Rider sfruttati e sottopagati: “Glovo taglia ancora i compensi. 1,90 euro a consegna”

"Glovo taglia ancora le tariffe: compensi da 1,90 euro a consegna". A denunciarlo, in una nota diffusa, è il sindacato Nidil Cgil parlando di "condotta inaccettabile" – soprattutto alla luce del fatto che pochi mesi fa la Procura di Milano ha disposto una misura cautelate proprio per sfruttamento del lavoro – e chiedendo l'immediato intervento dell'Amministratore giudiziario e Autorità di vigilanza competenti.
Come spiega il sindacato stesso, le segnalazioni raccolte direttamente dai lavoratori e dalle lavoratrici della piattaforma in diverse città italiane, documentano un'ulteriore riduzione delle tariffe riconosciute ai rider, portando i compensi a importi compresi tra 1,90 e 2,60 euro a consegna.
"Si tratta di cifre che – dice Nidil Cgil – già di per sé insufficienti a garantire un reddito dignitoso, risultano ancora più gravi se si considera che Foodinho Srl (società che gestisce il marchio Glovo in Italia) è attualmente sottoposta a controllo giudiziario disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano nell'ambito di un procedimento penale per caporalato e sfruttamento del lavoro".
Secondo il sindacato "a rendere la situazione ancora più critica è la modalità con cui tali tariffe vengono calcolate". Le distanze indicate nell'App, sulla cui base viene determinato il compenso, spiega, non corrispondono ai chilometri che i rider percorrono effettivamente per completare la consegna. I percorsi reali, vincolati dalla viabilità urbana, dalla conformazione del territorio e dalle indicazioni algoritmiche della piattaforma, sono sistematicamente più lunghi di quelli su cui viene parametrato il pagamento.
"Il risultato è un compenso già esiguo che risulta ulteriormente eroso rispetto alla prestazione concretamente effettuata".
"Chiediamo all'amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Milano – afferma la segretaria nazionale della Nidil Roberta Turi – di valutare con la massima urgenza la compatibilità delle nuove tariffe con i propri obblighi di vigilanza. Nidil, continuerà a fare tutto il possibile, nelle sedi sindacali, legali e pubbliche, per cambiare le condizioni di questi lavoratori e di queste lavoratrici. Perché i rider non sono ingranaggi di un algoritmo: sono persone che lavorano, che hanno dei diritti, e che meritano una retribuzione conforme alla Costituzione italiana".
Una situazione, questa in cui versano i rider, davvero al limite come confermato a Fanpage.it anche da Mario Grasso, della Uiltucs nazionale, che da tempo segue le vertenze dei rider e le condizioni di lavoro nel settore del food delivery, denunciando situazioni di precarietà e criticità. "Alla fine del mese di aprile – dice Grasso – si terrà un tavolo di confronto con AssoDelivery, l'associazione che rappresenta le principali piattaforme digitali, per fare il punto della situazione e valutare come muoversi".