Case popolari a Milano, un dipendente Aler: “Pochi alloggi a bando per darne il meno possibile agli indigenti”

Sono decine, da anni, le segnalazioni che arrivano alla redazione di Fanpage.it su malfunzionamenti, degrado, situazioni di pericolo, che le inquiline e gli inquilini delle case popolari – di tutta la Lombardia, ma soprattutto di Milano – vivono ogni giorno. Nel solo capoluogo lombardo (territorio comunale) ci sono 63mila alloggi popolari, di cui 27.706 di proprietà del Comune e 35.303 di Aler, l'Azienda Lombarda di edilizia residenziale. Quest'ultima è il più importante soggetto italiano – per numero di immobili posseduti e di inquilini che vi risiedono – per la gestione delle case popolari ed è proprio da Aler, o meglio dal suo interno, che è partito il nostro viaggio alla ricerca di risposte a domande tanto semplici quanto, finora, lasciate sospese.
Per capire nel profondo le criticità di un ente pubblico che funziona anche come azienda ci siamo rivolti a un dipendente di Aler che, per ovvie ragioni, ci ha chiesto di rimanere anonimo. "Da interno – ci ha detto – provo una grande frustrazione: le migliaia di inquilini che vivono nei nostri stabili non hanno in Aler un interlocutore, come invece dovrebbe avere qualsiasi locatario con il proprietario di casa".
La voragine finanziaria di Aler
Cos'è Aler? Nata nel 1908 come Iacp, Istituto per le Case Popolari, per volontà del Comune di Milano, dal 1996 è passata, insieme ad altri Iacp lombardi, dalla gestione comunale a quella regionale, assumendo il nome attuale: Azienda Lombarda per l'edilizia residenziale. Aler, appunto.

Ci sono cinque Aler in tutta la Lombardia: Aler Milano, Aler Pavia-Lodi, Aler Brescia-Cremona-Mantova, Aler Bergamo-Lecco-Sondrio, Aler Varese-Como-Monza Brianza, ognuna delle quali è finanziata da Regione Lombardia con fondi che non riescono però a coprirne il fabbisogno. "Sono aziende che non hanno la capacità di sostenersi da sole – ci dice il nostro insider -. Parlando di Aler Milano, il finanziamento che dà Regione Lombardia è come in una proporzione: su 10 di fabbisogno ciò che viene dato ad Aler Milano è 2".
Per comprendere da dove hanno origine i problemi che affliggono le migliaia di persone (200mila solo a Milano) residenti nelle case popolari di Aler bisogna partire infatti dai numeri e dai bilanci. Nel 2024, per esempio, Aler Milano ha ricevuto dal Pirellone stanziamenti per 83 milioni, cifra che però non riesce a tamponare le costanti perdite dell’azienda, la quale, nello stesso anno, registra un debito verso i fornitori di 103 milioni su un totale di 141 milioni a livello regionale.
![I debiti delle Aler verso i fornitori [Rapporto annuale 2024 al Consiglio regionale]](https://staticfanpage.akamaized.net/wp-content/uploads/sites/29/2026/05/debiti-aler.jpg)
Spiega il dipendente: "Un tempo c'erano i fondi Gescal [fondi della Gestione Case per i Lavoratori, cioè contributi, attivi a livello nazionale dal 1963 al 1998 e destinati alla costruzione e assegnazione di alloggi popolari per i lavoratori, finanziati tramite un'aliquota dello 0,35 % a carico del lavoratore e dello 0,70% a carico del datore di lavoro, ndr], che intervenivano con un prelievo, sotto forma di contributi, dagli stipendi di alcune categorie di lavoratori. Poi una sentenza della Corte costituzionale ha di fatto annullato questo meccanismo e il controllo, nonché il finanziamento, delle Aler è passato alla Regione".
Dal 1996 quindi è Regione Lombardia che possiede e prende decisioni sul patrimonio immobiliare delle Aler: "È certamente una questione di volontà politica", precisa il dipendente. Il risultato è una progressiva voragine finanziaria: "Le perdite di Aler Milano si attestano in media attorno ai 30 milioni all'anno – ci dice l'insider – e questa è la ragione principale per cui tanti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria non vengono fatti, o almeno non in tempi ragionevoli, con un conseguente e costante degrado del patrimonio".
È la stessa Aler Milano, nel piano di sostenibilità 2026, trasmesso alla Giunta regionale, a mettere nero su bianco questa situazione: "Al 31/12/2025 – si legge nel documento – l'Azienda registrava un saldo negativo di cassa pari a 27,6 milioni di euro […]. Per l'ultimo bimestre del 2025, a fronte di entrate previste per 19 milioni, sono attese uscite per 36,5 milioni, di cui 31,2 milioni riguardano pagamenti inderogabili e 5,3 milioni pagamenti urgenti. Il saldo negativo previsto per il 31/03/2026 è pari a 27,7 milioni".

"Da tempo – è scritto nel piano – non essendo in grado di far fronte a tutte le scadenze, l'Azienda ha operato scelte di priorità nei pagamenti per evitare azioni esecutive da parte dei creditori. […] Di conseguenza, l'Azienda ha dovuto sospendere alcuni pagamenti amministrativi e valutare misure di contenimento della spesa corrente, con possibili effetti sulla riduzione di alcuni servizi all'utenza, quali manutenzione ordinaria, cura del verde e pulizia degli stabili".
Le non-risposte agli inquilini
"Io – continua il dipendente Aler – so quali risposte posso o non posso dare agli inquilini che chiamano i nostri uffici per lamentare problemi e disservizi. Nella maggior parte dei casi, mancando i soldi, siamo costretti a rimanere sul vago, perché di fatto non ci sono le risorse per mettere a posto ascensori che non funzionano, citofoni e tubature rotte, cortili invasi dall'immondizia".
Clara Cristiani, per esempio, ha 90 anni e vive in un palazzo Aler a Milano: "Abito qui dal 1996 – ci racconta – e mi sono sempre accontentata, pagando tutti i mesi l'affitto. Il problema, adesso che sono costretta a muovermi con la carrozzina, è l'ascensore: si rompe in continuazione e non lo aggiustano, per questo sono prigioniera in casa. Se chiamo dicono che solleciteranno, ma l'ascensore rimane sempre lì, spento. A chi sollecitano?".

Anche gli abitanti di uno dei diversi complessi Aler nel quartiere Corvetto, a sud della città, non se la passano bene. Periodicamente i tombini davanti alle loro abitazioni sversano liquame maleodorante, creando una situazione invivibile tanto per la puzza quanto, soprattutto, per l'insalubrità dell'aria: "Ormai è più di un mese che ci sono questi sversamenti – racconta Ester Mangialetto, che passa ogni giorno nel condominio, dove abitano i genitori -. Dopo settimane si sono decisi a ripulire i tombini, ma il problema è ciclico. È una condizione insostenibile e Aler in tutto questo non ci dà risposte".

Debiti verso i fornitori
Sempre in tema di incuria e degrado, Grazia Casagrande, presidente del comitato di case popolari dei quartieri milanesi Calvairate-Molise-Ponti ci segnala la presenza invasiva di topi negli stabili della zona Molise: "Questi roditori sono di grosse dimensioni, hanno scavato gallerie e agiscono indisturbati, scavando vere e proprie gallerie".

I topi hanno trovato il loro ambiente naturale tra lo sporco e l'immondizia che regna nei cortili: "L'impresa di pulizie precedente – dice Casagrande – faceva lavorare i suoi dipendenti per otto ore al giorno, quella nuova, sempre assoldata da Aler, per cinque. Evidentemente puliscono meno".
E qui entra in gioco la questione appalti e fornitori, già anticipata in relazione al piano di sostenibilità 2026: "Abbiamo tante imprese che lavorano per noi e che aspettano di essere pagate", rivela l'insider di Aler . E il debito verso i fornitori – lo ricordiamo – stando all'ultimo bilancio consuntivo reso disponibile (quello del 2024) arriva, nel totale, a oltre 103 milioni (il totale delle Aler lombarde è di 143 milioni), con una crescita del 21% rispetto al 2021.
Case vuote, anni in lista d'attesa
Al problema dell’incuria si affianca quello degli appartamenti sfitti. A Milano, si legge nella relazione del collegio sindacale al bilancio consuntivo 2024 (quello del 2025 non è ancora stato reso disponibile) ci sono 8.155 case Aler sfitte, numero che però, secondo la relazione presentata dalla consigliera regionale Dem Carmela Rozza, sarebbe ampiamente sottostimato e arriverebbe addirittura a 11.584 immobili vuoti. Interpellata da Fanpage.it, Aler Milano dichiara, al 31 dicembre 2025, 6.088 sfitti in totale sul territorio cittadino. Di questi, tuttavia, secondo l'ente solo 1.150 saranno assegnabili come servizi abitativi pubblici [Sap] nel 2026.
Tutto questo in una città dove l’emergenza abitativa è un tema sempre più urgente. La conseguenza sono i tempi infiniti per ottenere un alloggio: nel 2024, nel capoluogo lombardo, le richieste di case popolari sono state oltre 24mila, a fronte delle quali sono però avvenute solo poco più di 700 assegnazioni tra Aler e Comune.
"Il 90% di chi fa domanda per una casa popolare – spiega Grazia Casagrande – deve aspettare minimo quattro, cinque, sei anni. E spesso sono persone con minori a carico, anziani, invalidi. Fanno domanda a tutti i bandi, ma la casa non arriva".
Il perché torniamo a chiederlo all'insider: "È un metodo consolidato, che io definisco diabolico – commenta -. Gli appartamenti ci sarebbero, il fatto è che per legge il 20% degli alloggi messi a bando devono essere assegnati a nuclei in stato di indigenza, cioè con Isee che non supera i tremila euro. È ovvio che da questi inquilini sarà molto difficile riscuotere un canone, il che significa deficit economico per l'azienda. Per ovviare quindi a questo problema, vista la situazione finanziaria di Aler, si riducono gli alloggi messi a bando".
"Cioè – spiega meglio il dipendente – se rendessimo disponibili tutte le migliaia di alloggi vuoti, darne il 20% agli indigenti sarebbe insostenibile da un punto di vista economico, se però ne mettiamo per ciascun bando 200, 300, 400, ecco allora che la proporzione diminuisce e diventa più sostenibile".
In pratica, visto che Aler deve dare per legge il 20% degli alloggi a chi ha un Isee che non supera i tremila euro e che quindi con ogni probabilità non riuscirà a corrispondere l’affitto, per limitare il danno economico che ne deriverebbe riduce il numero di appartamenti inclusi nei vari bandi annuali, così da diminuire in proporzione anche la quota di case per gli indigenti.
Per chi sono le case popolari?
Se il problema – che è comunque prima di tutto politico, sociale e culturale – viene confinato al solo lato finanziario, Aler sembrerebbe dirigersi verso una soluzione precisa: destinare parte del patrimonio all'ottenimento di nuove entrate.
La prima strategia per farlo sono le vendite, che dovrebbero garantire, anche se in maniera discontinua, un afflusso annuo di diversi milioni per ciascuna Aler lombarda. "Negli ultimi anni – ammette il dipendente – si è scelta la strada più semplice per tenere in piedi l'azienda, quella cioè di vendere parte del patrimonio. Ma così facendo si riduce ancora di più la capacità di risposta abitativa".
Ma le vendite non sono l'unico modo in cui l'ente tenta di risollevarsi dal profondo rosso. Esiste infatti il piano di valorizzazione, che in sintesi corrisponde al cosiddetto housing sociale, cioè destinare parte del patrimonio abitativo pubblico a chi può permettersi canoni di affitto più elevati. Parliamo di studenti, infermieri, forze dell’ordine, famiglie con Isee tra i 16mila e i 40mila euro, a cui Aler chiede affitti mensili che a Milano e nell’hinterland possono superare i 700 euro, contro un canone medio in edilizia popolare di 170 euro.
"In pratica – conclude l'insider -, l'unico modo che abbiamo trovato per poter sopravvivere è dedicarci a un'altra fetta di popolazione, non quella che ha più bisogno di una casa, ma quella che può pagare di più".