Il 19enne arrestato per l’omicidio di Gianluca Ibarra a Milano: “Sono un Latin King ed ero lì, ma non l’ho ucciso io”

"Non ho ammazzato io Ibarra. Ero lì, ma avevo solo una pietra in mano". Si è difeso così Jefferson Smit Echevarra Verano, il 19enne arrestato il 5 giugno con l'accusa dell'omicidio volontario aggravato di Gianluca Ibarra Silvera accoltellato a morte la sera del 26 maggio alla stazione ferroviaria di Milano Certosa. Il ragazzo, interrogato dalla giudice per le indagini preliminari Sara Cipolla, ha confermato di far parte "da tempo dei Latin Kings" e ha raccontato di uno scontro avvenuto quello stesso pomeriggio con i rivali della Mara Salvatrucha, la MS13. Verano ha dichiarato di non sapere "se Ibarra faceva parte degli Ms13", cosa smentita più volte dalla famiglia, ma ha sostenuto che si trovava insieme a "tre, quattro persone armate di bottiglie spaccate". La gip ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere come richiesto dal pm Elio Ramondini.
Un "regolamento di conti" tra Latin Kings e MS13
Verano è uno dei due giovani destinatari del decreto di fermo della Procura con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal numero degli aggressori. L'altro risulta ancora irreperibile. Stando a quanto ricostruito finora dagli investigatori della Squadra mobile della polizia, lo scorso 26 maggio in 17, tutti giovani d'età compresa tra i 19 e i 22 anni, hanno aggredito Ibarra, suo fratello e un loro amico tra i binari della stazione Milano Certosa. Il 22enne, nato a Milano da una famiglia dell'Ecuador, era stato raggiunto da numerose ferite d'arma da taglio, una delle quali gli ha reciso l'arteria femorale uccidendolo.
Secondo la Procura, a colpire mortalmente Ibarra sarebbe stato proprio Verano. Il 19enne, di origine peruviana, si trova in carcere dallo scorso 5 giugno. Difeso dall'avvocato Stefano Afrune, il giovane ha messo a verbale di far parte dei Latin Kings e ha raccontato quanto sarebbe accaduto quel giorno. Intorno alle 17 del 26 maggio, i LK si sarebbero scontrati con un gruppo della gang rivale Mara Salvatrucha "per una serie di pestaggi dei giorni precedenti". Una sorta di "regolamento di conti" che sarebbe proseguito anche la sera.
"Non l'ho ucciso io"
Poco dopo le 21, ha raccontato sempre il 19enne, ci sarebbe stato un secondo scontro nella zona della stazione Milano Certosa, dove i membri della MS13 starebbero "stabilmente". Verano ha raccontato "di tre, quattro: sono stati loro quella sera a spaccare le bottiglie e a venirci contro", aggiungendo di non sapere "se Ibarra faceva parte degli Ms13", ma sostenendo che "era nel secondo gruppo della sera". Il 19enne ha anche escluso l'ipotesi dell'aggressione come parte di un "rito di iniziazione" e dichiarato di non essere stato lui a sferrare la coltellata letale, "perché avevo solo una pietra in mano".
Il difensore di Verano, l'avvocato Afrune, ha sottolineato ci sarebbero solo immagini di lui mentre "sale e scende le scale per attraversare i binari" e che chiederà per il suo assistito la misura cautelare dei domiciliari. Secondo la Procura, invece, avrebbe inferto almeno quattro coltellate alla vittima e sarebbe stato riconosciuto attraverso testimonianze e fotografie.