La BCE tiene i tassi d’interesse al 2%, non salgono le rate dei mutui: “Ma rischio inflazione aumenta”

La Banca centrale europea ha deciso di mantenere invariati i tassi d'interesse. La conseguenza più immediata è che non ci dovrebbe essere un rialzo dei tassi d'interesse applicati dalle banche sui prestiti, quindi anche sulle rate dei mutui a tasso variabile.
Il tasso sui depositi – quello più influente per quanto riguarda i mutui – rimane fisso al 2%, il livello a cui si trova dal giugno 2025. Il tasso sui rifinanziamenti principali è invece al 2,15%, mentre quello sui prestiti marginali al 2,40%. È la settima volta di fila che la BCE decide di non modificarli.
Il motivo per cui ci si aspetta che nel prossimo futuro la Banca decida di intervenire, rialzando i tassi, è la crisi energetica legata allo Stretto di Hormuz. La guerra in Iran impedisce la circolazione di gas e petrolio, quindi fa salire i prezzi dell'energia e, di conseguenza, di tutti gli altri prodotti. Così cresce l'inflazione. E questo è il punto su cui la Banca centrale europea, per il momento, ha detto di avere la situazione sotto controllo.
Perché la BCE non aumenta i tassi d'interesse
"L'Eurozona è entrata in questo periodo di rincari dell'energia con un'inflazione attorno al 2%", quindi al livello considerato ottimale, ha spiegato il Consiglio direttivo della BCE in una nota. In più "l'economia ha mostrato resilienza negli ultimi trimestri". Per questo, al momento, le previsioni sull'inflazione "di lungo termine" rimangono "ben salde". Al contrario, però, "le aspettative sull'inflazione in un periodo più breve si sono alzate significativamente".
D'altra parte, proprio oggi l'Eurostat ha certificato – pur con una stima preliminare – che il tasso di inflazione nell'area Euro dovrebbe essere del 3% ad aprile. L'Italia si piazza sostanzialmente in media, al 2,9%, al pari della Germania. La Francia è al 2,5% e la Spagna al 3,5%. Naturalmente, anche Eurostat ha chiarito che l'aumento è dovuto in gran parte all'energia: i prezzi energetici sono saliti del 10,9%, ad aprile, rispetto a un anno fa.
I rischi dell'inflazione e i possibili rialzi dei tassi
Quando i prezzi accelerano e l'inflazione cresce, la BCE ha uno strumento principale per intervenire: alzare i tassi d'interesse. Così facendo, chiedere un prestito diventa più costoso, quindi circola meno denaro, e anche l'andamento dei prezzi tende a rallentare.
È quello che fece la Banca centrale nel 2022, dopo lo scoppio della crisi energetica legata anche alla guerra in Ucraina. Nel giro di un anno i tassi d'interesse salirono di ben quattro punti percentuali. Allora funzionò: l'inflazione rientrò gradualmente. Oggi è su livelli ottimali, e dal 2024 è iniziato un calo dei tassi d'interesse della BCE che li ha portati a essere, rispetto al picco, sostanzialmente dimezzati.
Ma, come detto, la situazione di Hormuz minaccia di tornare a farla salire. "Gli effetti della guerra sull'inflazione di medio-lungo termine e sull'attività economica dipenderanno dall'intensità e dalla durata dello shock ai prezzi dell'energia", ha specificato il Consiglio. "Più la guerra dura e più i prezzi energetici restano alti, più forte sarà probabilmente l'impatto sull'inflazione e l'economia".
L'impatto sulle rate dei mutui
Il fatto che oggi la BCE abbia deciso di tenere fermi i tassi d'interesse è una buona notizia per chi ha contratto un mutuo a tasso variabile, e in generale per chi vuole chiedere un prestito. Significa che, per il momento, i tassi offerti dalle banche non dovrebbero aumentare in maniera significativa.
Il prossimo appuntamento del Consiglio direttivo sarà l'11 giugno. Allora, se il conflitto non dovesse aver trovato una risoluzione, potrebbe arrivare un primo rialzo. Con conseguenze dirette e indirette sull'economia, i prestiti e anche le rate dei mutui.