Omicidio Gianluca Ibarra, l’avvocato del 19enne arrestato: “La giudice ha confermato l’errore di persona”
"Non ho ammazzato io Ibarra. Ero lì, ma avevo solo una pietra in mano". Si è difeso così Jefferson Smit Echevarra Verano, il 19enne arrestato il 5 giugno con l'accusa dell'omicidio volontario aggravato di Gianluca Ibarra Silvera accoltellato a morte la sera del 26 maggio alla stazione ferroviaria di Milano Certosa. Il ragazzo, interrogato dalla giudice per le indagini preliminari Sara Cipolla, ha confermato di far parte "da tempo dei Latin Kings" e ha raccontato di uno scontro avvenuto quello stesso pomeriggio con i rivali della Mara Salvatrucha, la MS13. Verano ha dichiarato di non sapere "se Ibarra faceva parte degli Ms13", cosa smentita più volte dalla famiglia, ma ha sostenuto che si trovava insieme a "tre, quattro persone armate di bottiglie spaccate". La gip ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere come richiesto dal pm Elio Ramondini.
Nel 2025 Echevarria Verano era già finito al centro di guai giudiziari per una violenta aggressione con mazze da baseball l'anno precedente. Agli investigatori che stanno ricostruendo i suoi precedenti, infatti, risulta come in data 17 aprile 2025 gli fosse stata notificata una misura di permanenza domiciliare (gli ‘arresti domiciliari' per i minorenni) emessa dal Tribunale per i Minorenni di Milano. Il 19enne aveva eletto come domicilio una comunità di Urbino in cui in quel momento si trovava in ottemperanza, evidentemente, ad altre decisioni giudiziarie.
Dal provvedimento del Tribunale milanese emerge che il ragazzo era indagato, insieme con altri tre coetanei di origine sudamericana, tutti Latin Kings, nell'aggressione a un giovane avvenuta l'8 gennaio 2024 a Vimodrone (Milano). Una spedizione punitiva nata dalla lite per una ragazza, nel corso della quale la vittima era stata colpita selvaggiamente anche con mazze da baseball, una delle quali si era addirittura spezzata sulla sua testa. Il soprannome di Echevarria Verano nella gang era ‘Bellako' che è il nome di una band spagnola e significa ‘il vigliacco'.
Un "regolamento di conti" tra Latin Kings e MS13
Verano è uno dei due giovani destinatari del decreto di fermo della Procura con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal numero degli aggressori. L'altro risulta ancora irreperibile. Stando a quanto ricostruito finora dagli investigatori della Squadra mobile della polizia, lo scorso 26 maggio in 17, tutti giovani d'età compresa tra i 19 e i 22 anni, hanno aggredito Ibarra, suo fratello e un loro amico tra i binari della stazione Milano Certosa. Il 22enne, nato a Milano da una famiglia dell'Ecuador, era stato raggiunto da numerose ferite d'arma da taglio, una delle quali gli ha reciso l'arteria femorale uccidendolo.
Secondo la Procura, a colpire mortalmente Ibarra sarebbe stato proprio Verano. Il 19enne, di origine peruviana, si trova in carcere dallo scorso 5 giugno. Difeso dall'avvocato Stefano Afrune, il giovane ha messo a verbale di far parte dei Latin Kings e ha raccontato quanto sarebbe accaduto quel giorno. Intorno alle 17 del 26 maggio, i LK si sarebbero scontrati con un gruppo della gang rivale Mara Salvatrucha "per una serie di pestaggi dei giorni precedenti". Una sorta di "regolamento di conti" che sarebbe proseguito anche la sera.
"Non l'ho ucciso io"
Poco dopo le 21, ha raccontato sempre il 19enne, ci sarebbe stato un secondo scontro nella zona della stazione Milano Certosa, dove i membri della MS13 starebbero "stabilmente". Verano ha raccontato "di tre, quattro: sono stati loro quella sera a spaccare le bottiglie e a venirci contro", aggiungendo di non sapere "se Ibarra faceva parte degli Ms13", ma sostenendo che "era nel secondo gruppo della sera". Il 19enne ha anche escluso l'ipotesi dell'aggressione come parte di un "rito di iniziazione" e dichiarato di non essere stato lui a sferrare la coltellata letale, "perché avevo solo una pietra in mano".
Il difensore di Verano, l'avvocato Afrune, ha sottolineato ci sarebbero solo immagini di lui mentre "sale e scende le scale per attraversare i binari". Come ha spiegato a Fanpage.it, il 19enne avrebbe percorso il sottopassaggio insieme a pochi altri, mentre il reso del gruppo avrebbe attraversato direttamente i binari. Sempre secondo la sua versione, quando Verano è arrivato vicino a Ibarra, lo avevano già ferito una trentina di volte. Secondo la Procura, invece, avrebbe inferto almeno quattro coltellate alla vittima e sarebbe stato riconosciuto attraverso testimonianze e fotografie. Per la difesa, resta da capire anche in che modo il fratello di Ibarra sia riuscito a riconoscere Verano da lontano, in mezzo a 17 persone.
La gip conferma la ricostruzione dello "scambio di persona"
Secondo la giudice Cipolla, che ha convalidato l'arresto di Verano e disposto la custodia cautelare in carcere, la ricostruzione fornita dall'indagato non sarebbe "credibile" e, al contrario, "formulata solo per scaricare le sue responsabilità". Ha confermato, invece, la tesi formulata dalla Procura sullo "scambio di persona" e sul fatto che Ibarra "fosse totalmente estranea alle dinamiche delle pandillas". Lo ha spiegato l'avvocato Afrune al termine dell'interrogatorio, aggiungendo che ora si rivolgerà al Tribunale del Riesame per chiedere per il suo assistito la misura cautelare dei domiciliari: "Ha detto di essere arrivato tra i binari quando l'azione era finita e sui suoi vestiti non ci sono tracce di sangue".
È stato confermato, anche, che lo scenario di fondo è lo scontro tra Latin Kings e MS13. "Fin dal giorno dopo l'omicidio ha ricevuto gravi minacce dalla pandillas rivale contro lui e famiglia", ha spiegato Afrune: "Non ha saputo dire se Ibarra appartenesse o meno agli MS13, ma secondo lui una vicinanza c'era".