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Opinioni
Elezione del Presidente della Repubblica 2022
25 Gennaio 2022
18:47

Quirinale, M5s non vuole Draghi e punta ancora al Mattarella bis: a che punto sono le trattative

Dopo il secondo giorno di votazioni una cosa è chiara: la scelta del Presidente della Repubblica non può essere scissa da un accordo complessivo sull’eventuale nuovo governo e chiaramente sul Presidente del Consiglio. Per il M5s la soluzione migliore continua a essere il Mattarella bis.
A cura di Annalisa Cangemi
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Elezione del Presidente della Repubblica 2022

Il centrodestra ha appena presentato le proposte per l'elezione del Presidente della Repubblica: l'ex presidente del Senato Marcello Pera, l'ex magistrato Carlo Nordio e la vicepresidente e assessora al Welfare della Regione Lombardia della Regione Lombardia, nonché ex sindaca di Milano, Letizia Moratti. Una terna offerta al centrosinistra, per aprire un dialogo. La presidente di Palazzo Madama Casellati non fa parte della rosa dei nomi ‘quirinabili' perché, ha detto Salvini, la decisione è stata quella di tenere fuori le cariche istituzionali. Ma l'ipotesi più probabile è che in realtà la carta Casellati non sia stata messa sul tavolo proprio per non bruciarla.

Nessuna di queste tre candidature, secondo quanto hanno riferito fonti del M5s a Fanpage.it, otterrebbe i voti del centrosinistra. Anche se il segretario dem Letta, almeno in prima battuta, si è mostrato possibilista, sottolineando che i candidati proposti dal centrodestra per il ruolo di presidente della Repubblica sono "nomi sicuramente di qualità e li valuteremo senza spirito pregiudiziale".

Anche il leader Giuseppe Conte ha detto di non avere preclusioni a priori davanti ai nomi lanciati dal centrodestra: "Non diamo patenti di legittimità alle forze politica, lo fanno i cittadini. Le forze di centrodestra hanno il diritto ed il dovere di presentare proposte. Le valuteremo", ma la condizione è che "nessuno può vantare un diritto di prelazione". Da parte del centrosinistra dovrebbe arrivare comunque una controproposta, con un'altra possibile rosa alternativa di candidati, che potrebbe uscire in serata, dopo il vertice con Enrico Letta e Roberto Speranza.

La sensazione però è che si tratti ancora di tatticismi, e che la partita debba ancora entrare nel vivo. Oggi sia il centrodestra sia il centrosinistra votano scheda bianca, e lo stesso potrebbe avvenire anche domani per il terzo scrutinio. A partire da giovedì si potrebbe iniziare a fare sul serio. Le forze politiche avranno quindi 24 ore di tempo per mettersi d'accordo, per studiarsi e per studiare le reciproche proposte.

"Per eleggere il Capo dello Stato è necessario che ci sia un nome ampiamente condiviso, il Presidente della Repubblica non può essere eletto con 505 voti", ha commentato un parlamentare M5s a Fanpage.it. "L'indicazione del nome del Capo dello Stato non è solamente appannaggio del centrodestra", ha proseguito. "Noi abbiamo dato ampio mandato a Conte per la trattativa, è possibile che i nomi migliori non siano ancora usciti", ci ha riferito la stessa fonte. Gli esiti di tutta l'operazione sono ancora incerti, ma possiamo provare a fare alcune considerazioni.

Draghi ancora in campo

Una cosa è chiara: la scelta del Presidente della Repubblica non può essere scissa da un accordo complessivo sull'eventuale nuovo governo e chiaramente sul Presidente del Consiglio. Soprattutto perché l'ipotesi Draghi è ancora in campo, e Draghi ha manifestato chiaramente l'interesse a spostarsi al Quirinale. Davanti alle sue aspirazioni i partiti difficilmente avranno la forza dirgli di no. E del resto è ancora l'unica figura in grado di unire quasi tutto l'arco parlamentare. Quasi, perché soprattutto nel M5s l'ostilità per un eventuale trasloco di Draghi al Colle è palpabile, con una spaccatura sempre più netta tra Di Maio, pro Draghi, e Conte, assolutamente contrario a questa soluzione. Anche perché l'elezione del premier al Colle si trascina con sé il problema della casella vuota a Palazzo Chigi, una casella comunque fondamentale per la tenuta di questa maggioranza e per la prosecuzione della legislatura, per evitare scossoni e per allontanare il rischio di andare a elezioni anticipate. Ecco che il rompicapo diventa ancora più inestricabile.

La questione di Draghi insomma non può essere liquidata molto facilmente, nonostante la forte avversione del M5s, e di pezzi del Pd. Quasi nessuna forza politica può permettersi di farlo perché quasi nessuno, a eccezione di Fratelli d'Italia, può permettersi il lusso di andare a votare adesso, facendo piombare il Paese in una stasi di almeno 4 o 5 mesi, in attesa dell'insediamento di un nuovo governo, con le scadenze del Pnrr che incombono e con la pandemia ancora da gestire. E allora?

Come ha riferito una fonte pentastellata a Fanpage.it, l'accordo a cui i partiti, Lega compresa, stanno lavorando, è quello che comprende l'ingresso dei leader nell'esecutivo. "Si arriverà di sicuro a Draghi alla fine, bisogna vedere il percorso", dice un parlamentare.

E anche fonti del centrodestra confermano a Fanpage.it che Draghi è in gioco: "Nessun partito è in grado di eleggersi i suoi candidati da solo, per cui se la rosa che abbiamo presentato non andrà bene e se il centrosinistra farà dei nomi inaccettabili per noi, a quel punto si deve ripartire dal via, come il gioco dell'oca. E Draghi è quello che ha più possibilità". Il segretario della Lega punterebbe al Viminale. A quel punto anche per il leader del M5s Giuseppe Conte dovrebbe aprirsi lo spazio per un ministero di peso. Un possibile accordo potrebbe prevedere un governo guidato dalla diplomatica Elisabetta Belloni, figura molto apprezzata da Luigi Di Maio e nominata proprio da Draghi a capo del Dis 8 mesi fa. Donna, autorevole, tecnica, una candidatura non politica per un esecutivo elettorale. Una soluzione che comunque potrebbe essere digerita più facilmente dai Cinque Stelle, rispetto per esempio al nome di Marta Cartabia per Palazzo Chigi, vista la battaglia che si è consumata sulla riforma del processo penale.

Sullo sfondo il paracadute d'emergenza: il Mattarella bis

Sullo sfondo ricompare comunque l'ipotesi di un bis del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che oggi è rientrato al Quirinale, dopo aver ultimato il suo trasloco dalla sua cada di Palermo a Roma, dove ha preso un appartamento in affitto, segno inequivocabile dell'intenzione di lasciare il Colle. Ma il secondo mandato per Mattarella è più di un auspicio o di un desiderio del Pd e del M5s, perché se il Capo dello Stato accettasse di restare al Quirinale, per il bene del Paese, assicurerebbe una stabilità che in questo momento rischia di essere compromessa: Mattarella è il Presidente che ha chiamato Draghi al Quirinale, e a lui il presidente del Consiglio non potrebbe dire di no. Dunque Draghi potrebbe restare fino alla fine di questa legislatura, ma solo se il Capo dello Stato restasse al Colle. E Mattarella a sua volta potrebbe decidere di restare non per un mandato ‘a tempo', del tutto irrituale, ma solo per un mandato pieno. "Mattarella non può essere un traghettatore in ogni caso", ci ha detto un parlamentare Cinque Stelle.

La Lega potrebbe tentare ‘un'azione di forza'

Una terza strada per eleggere il Presidente della Repubblica, ma meno probabile delle due precedenti, è che il centrodestra tenti un colpo di mano. Come? Se le candidature di Moratti, Pera e Nordio non dovessero andare a buon fine la Lega dice che la coalizione potrebbe tentare di eleggere comunque il Capo dello Stato dalla quarta votazione, con la maggioranza assoluta, 505 voti: in pratica potrebbero tentare di far votare un candidato di centrodestra, che ancora non è uscito ufficialmente, per attrarre nel segreto dell'urna i voti di chi non vuole Draghi al Colle, cioè ex Cinque Stelle, una parte del M5s e settori del Pd. Praticamente una riedizione dell'Operazione scoiattolo tentata da Berlusconi. Uno scenario che un parlamentare leghista definisce "rischioso" per la legislatura. Ma che non è da escludere.

A quel punto potrebbe essere considerata attendibile sia l'opzione Elisabetta Casellati, sia l'opzione Franco Frattini. L'ex ministro degli Esteri alla presidenza della Repubblica non è una possibilità che Enrico Letta e Matteo Renzi sono disposti a vagliare. Su questo i due leader sarebbero allineati, per via del profilo "non atlantista" di Frattini, troppo vicino alle posizioni della Russia anche sulla vicenda dell'Ucraina. Oggi il segretario dem, parlando a Cnbc ha detto: "Ci vuole qualcuno in grado di unificare il Paese, rassicurare mercati, un profilo atlantista". Praticamente lo stesso concetto espresso da Renzi a Radio Leopolda: "Italia Viva non sosterrà candidati che non abbiano un profilo in purezza europeista e atlantista".

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