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Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

Carburante aerei, Salvini assicura: “Scorte fino a fine maggio”. Ma se guerra prosegue non esclude taglio voli

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha risposto in Aula alla Camera ad un’interrogazione sulle iniziative che il governo intende intraprendere in relazione ai problemi di approvvigionamento dei carburanti per il trasporto aereo. Salvini non ha escluso una possibile riduzione dei voli dopo il mese di maggio, nel caso in cui la guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz dovessero proseguire.
A cura di Annalisa Cangemi
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Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha risposto al question time a interrogazioni sulla crisi energetica legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz, e in particolare sulla questione degli approvvigionamenti di carburante degli aerei, che rischia di scarseggiare nei prossimi mesi, come hanno annunciato le compagnie aere.

"Le riserve garantiscono l'operatività per tutto il mese di maggio", ha detto il ministro leghista, spiegando che il nostro Paese in questo momento non si trova ancora in una situazione di emergenza. "Le tensioni in aree strategiche stanno craando instabilità nei mercati dell'energia. Il 50% del nostro carburante transita per lo stretto di Hormuz".

"Voglio essere chiaro – ha aggiunto – non siamo di fronte a un'emergenza che mette a rischio la sicurezza voli o la continuità" territoriale. "Il nostro Paese regge", la nostra situazione riguardo alla carenza di jet fuel sarebbe più solida rispetto ad altri Paesi.

Il ministro ha detto che la Lega chiede di superare i vincoli imposti dal Green Deal, oltre a una deroga sui vincoli imposti dal Patto di stabilità, visto che le scorte di carburante potrebbero diminuire. "L'Italia ha capacità di raffinazione – ha aggiunto – ma dipende in modo significativo dall'estero. Non nascondiamo la preoccupazione ma la stiamo gestendo". Il ministro però ha sottolineato che se la guerra in Iran dovesse proseguire c'è non si può escludere una riduzione dei voli disponibili.

"La scorsa settimana il prezzo medio di questo carburante si è attestato a 180 dollari al barile, un dato in lieve calo sia su base settimanale che mensile, ma che resta comunque estremamente elevato. Parliamo di un più 80% rispetto alla settimana precedente allo scoppio del conflitto in Medio Oriente e di un prezzo praticamente raddoppiato su base annua. Questo significa che la pressione sui costi resta fortissima e se questo scenario dovesse prolungarsi sarà sempre più difficile mantenere l'equilibrio che con fatica stiamo garantendo ai cittadini. Le compagnie stanno già segnalando criticità concrete, il rischio a una riduzione dei voli disponibili e un ulteriore aumento delle tariffe per cittadini e imprese che per il momento siamo riusciti a bloccare. La risposta immediata, forte e coordinata che abbiamo chiesto a livello europeo prevede maggior coordinamento sugli approvvigionamenti e sul modello di sviluppo che però non è sufficiente. Serve il coraggio di rivedere alcune scelte del Green Deal che in questo momento rischiano di aggravare una situazione già complicata. Penso ad esempio al sistema ETS, serve più flessibilità, serve lasciare agli Stati Uniti la possibilità di intervenire con strumenti efficaci anche sul piano fiscale senza essere bloccati da vincoli e regole rigide fuori luogo in un momento eccezionale come questo, quindi rivedere il patto di stabilità non è una questione tecnica, è una scelta immediata", ha detto il vicepremier.

Secondo le opposizioni però il ministero non si sta occupando né del problema dell'aumento dei costi delle tariffe e del carburante, né del possibile esaurimento delle riserve, da giugno in poi. Un'accusa che il vicepremier ha respinto del tutto: "Dallo scoppio della guerra in Iran il governo non è rimasto fermo ed anzi è stato il primo in Europa per quantità e rapidità di intervento per cercare di intervenire per ridurre l'aumento delle accise sui carburanti, sempre nel rispetto dei vincoli europei. Senza l'intervento del governo gli aumenti" per i carburanti "sarebbero stati ancora maggiori".

"Al 27 aprile i prezzi medi nazionali alla pompa in modalità self risultano pari a 1,74 euro al litro per la benzina e 2,06 euro al litro per il gasolio: rispetto al 27 febbraio, cioè prima dello scoppio dello sciagurato conflitto, registriamo un aumento di 7 centesimi al litro per la benzina e di ben 33 centesimi per il gasolio. Questi numeri incorporano già l'effetto dell'intervento del Governo che, dal 19 marzo, ha ridotto la componente fiscale di 25 centesimi al litro su entrambi i carburanti. Senza gli aumenti sarebbero stati ben più pesanti: 31 centesimi al litro per la benzina e addirittura 58 centesimi per il gasolio. In altri termini, l'azione messa in campo ha consentito di attenuare in modo significativo la spinta rialzista dei prezzi. Basta? Sicuramente no. Questi dati dimostrano che l'intervento fiscale ha permesso di proteggere famiglie e imprese da un impatto ancora più pesante. In aggiunta, con il decreto del 18 marzo scorso abbiamo previsto un credito d'imposta da 100 milioni di euro per le imprese di autotrasporto merci a compensazione della maggior spesa sostenuta per il carburante nel trimestre marzo-maggio 2026".

Ma "non basta, infatti stiamo lavorando per aumentare questo rimborso con l'obiettivo di coprire oltre il 50% dei maggiori costi sostenuti". Perché "lo sciopero dell'autotrasporto convocato è la priorità mia e del Governo: andare incontro alle giuste richieste di queste imprese che stanno lavorando con costi esorbitanti, evitando il blocco del Paese".

"Abbiamo aperto un confronto costante con tutte le associazioni di categoria; lo scorso 22 aprile abbiamo ascoltato direttamente le esigenze di tutte le associazioni del settore per costruire insieme risposte mirate", ha aggiunto Salvini. "L'obiettivo prioritario è identificare ulteriori e ancora più incisive misure volte a rispondere prioritariamente alle esigenze della filiera dell'autotrasporto, soprattutto per le isole e le zone interne. Per quello che ci riguarda, l'autotrasporto è una risorsa strategica per il Paese e faremo di tutto per evitare il blocco convocato, con risorse aggiuntive della fiscalità italiana, nel rispetto delle normative europee. Evidentemente, in una situazione eccezionale, i vincoli che comporta il Patto di Stabilità e Crescita non possono essere condivisi, pena bloccare l'intero Paese. Io mi rifiuto di pensare di rispettare delle regole che in questo momento non aiutano il sostegno del Paese, e quindi faremo tutto quello che è possibile per venire incontro alle imprese dell'autotrasporto e a quelli che col gasolio ci lavorano, penso anche agli agricoltori e ai pescatori".

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