video suggerito
video suggerito

Carburanti, addio allo sconto generalizzato sulle accise: il governo studia aiuti selettivi per i redditi bassi

Il governo Meloni è al bivio sulle accise: tra la necessità di far quadrare i conti e la paura del contraccolpo elettorale, lo sconto universale rischia di cedere il passo a bonus selettivi per i redditi bassi. Una “ritirata strategica” che punta a tamponare l’emergenza finanziaria, lasciando però scoperto il ceto medio e alimentando il malcontento nelle categorie produttive.
A cura di Francesca Moriero
0 CONDIVISIONI
Immagine

Il tempo stringe, i prezzi restano alti e le risorse pubbliche, semplicemente, non bastano più. A pochi giorni dalla scadenza del taglio delle accise sui carburanti, il governo guidato da Giorgia Meloni si ritrova davanti a un passaggio che vale molto più di una misura temporanea: è il primo vero test di tenuta tra la ragion di Stato e il consenso elettorale. Per mesi, lo sconto alla pompa è stato il volto più rassicurante e spendibile della risposta al caro energia; una misura immediata, capace di tradurre una complessa crisi geopolitica in un risparmio tangibile e comprensibile per chiunque impugni una pompa di benzina. Oggi, però, quella formula mostra la corda. Garantire altri 24,4 centesimi di sconto a chiunque è infatti diventato un lusso che Palazzo Chigi non può più permettersi, spingendo la maggioranza verso un cambio di linea che ha il sapore amaro della ritirata: passare dal sostegno universale a quello selettivo.

La fine della misura "per tutti"

Finora il taglio delle accise ha funzionato secondo una logica semplice: abbassare il prezzo finale del carburante per ogni automobilista, indipendentemente dal reddito o dai consumi. Una misura orizzontale, facile da applicare e immediatamente percepibile da chi fa rifornimento. Ma proprio questa semplicità ha un costo elevato. Ogni giorno di proroga significa infatti minori entrate fiscali per lo Stato, in una fase in cui i conti pubblici devono già reggere crescita debole, aumento della spesa per interessi e nuove pressioni legate alla crisi energetica internazionale. Le tensioni geopolitiche in Asia sud occidentale e l'incertezza sulle forniture continuano infatti a riflettersi sui mercati energetici. Anche quando il prezzo del greggio non esplode, basta la prospettiva di rotte più costose o flussi più instabili per tenere alta la pressione sui carburanti. Il governo si trova così stretto tra due esigenze opposte: proteggere famiglie e imprese, ma senza allargare ulteriormente il deficit.

Il piano B: bonus carburante ai redditi bassi

Invece di continuare a ridurre il prezzo per tutti al distributore, l'esecutivo starebbe ora valutando di utilizzare strumenti già esistenti per sostenere i nuclei economicamente più fragili. Il modello di riferimento è la carta "Dedicata a te", già usata per l'acquisto di beni essenziali da parte delle famiglie con ISEE basso. L'idea sarebbe quella di caricare sulla card una quota aggiuntiva destinata alle spese per il carburante, con un contributo una tantum che in alcune simulazioni si aggirerebbe intorno ai 100 euro. Dal punto di vista dei conti pubblici, la logica sarebbe quella di aiutare meno persone ma in modo più concentrato, riducendo sostanzialmente il costo complessivo dell'intervento. Dal punto di vista politico, però, la questione è molto più delicata.

Il rischio politico: il ceto medio resta fuori

Uno sconto generalizzato ha infatti un vantaggio evidente: nessuno si sente escluso. Un bonus selettivo, invece, divide automaticamente tra chi riceve il sostegno e chi no. Il problema è che nel mezzo c'è un'ampia fascia di famiglie che non rientra nei criteri dei redditi bassi ma che comunque avverte profondamente  il peso del caro vita. Sono i nuclei che non hanno accesso ai bonus, ma che faticano comunque tra mutui più costosi, bollette ancora elevate, spesa alimentare cresciuta e salari stagnanti. Per queste persone la fine del taglio delle accise significherebbe una cosa molto concreta e cioè tornare a pagare il pieno a prezzo pieno. E in politica spesso la percezione pesa quanto i numeri. Un beneficio che sparisce si avverte più di un aiuto che non arriva mai.

Il settore autotrasporti e la pressione di Salvini

Accanto alle famiglie c'è poi il fronte produttivo. Il caro diesel colpisce direttamente l'autotrasporto, e quindi la logistica che muove merci, supermercati, filiere industriali e distribuzione. Se aumenta il costo dei camion, prima o poi aumenta il costo di quasi tutto. Per questo Matteo Salvini preme per blindare almeno la categoria dei camionisti, sapendo che l'ombra di uno sciopero dei tir a fine maggio sarebbe un disastro comunicativo immenso per il suo dicastero. Il problema, però, è che ogni deroga per una singola categoria deve muoversi entro i binari strettissimi di Bruxelles sugli aiuti di Stato. Non basta voler intervenire per placare le piazze; bisogna farlo in forme che non facciano scattare le sanzioni europee.

La vera questione: le coperture non si trovano

Il nodo finale resta ora quello, aridissimo, delle coperture. Le prime proroghe avevano beneficiato del maggior gettito IVA prodotto paradossalmente proprio dai prezzi alti, ma quel margine oggi è sparito. I ministeri, già spremuti dai tagli lineari, non hanno più nulla da offrire senza intaccare servizi essenziali. Ora le strade sono quindi tre: una mini-proroga per prendere tempo, un sistema misto che accontenti tutti risolvendo poco o nulla, o il passaggio traumatico alla selettività. La scelta finale non dipenderà da una strategia economica di lungo respiro, ma da una variabile molto più brutale e immediata: quanti soldi si riuscirà a grattare dal fondo del barile prima che il tempo scada del tutto.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views