Proteste al Cpr di Milano, bruciati materassi: la tensione esplosa dopo l’ennesimo tentativo di suicidio

Immagine
Un'immagine dei materassi bruciati nel Cpr (Fonte: NoCpr)
Ancora un tentativo di suicidio nel Cpr di via Corelli a Milano. Un ragazzo di 26 anni ha provato a togliersi la vita ed è stato salvato. Gli altri trattenuti hanno fatto esplodere una protesta bruciando alcuni materassi.

Qual è il limite da dover travalicare per fare in modo che un contesto, un ambiente, una situazione siano considerati inumani? È la domanda che ci poniamo ogni giorno che leggiamo o sentiamo quelle poche notizie che riescono a uscire dalle mura dei centri di permanenza per i rimpatri. Qualche volta quelle storie riusciamo anche a vederle: alcune persone trattenute all'interno riescono a catturare momenti di dolore e disumanità. Riescono a farle solo quelle che si trovano nel Cpr di via Corelli a Milano. L'unico dove è possibile avere con sé telefoni che riprendono, giorno dopo giorno, attimi strazianti. Immagini che poi vengono affidate ad associazioni o reti di attivisti che permettono a tutti noi di poter essere costantemente aggiornati. Ricordiamo che per arrivare nei Cpr basta non avere i documenti necessari a soggiornare in Italia, anche se questi sono stati richiesti o sono in attesa di regolarizzazione.

Proprio ieri sera la rete Noaicpr – Mai più lager ha condiviso la notizia che attorno alle 17 è esplosa una protesta all'interno delle mura di via Corelli. Dopo che un ragazzo di 26 anni ha cercato di togliersi la vita, è partito un rogo poi subito spento. La storia del 26enne, che è stato soccorso dagli operatori sanitari del 118 in codice rosso, salvato e portato poi in ospedale in codice giallo, è l'ennesima. Come raccontato da Noaicpr – Mai più lager a Fanpage.it, all'interno del Cpr si registrano almeno tre tentativi di suicidio al giorno a cui si aggiungono i gesti autolesionisti. Corde, lamette, lacci sono solo alcuni degli strumenti utilizzati per compiere il gesto perché stanchi delle condizioni in cui sono costretti a vivere o come atto estremo di protesta. Negli anni c'è stato anche chi si è cucito la bocca con fil di ferro.

E i motivi sono le torture e le privazioni vissute all'interno. Per esempio, dire che le condizioni igienico-sanitarie all'interno di Corelli siano precarie è un eufemismo. Docce sporche, materassi luridi, piccioni che volano ovunque. E a questo si aggiungono cibo scadente e spesso scaduto, somministrazione eccessiva di psicofarmaci e carenze nell'assistenza sanitaria: anni fa, sono state pubblicate immagini di ragazzi che barcollano nei cortili o le foto del cibo con vermi. A raccontarlo e denunciarlo non sono solo le associazioni, ma anche le stesse persone trattenute. A Fanpage.it lo ha raccontato Alì, che è stato trattenuto lì e ha disegnato una mappa di quei luoghi. Ma lo ha testimoniato anche un'inchiesta della Procura di Milano.

Video thumbnail

E, nonostante le denunce e le indagini degli inquirenti, la situazione non è cambiata. E proprio per questo motivo, è plausibile pensare che il 26enne abbia tentato il suicidio e che i suoi compagni abbiano poi appiccato, attorno alle 18, l'incendio bruciando alcuni materassi. A seguito del rogo (poi spento dai vigili del fuoco contattati e arrivati sul posto) si è alzata una densa nube di fumo. Nessuna persona è rimasta intossicata. L'appello di chi è imprigionato là dentro, anche attraverso questa protesta, risuona però forte. Nonostante quasi nessuno, soprattutto del mondo della politica, voglia coglierlo.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views