Primo Maggio, il governo Meloni frena sugli aumenti di stipendio e rinnova i bonus che ci sono già

Il governo Meloni ha deciso di mettere da parte la prima versione del decreto Primo maggio, quella che fonti di maggioranza avevano diffuso quasi due settimane fa e che prevedeva una serie di misure mirate alle buste paga. Il motivo è che una parte di queste norme aveva sollevato le proteste di sindacati e associazioni datoriali, perché rischiavano di aiutare i cosiddetti ‘contratti pirata'; ma soprattutto che è difficile trovare abbastanza soldi per inserire tutto quanto.
Perciò adesso si riparte con una bozza decisamente più moderata, in vista del Consiglio dei ministri che si riunirà il 30 aprile. Un "provvedimento organico per rafforzare i dati positivi del mondo del lavoro degli ultimi anni", come ha dichiarato la ministra del Lavoro Marina Calderone in una nota. A disposizione ci sarebbero circa 500 milioni di euro, ma si proverà ad alzare la quota almeno fino 800 milioni o un miliardo per fare spazio ad altre misure. Si prevede di rinnovare alcuni bonus per le assunzioni – quelli per giovani e Zes scadono il 30 aprile – e di inserire delle norme a tutela dei rider. Non si parla della loro paga, ma di tutele contro le dinamiche del caporalato, in risposta alle inchieste della Procura di Milano.
Bonus giovani under 35 verso il rinnovo fino a fine anno
Il 30 aprile andranno in scadenza il bonus giovani e il bonus Zes, due misure che il governo Meloni aveva cancellato con l'ultima legge di bilancio, salvo poi recuperarle con il decreto Milleproroghe. Ma solo, appunto, per quattro mesi. Il decreto Primo maggio dovrebbe garantire la loro durata almeno fino alla fine del 2026. Potrebbe anche renderli strutturali, cioè in vigore sempre, senza bisogno di rinnovi continui, ma per farlo servono decisamente più soldi.
Il bonus giovani consiste in uno sconto sui contributi per le aziende che assumono a tempo indeterminato una persona under 35 che non ha mai avuto un posto fisso. Se questa assunzione aumenta il numero complessivo di dipendenti dell'azienda rispetto all'anno prima, lo sgravio vale il 100% dei contributi; se invece non lo fa (magari perché è un'assunzione effettuata per sostituire qualcuno che ha lasciato il posto) vale solo il 70%. La distinzione tra questi due casi potrebbe saltare, con il nuovo decreto, dato che diverse imprese non l'hanno gradita.
Il tetto massimo è comunque di 500 euro al mese, mentre sale a 650 euro al mese nelle Regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria.
Il bonus donne per l'assunzioni di lavoratrici in condizioni di svantaggio è già valido fino alla fine dell'anno – anche questo ripescato con l'ultimo decreto Milleproroghe, a marzo, dato che era saltato in manovra a dicembre. È possibile però che il governo decida di varare una nuova misura riguardante l'occupazione femminile, o di estendere la durata del bonus anche nel 2027. Su questo il governo sta ancora valutando come muoversi, anche in base ai soldi a disposizione.
Il pacchetto per i rider
Le altre norme più significative che dovrebbero finire nel decreto Primo maggio, allo stato attuale, sono quelle che riguardano i rider. I lavoratori delle piattaforme digitali potrebbero ricevere un aiuto non economico, ma giuridico. Si pensa, infatti, di recepire una direttiva europea del 2024 (l'Italia non l'ha ancora messa in atto) che dovrebbe fare sì che, sul piano legale, i rider siano considerati dei dipendenti delle piattaforme, e non lavoratori autonomi. Questo potrebbe spingere, nel tempo, a contratti migliori.
C'è anche l'ipotesi di aggiungere delle tutele contro il caporalato. Obbligare i rider ad autenticarsi, con Spid o con Carta d'identità elettronica (Cie) per evitare che gli account siano gestiti in modo illecito. E prevedere che le aziende debbano registrare sempre le consegne e le paghe in database accessibili, tra l'altro, all'Ispettorato del lavoro. Insomma, non interventi che portano a un incremento delle paghe ma piuttosto correzioni normative per migliorare le condizioni di lavoro, in prospettiva.
Le altre misure per la busta paga in sospeso
Su molte delle altre iniziative che il governo aveva inizialmente inserito nel decreto Primo maggio al momento pende un punto interrogativo. Si era parlato di alzare la soglia esentasse dei fringe benefit a 3mila euro, di rendere strutturale la detassazione sui turni di lavoro straordinario o notturno, di fare la stessa cosa con i premi di produttività e anche con gli aumenti dovuti ai rinnovi di contratto collettivo.
Al momento sembra che le ultime due norme potrebbero rientrare nel decreto: la conferma della detassazione per le somme in più in busta paga che derivano da un rinnovo del contratto collettivo, per tutti coloro che prendono meno di 33mila euro all'anno di stipendio; e la tassazione sui premi di produttività ridotta all'1%, per aumentare il netto e spingere le aziende a utilizzarli in modo più ampio. Tutto però dipenderà dalle risorse che il governo riuscirà a trovare.