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Tutta l’Europa rischia la recessione se la guerra in Iran continua: lo dice il direttore europeo del FMI

Il direttore dei dipartimento Europeo del Fondo monetario internazionale, Alfred Kammer, ha detto che con lo shock energetico causato dalla guerra in Iran “l’Unione europea” rischia “una recessione”, e che “nessun Paese europeo è risparmiato”. È solo una delle possibili previsioni: l’inflazione arriverebbe al 5%.
A cura di Luca Pons
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L'Europa è a un "bivio familiare", secondo Alfred Kammer, il direttore del dipartimento Europeo al Fondo monetario internazionale. In un post sul IMF Blog – che non rispecchia necessariamente la linea ufficiale del Fondo, ma chiarisce bene quali sono i ragionamenti che si stanno facendo ai vertici dell'istituzione – Kammer ha parlato di un'Unione europea che "potrebbe avvicinarsi alla recessione" se lo shock energetico causato dalla guerra in Iran non rientra.

È solo una delle previsioni possibili, la peggiore. Con uno "shock persistente all'offerta", cioè una continua carenza di gas e petrolio, che si unisce a "condizioni finanziarie sempre più stringenti". In quell'ipotesi, l'inflazione arriverebbe a sfiorare il 5%.

Lo scenario per l'Ue: inflazione al 5% e recessione

Kammer ha parlato di un "bivio familiare" perché lo shock energetico è simile a quello vissuto nel 2022, dopo l'invasione russa in Ucraina. Anche se, secondo il direttore europeo del Fmi, quello attuale è "più piccolo". "Prima della guerra, avremmo rivisto le nostre previsioni al rialzo. Ora vediamo la crescita che rallenta. I primi dati indicano già investimenti e consumi privati più deboli".

Al momento, la previsione principale non è di recessione, ma di crescita limitata. L'economia dell'Ue dovrebbe crescere dell'1,3%, quella dei Paesi della zona Euro dell'1,1%. Sappiamo che per l'Italia la stima è di circa la metà, lo 0,5%, la peggiore in Europa.

Il problema è che al momento l'incertezza è altissima. Quanto durerà il conflitto? La tregua reggerà? Si troverà un accordo per far riprendere la circolazione nello Stretto di Hormuz, come avveniva prima dell'attacco di Stati Uniti e Israele contro Teheran? Nessuno conosce le risposte. E quindi Kammer ha aperto a uno scenario peggiore: "L'Unione europea potrebbe avvicinarsi alla recessione con un'inflazione che va verso il 5%. Nessun Paese europeo è risparmiato".

La bacchettata ai governi: "Tagliare le accise non è saggio, aiuta i più ricchi"

Cosa possono fare i governi? Il problema è che la richiesta è di "agire in fretta, con misure visibili e per tutti". Questo, secondo Kammer, spinge ad adottare politiche che "hanno più svantaggi nel lungo termine che vantaggi nel breve termine". In sostanza, il consiglio del Fmi è: no agli aiuti a pioggia per tutti, sì a un "sostegno mirato". Per evitare che, dopo l'emergenza, ci sia un nuovo "shock di inflazione" come avvenuto dopo il Covid.

Il Fondo monetario internazionale si aspetta che la Banca centrale europea, da qui alla fine del 2026, alzi i tassi d'interesse dello 0,5%, per contenere gli effetti dell'aumento dei prezzi. Ma potrebbe anche essere di più.

Un passaggio è dedicato esplicitamente all'Italia (insieme alla Francia). Si parla dei Paesi "con un alto debito pubblico", a cui si chiede di "bilanciare" nei conti pubblici le misure legate all'energia per non peggiorare la situazione. E poi Kammer aggiunge: "La tentazione è di bloccare semplicemente l'aumento dei prezzi, mettere dei tetti ai prezzi o tagliare le accise". Cioè quello che ha fatto l'Italia finora. "Queste misure non sono sagge", secondo l'analista.

Il motivo è che si tratta di sostegni generici, che quindi "beneficiano in modo sproporzionato le famiglie con redditi più alti, che consumano più energia". Insomma, uno spreco di soldi pubblici per aiutare (anche) chi non ne ha davvero bisogno. Per di più, se non si lascia che i prezzi aumentino, le persone e le imprese non sono spinte a riddure i consumi e investire nelle alternative, come le energie rinnovabili.

Insomma, la linea dovrebbe essere questa: aiuti mirati, solo per chi ha un reddito più basso, che non mirano ad abbassare il costo dell'energia per tutti; e per di più misure che hanno una "data di scadenza vincolante", limitate nel tempo. Nel lungo termine, invece, lo sguardo deve spostarsi dalle fonti di energia fossile, "aumentare la percentuale di rinnovabili" e "integrare il settore energetico in tutta l'Unione europea".

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