Ultraleggero precipita tra le case a Valbrembo, dal guasto al motore all’urto con un palo: l’analisi dell’esperto

A distanza di alcuni giorni dallo schianto dell'ultraleggero precipitato tra le strade di Valbrembo, in provincia di Bergamo, non lontano dalla scuola di volo Cantor Air, lo scorso 1 giugno, restano ancora molti interrogativi sulle cause dell'incidente costato la vita all'istruttore di volo Daniel Taino, 26 anni, e che ha provocato il ferimento dell'allievo di 19 anni, ora ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
Gli investigatori dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (Ansv) hanno già avviato gli accertamenti per ricostruire gli ultimi istanti del volo e chiarire che cosa sia accaduto durante l'attività di addestramento. Al momento, le ipotesi principali sono due: un possibile urto contro un palo dell'illuminazione pubblica dopo una manovra di touch and go oppure una "piantata del motore" che avrebbe impedito ai piloti di mantenere la quota necessaria per evitare gli ostacoli.
Per comprendere meglio i possibili scenari che gli inquirenti stanno valutando, Fanpage.it ne ha parlato con Danilo Recine, Comandante e Vicepresidente ANPAC (Associazione Nazionale Professionale Aviazione Civile). Secondo l'esperto, al momento non esistono elementi sufficienti per stabilire quale delle due ricostruzioni sia quella corretta. Tuttavia, "entrambe sono confermabili e analizzabili".
La spiegazione dell'esperto
"Se il velivolo avesse colpito un ostacolo prima della caduta, i rilievi tecnici dovrebbero consentire di accertarlo", ha spiegato Recine a Fanpage.it. "Allo stesso modo, eventuali anomalie o una piantata del motore dovrebbero emergere dall'analisi dei resti dell'aereo o dalle evidenze raccolte dagli investigatori".
Quello che sembra essere certo è che, poco prima dello schianto, i due erano impegnati in una sessione di addestramento che prevedeva manovre di touch and go, "una procedura standard utilizzata nelle scuole di volo per esercitare gli atterraggi", ha commentato il comandante. "L'aereo tocca la pista, rallenta e riparte immediatamente per effettuare un nuovo circuito, ripetendo più volte la sequenza sotto autorizzazione dell'ente di controllo del traffico aereo".
Proprio questa fase del volo potrebbe rivelarsi decisiva per comprendere la dinamica dello schianto. Se, infatti, fosse confermata la cosiddetta "piantata del motore", cioè l'improvviso spegnimento dell'unico propulsore, l'equipaggio si sarebbe trovato ad affrontare una situazione d'emergenza particolarmente complessa. Recine ha, infatti, sottolineato che si tratta di un "evento raro e non della normalità operativa" che, quando si verifica, richiede una reazione immediata.
In caso di perdita di potenza, infatti, un velivolo monomotore "non può più mantenere autonomamente la quota", ha spiegato il Vicepresidente ANPAC a Fanpage.it. "Il pilota deve conservare la velocità necessaria al volo planato e, contemporaneamente, individuare un'area sicura dove effettuare un atterraggio di emergenza". Ogni velivolo, però, "possiede una propria efficienza di planata: maggiore è la quota disponibile, maggiori sono le possibilità di raggiungere una zona adatta all'atterraggio".
La situazione, però, cambia radicalmente quando il problema si verifica a bassa quota, come può accadere durante le fasi di decollo o atterraggio. "In quel caso il margine di manovra si riduce drasticamente", ha aggiunto Recine. "L'aereo dispone di poca energia e di pochissimo tempo per consentire ai piloti di valutare le opzioni disponibili e tentare una riaccensione del motore, prevista dalle procedure di emergenza".
Resta anche da capire se l'equipaggio abbia avuto il tempo di lanciare una richiesta di soccorso. In presenza di un'emergenza, il pilota può infatti trasmettere il segnale internazionale "Mayday" sulla frequenza radio dedicata, comunicando posizione e natura del problema. "Questo permette agli enti di controllo di attivare immediatamente la macchina dei soccorsi", ha concluso il comandante. "Tuttavia, tutto dipende da quanto tempo si ha a disposizione e dalla fase del volo in cui si verifica l'eventuale avaria".
Per il momento, dunque, le cause dell'incidente restano aperte. Solo l'analisi tecnica dei rottami, delle tracce lasciate sul luogo dello schianto e delle eventuali comunicazioni radio consentirà di stabilire se il velivolo abbia urtato un ostacolo durante la manovra oppure se a provocare lo l'incidente sia stato un improvviso problema al motore.