzina o il diesel anche chi potrebbe permettersi di pagarlo di più. E anzi, in media, le famiglie benestanti consumano più carburante di quelle in difficoltà economiche. Perciò, il taglio serve di più a loro.
Al contrario, se quegli stessi soldi venissero usati per degli aiuti mirati sui redditi più bassi – non sul prezzo del carburante, ma su altre misure che rendono alto il costo della vita con la crisi energetica in corso – il risultato sarebbe più efficiente e anche più equo. Politicamente, però, è molto difficile decidere di non tagliare le accise, ed è ugualmente difficile decidere di fare un passo indietro una volta che il taglio è iniziato.