Bonus assunzioni, “salario giusto” e tutele per i rider: le novità nel decreto Primo maggio del governo Meloni

Con il nuovo decreto Primo maggio, il governo Meloni cerca di respingere le critiche che sono arrivate dalle opposizioni sul lavoro povero: ci sono bonus confermati, come per donne, giovani e Zes unica, e altri nuovi. Tuttavia, tutti i bonus e le misure previste andranno solamente alle aziende che applicano un cosiddetto "salario giusto", cioè aderiscono ai contratti collettivi più rappresentativi. Questa è la misura che il governo ha deciso di introdurre per ‘rispondere' alla proposta di salario minimo delle opposizioni. E alcune misure riguardano la condizione di lavoro dei rider.
I bonus confermati per le assunzioni nel 2026
Il decreto Primo maggio contiene una conferma per alcune misure che già c'erano, che però vengono prolungate o leggermente potenziate. Il bonus donne permette a tutte le aziende che assumono una lavoratrice a tempo indeterminato di non versare i contributi, fino a un massimo di 650 euro al mese, per un periodo di due anni. La somma sale a 800 euro al mese se l'azienda si trova nelle Regioni della Zes unica Mezzogiorno.
Ci sono dei requisiti comuni a tutte queste misure. La persona assunta deve essere disoccupata da almeno due anni (oppure da un anno ed essere in condizione "svantaggiata"). L'assunzione deve causare un aumento del numero dei dipendenti rispetto alla media dei dodici mesi precedenti – insomma, non può essere una persona che ne sostituisce un'altra appena andata via. E non possono esserci stati licenziamenti nei sei mesi prima. In più, tutti questi bonus sono validi solo fino alla fine del 2026.
Il secondo bonus riguarda i giovani. Chi assume un under 35 a tempo indeterminato può godere di un esonero contributivo che vale fino a 500 euro al mese per due anni. Per i giovani e le aziende del Mezzogiorno, il tetto sale a 650 euro al mese. Infine, il bonus Zes unica: fino a 650 euro al mese di sconto sui contributi per le microimprese (meno di 10 dipendenti) del Sud, se la persona assunta ha almeno 35 anni.
Nuovi bonus per stabilizzazione e vacanza contrattuale
Ci sono anche misure nuove nel decreto Primo maggio. Uno è un bonus per la stabilizzazione dei contratti. Se un'impresa trasforma un contratto a termine della durata di massimo dodici mesi in un contratto a tempo indeterminato, può ottenere fino a 500 euro al mese di sconto sui contributi per due anni. Il lavoratore o la lavoratrice deve avere meno di 35 anni e non aver mai avuto un posto fisso. La misura vale solo per i contratti a termine partiti prima del 30 aprile 2026, e per le conversioni che avvengono dal 1° agosto al 31 dicembre di quest'anno.
Ci sono anche incentivi di tipo diverso – principalmente riguardanti la partecipazione ai padiglioni e le iniziative promozionali dell'Agenzia ICE – per le aziende che ottengono una promozione che attesta le misure che hanno messo in piedi per garantire la conciliazione vita-lavoro dei loro dipendenti con figli. Infine, è prevista la misura per sostenere i dipendenti con un contratto scaduto da lungo tempo.
Il bonus vacanza contrattuale scatta se il contratto collettivo di riferimento è scaduto da almeno un anno. Gli stipendi aumentano automaticamente di una percentuale pari al 30% dell'inflazione in quell'anno. Un piccolo aumento per recuperare, almeno in parte, il potere d'acquisto in attesa che il rinnovo arrivi. In più, il contributo di assistenza contrattuale – che va a chi si occupa dei negoziati – non può più essere erogato dopo un anno dalla scadenza.
Il pacchetto per i rider: accesso con Spid o due fattori, registro di tutte le consegne
C'è anche un ‘pacchetto' di norme che riguardano i rider. Nel decreto si afferma che se ci sono degli "indici di controllo o di eterodirezione esercitati, anche mediante gestione algoritmica", ovvero se il lavoro è diretto da qualcuno o qualche meccanismo, "il rapporto di lavoro si presume di natura subordinata, salvo prova contraria". In sostanza, i rider che lavorano per le piattaforme dovrebbero essere considerati dei dipendenti, come hanno già stabilito diverse sentenze.
Il decreto prevede che i datori di lavoro debbano registrare per ciascun rider "il numero di prestazioni effettuate, l'arco temporale in cui sono effettuate e il comune in cui sono state effettuate". Queste informazioni devono essere messe a disposizione delle autorità competenti, in caso di indagini.
Infine, alcune misure per bloccare il cosiddetto caporalato digitale. Ovvero il fenomeno di persone che hanno un solo account da rider, ma lo fanno usare a più persone diverse. Innanzitutto, "chiunque organizza, promuove, gestisce o trae profitto dalla cessione di account o dall’utilizzo sistematico di account intestati a terzi per l’impiego di lavoratori in condizioni di sfruttamento è punito" applicando la legge sulla "intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro". In più, scatta l'obbligo di far accedere i rider alla piattaforma con Spid o Carta d'identità elettronica. In alternativa le piattaforme potranno decidere di rilasciare un solo account per ciascun codice fiscale, con autenticazione a due fattori. Chi usa l'account di un'altra persona dovrà pagare da 600 a 1200 euro di multa.