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Presunti pestaggi a Opera

Umiliazioni nel carcere di Opera a Milano, un detenuto: “Mia madre costretta a spogliarsi e a fare flessioni”

Parenti umiliati durante i colloqui nel carcere di Opera: una nuova lettera denuncia presunti controlli invasivi e degradanti. “Mia madre costretta a spogliarsi e a fare delle flessioni”, ha riferito un detenuto recluso nell’Istituto milanese.
A cura di Giulia Ghirardi
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(immagine di repertorio)
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Parenti costretti a subire umiliazioni durante i colloqui. È questo il centro dell'ultima segnalazione contenuta in una lettera scritta da un detenuto del carcere di Opera, indirizzata all'Associazione Quei Bravi Ragazzi Family, che Fanpage.it ha potuto visionare.

A differenza delle ultime lettere ricevute dalla redazione – che segnalavano presunte violenze e abusi all'interno dell'Istituto penitenziario milanese – all'interno dell'ultima missiva non si parla più soltanto di ciò che accadrebbe dentro le celle, ma anche di ciò che si verificherebbe fuori, o meglio, a chi prova a entrare per fare visita ai propri cari durante i colloqui.

"Umiliazioni durante i colloqui": la lettera

All'interno della lettera visionata da Fanpage.it, Marco (nome di fantasia) ha raccontato di presunti controlli invasivi e degradanti durante uno degli ultimi colloqui con la madre e la moglie. "Quando le ho viste mi sono accorto subito che qualcosa non andava", ha esordito, riportando quanto poi riferitogli dalle due donne.

La madre, affetta da diverse patologie e costretta a indossare mutande assorbenti per l'incontinenza, sarebbe stata "fatta spogliare", e le sarebbe stato imposto di "togliere le mutande assorbenti per fare delle flessioni". Una procedura che, oltre a essere invasiva, apparirebbe profondamente "umiliante". "Anche a mia moglie hanno chiesto di fare la stessa cosa", ha aggiunto Marco. "Ho chiesto spiegazioni e mi è stato detto essere una procedura normale, eppure non era mai successo prima nulla di simile". La conseguenza, però, è immediata: i colloqui si diradano. "Il recluso sono io, non i miei cari", ha concluso Marco, sintetizzando il senso di "ingiustizia" percepito.

Un racconto che oggi, a Opera, pesa più che altrove. Questo perché, ormai da mesi, il carcere milanese è finito al centro di numerose denunce e segnalazioni: testimonianze di presunti pestaggi, di detenuti lasciati nudi in cella, impossibilitati persino a pulire il sangue dopo le presunte violenze subite. Un "racconto dell'orrore" che, dopo la pubblicazione della nostra inchiesta, è diventato oggetto di un'interrogazione parlamentare e che, al momento, sarebbe al vaglio dell'autorità giudiziaria: se confermato, configurerebbe un quadro di gravissime violazioni dei diritti umani, e la testimonianza di Marco sarebbe soltanto l'ultimo tassello.

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