La guerra in Iran costa 1000 euro in più a famiglia all’anno: le stime del Codacons

La guerra in Medio Oriente, iniziata lo scorso 28 febbraio con un'operazione militare congiunta avviata da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, si sta ripercuotendo sulle tasche degli italiani, a partire dal caro energia, che impatta soprattutto su bollette e trasporti, e dai beni alimentari in aumento.
"In soli due mesi l'effetto Iran ha portato in Italia a maxi-rialzi di prezzi e tariffe di numerosi prodotti con un impatto sulle tasche degli italiani che, ai dati attuali, sfiora quota 1.000 euro annui a famiglia", denuncia il Codacons, che ha realizzato uno studio per capire le dinamiche dei prezzi al dettaglio dallo scoppio della guerra in Medio Oriente.
Anche per questo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si prepara alla missione a Baku, in Azerbaigian, per provare ad aumentare le forniture di gas nel Paese, alla luce del contesto internazionale sempre più instabile e del blocco dello Stretto di Hormuz. Anche se, come abbiamo spiegato in quest'articolo, è altamente difficile che l'aumento delle forniture possa arrivare in tempi brevi, con le infrastrutture attuali. Si tratterebbe dunque di un progetto a lungo termine, sulla cui utilità molti esperti sollevano dubbi.
Gli ultimi dati pubblicati da Istat, Eurostat e dagli altri istituti di statistica europei non lasciano spazi a dubbi: c'è stata un'impennata dei prezzi. Nel mese di aprile, secondo una stima preliminare di Eurostat, l'inflazione annua in eurozona dovrebbe attestarsi al 3%, in aumento rispetto al 2,6% di marzo. Fra le economie maggiori, l'Italia dovrebbe attestarsi al 2,9%, in aumento rispetto all'1,6% di marzo. Sempre secondo le stime di Eurostat, la Germania si attesterà al 2,9% (2,8% a marzo), la Spagna al 3,5% (3,4% a marzo) e la Francia al 2,5% (2% a marzo).
Esaminando le principali componenti dell'inflazione nell'area euro, si prevede che l'energia registrerà il tasso annuo più elevato ad aprile (10,9%, rispetto al 5,1% di marzo), seguita dai servizi (3%, rispetto al 3,2% di marzo), alimentari, alcolici e tabacco (2,5%, rispetto al 2,4% di marzo) e beni industriali non energetici (0,8%, rispetto allo 0,5% di marzo).
Quali prodotti sono cresciuti di più dall'inizio della crisi: lo studio del Codacons
Analizzando i dati Istat sull'andamento dell'inflazione da febbraio – prima dell'inizio del conflitto – ad aprile, si scopre che i prodotti ad aver subito il rialzo più forte sono i combustibili liquidi (benzina, diesel, cherosene, gasolio per riscaldamento ecc.), che in soli due mesi rincarano di oltre un terzo segnando un +38,4%. Anche il settore della comunicazione e dell'informatica registra sensibili aumenti, con i supporti per la registrazione che salgono in due mesi del +21,6% mentre videogiochi, console, applicazioni e software per videogiochi aumentano del 16,4%, spiega il Codacons.
I rincari si fanno sentire soprattutto sui trasporti, con i prezzi dei biglietti dei voli internazionali che, rispetto allo scorso febbraio, si impennano del +18,2%, mentre le tariffe dei traghetti salgono del +6%; per il noleggio di mezzi di trasporto personali si spende l’8,8% in più.
Il gasolio registra in due mesi una crescita del +23%, +6,2% la benzina, mentre gpl e metano costano il 9,4% in più. Sul fronte degli alimentari, in soli due mesi frutti come mirtilli, lamponi, more, ribes rincarano del +16,1%, i legumi del +9,9%, gli ortaggi come peperoni, melanzane, zucchine, pomodori, ecc. del +8,6%, mentre per alcune tipologie di frutta fresca l’aumento è del +7,8%, +7,5% gli agrumi.
Le bollette energetiche schizzate in alto
L'analisi del Codacons si concentra anche sul rialzo delle quotazioni energetiche, con effetti diretti sulle bollette degli italiani. Ad aprile il gas costa alle famiglie il 13% in più rispetto a febbraio, mentre l’energia elettrica è salita del +5,2%. La crisi in Medio Oriente ha determinato uno tsunami sui prezzi al dettaglio, causato in particolare dai rialzi dei carburanti che hanno reso più costoso non solo spostarsi in auto o viaggiare, ma anche trasportare la merce in Italia, con effetti diretti sui listini di negozi e supermercati.
Il conto di tale situazione si fa sempre più salato: ai livelli attuali dei prezzi una famiglia media deve mettere in conto una maggiore spesa, a parità di consumi, da +926 euro su base annua. Il rischio concreto è non solo un generalizzato impoverimento dei nuclei meno abbienti, ma anche una contrazione dei consumi da parte delle famiglie come reazione al caro-prezzi, con effetti estremamente dannosi per l’economia nazionale, conclude l’associazione.
Bce mantiene i tassi fermi ma rischi inflazione "si sono intensificati"
Per il momento il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse. Le nuove informazioni, ha fatto sapere il 30 aprile, "sono sostanzialmente in linea con la sua valutazione precedente circa le prospettive di inflazione, ma i rischi al rialzo per l'inflazione e i rischi al ribasso per la crescita si sono intensificati". Il Consiglio direttivo "si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l'inflazione si stabilizzi sull'obiettivo del 2% a medio termine". I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rimarranno invariati al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%, rispettivamente.
Scondo la Bce, la guerra in Medioriente ha innescato una impennata dei prezzi che sta pesando sull'inflazione. "Le implicazioni della guerra per l'inflazione nel e per l'attività economica nel medio termine dipenderanno dall'intensità e dalla durata dello shock dei prezzi dell'energia e dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo livello. Più prosegue la guerra – ha sottolineato la Bce – più a lungo resteranno alti prezzi dell'energia, maggiore è la probabilità di un impatto sull'inflazione e sull'economia".
Di quanto sono cresciuti i prezzi di benzina e diesel con la proroga del taglio delle accise
Da quanto il governo ha varato la proroga del taglio delle accise, concentrandosi soprattutto sul gasolio – al momento solo fino al 10 maggio, poi dovrebbe arrivare un ulteriore prolungamento fino al 21 – il prezzo della benzina è subito salito, adeguandosi alla riduzione prevista. Mentre è rimasto stabile il costo del gasolio. Confrontando i prezzi diffusi oggi dal ministero relativi alle rilevazioni di domenica 3 maggio con quelli del 30 aprile, l'ultimo giorno nel quale era stato applicato il taglio delle accise che era stato previsto dal decreto precedente, si notano subito gli aumenti del costo dei carburanti: secondo i dati rilevati dall'Osservatorio sui prezzi del Mimit, oggi il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service' lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,890 euro al litro per la benzina e 2,047 euro al litro per il gasolio; il 30 aprile, invece, la benzina veniva venduta mediamente a 1,746 euro il litro – con un incremento oggi di 15 centesimi – e il gasolio a 2,052 euro il litro. Sempre in base ai dati del Mimit diffusi oggi sulla rete autostradale il prezzo medio self è di 1,956 euro al litro per la benzina e 2,117 euro per il gasolio.