Il governo rialza le accise sulla benzina e conferma il taglio sul diesel: i nuovi prezzi fino al 21 maggio

Alla fine il governo sul taglio delle accise sceglie la via di mezzo tra la prudenza fiscale e il sostegno alle famiglie. Lo sconto sui carburanti è confermato ma diventa più lieve sulla benzina – 5 centesimi – mentre resta più alto sul gasolio, con 20 centesimi di taglio. Comunque ridotto rispetto ai 24,4 centesimi precedenti. Lo aveva già annunciato di fatto la presidente del Consiglio Meloni in conferenza stampa martedì: il motivo è che il prezzo del diesel è salito più rapidamente rispetto a quello della super.
Dal 2 maggio quindi il prezzo del gasolio dovrebbe restare lo stesso e quello della benzina aumentare. La durata del taglio delle accise è simile all'ultimo rinnovo. Sarà in vigore fino al 21 maggio: tre settimane dall'attuale scadenza. Il motivo è che si tratta di una misura costosissima. Dal 18 marzo a oggi, quindi in meno di un mese e mezzo, ha bruciato oltre un miliardo di euro.
Diesel stabile, la benzina salirà sopra gli 1,90 euro
Il taglio si applica più sul gasolio che sulla benzina perché, come aveva sottolineato la premier Meloni, il prezzo del diesel è cresciuto molto di più. Basta considerare che, oggi, il prezzo medio è arrivato a 2,052 euro al litro per il gasolio (che sale a 2,114 euro al litro in autostrada). Al contrario, sulla benzina l'incremento è stato più contenuto: oggi, con le accise ancora pienamente in vigore, costa 1,746 euro al litro. Se non fosse arrivato il rinnovo, il diesel italiano sarebbe diventato tra i più cari in Europa.
Fare previsioni può essere azzardato, considerando quando è variabile la situazione internazionale. Ma ai prezzi di oggi, immaginando che il nuovo taglio delle accise abbiano subito effetto, dal 2 maggio il costo della benzina potrebbe superare gli 1,90 euro al litro. Il gasolio, invece, dovrebbe rimanere in linea con i livelli attuali, aumentando solo di qualche centesimo. Certo, il punto è proprio che la situazione è variabile e la crisi energetica non è finita. Il prezzo del petrolio potrebbe continuare a salire, e questo cascata potrebbe continuare a spingere i prezzi del carburante verso l'alto.
Perché il governo Meloni ha deciso di ridurre il taglio delle accise
Moltissimi esperti – e anche enti come il Fondo monetario internazionale – avevano già lanciato l'allarme sul rinnovo delle taglio. Ridurre le accise, e quindi il costo del carburante, dà un sollievo immediato ai cittadini (e quindi è una mossa gradita sul piano elettorale e politico), ma ha due controindicazioni. La prima è che, non alzando il prezzo, non si spinge la gente a usare meno carburante. E invece il problema è proprio che ce n'è poco a disposizione. Insomma, si tratta di rinviare il problema e potenzialmente renderlo anche più grave in futuro – nella speranza che nel frattempo i negoziati tra Iran e Stati Uniti si sblocchino e lo Stretto di Hormuz torni aperto.
L'altra controindicazione è che il taglio delle accise, in proporzione, aiuta di più le famiglie benestanti. Il motivo è semplice: si tratta delle famiglie che usano più benzina, in media. Quindi, su un miliardo di euro speso, la buona parte va a persone che potrebbero anche permettersi di pagare il carburante più caro. Al contrario, se gli stessi soldi vengono usati per misure mirate a chi ha un reddito basso, si ottiene un effetto più equo.