Una residente di zona Certosa dopo l’omicidio del 22enne: “Il Comune sapeva del degrado in stazione, ci ha ignorati”

"Come ogni altra stazione periferica, anche in quella di Certosa transitano tante persone ogni giorno e alcune di loro rimangono generando situazioni di disagio e abbandono. Il quartiere si era attivato mesi fa con una petizione per chiedere un presidio costante, ma la risposta del Comune è stata estremamente blanda. In pratica un elenco-spot di attività fatte in passato, senza alcuna proposta per il futuro, c'è stata negligenza". A parlare a Fanpage.it è una residente della zona periferica nord-ovest di Milano, tra i quartieri di Quarto Oggiaro e Musocco, all'indomani della morte di Gianluca Ibarra Silvera. Il 22enne era stato accerchiato e ucciso a coltellate da almeno una decina di giovani nella notte tra martedì e mercoledì 27 maggio proprio sulla banchina della stazione Certosa. "Non ho notato gruppi organizzati o realtà criminali strutturate", ha raccontato ancora la residente, "piuttosto degrado e abbandono".

L'ipotesi delle gang sudamericane
I responsabili della morte di Ibarra sono ancora a piede libero. Il 22enne, nato a Milano da genitori di origini ecuadoriane, lavorava nella ditta dello zio e si occupava di allestimenti per fiere. Incensurato, la sera di martedì 26 maggio stava tornando a casa insieme al fratello 20enne e un amico 33enne, quando almeno dieci giovani, anche loro probabilmente di origine sudamericana, li hanno accerchiati e aggrediti. Ibarra è stato raggiunto da una ventina di coltellate, soprattutto alle gambe, e una di queste gli ha reciso l'arteria femorale uccidendolo.
Le indagini su quanto accaduto sono state affidate alla Squadra mobile e sono coordinate dal pm Elio Ramondini. Stando a quanto emerso finora, anche attraverso la testimonianza del padre di Ibarra, è possibile che gli aggressori facciano parte delle pandillas, gruppi riconducibili a gang latine di livello internazionale come la Mara Salvatrucha o i Latin King. Alcuni di loro, dopo l'accoltellamento, sono saliti su un treno diretto a Treviglio (Bergamo), ma sarebbero scesi già alla stazione di Villapizzone, in passato al centro proprio di indagini legate alle organizzazioni criminali sudamericane.
"Il Comune è stato negligente, poteva attivarsi prima"
Secondo Laura (nome di fantasia), il Comune di Milano avrebbe avuto a disposizione tutti gli elementi per poter intervenire prima che questa tragedia avvenisse. Lo scorso novembre, infatti, alcuni residenti della zona Certosa-Musocco avevano fatto partire una petizione online che in poco tempo ha raccolto più di mille firme, arrivando così sui tavoli di Palazzo Marino. La richiesta della popolazione era di avviare un presidio 24 ore su 24 da parte delle forze dell'ordine all'interno della stazione e nei luoghi adiacenti. "C'è un forte senso di insicurezza e degrado", ha spiegato Laura, "abbiamo chiesto di studiare un piano di controllo come è già stato fatto in zona Nolo, in viale Padova o viale Monza. Abbiamo manifestato la nostra preoccupazione, ma il Comune non l'ha minimamente considerata".
La petizione, infatti, ha ricevuto risposta da parte del Comitato Sicurezza del Comune. Questa, però, è stata vista come "solo un elenco-spot di attività fatte in passato, senza alcuna proposta di un piano prospettico per un futuro presidio", ha continuato Laura: "C'è stata una falla, c'è stata negligenza. Nonostante la partecipazione attiva dei cittadini per arrivare a un cambiamento, non c'è stato ascolto".
Per quanto riguarda l'ipotetica presenza di gang attorno alla stazione, chi osserva dall'esterno non si accorge di una qualche organizzazione strutturata. "Come ogni stazione periferica, che fa da snodo a diversi treni, per Certosa transitano tante persone ogni giorno. Magari chi non ha niente da fare resta", ha concluso Laura: "Non ho notato realtà criminali con un'identità precisa, ma comunque se la zona non viene presidiata, la situazione degenera rapidamente nell'abbandono e nel degrado".