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Presunti pestaggi a Opera

Abusi nel carcere di Opera, depositate altre due interrogazioni: “In 4 mesi nessuna verifica, cosa fa Nordio?”

Fanpage.it ha ricevuto una lettera dal carcere di Opera nella quale si denunciano nuovi abusi. Nel mentre, sono state depositate due nuove interrogazioni indirizzata al ministro Nordio: “Perché nulla è stato fatto? Perché il Dap non ha fatto verifiche?”.
A cura di Giulia Ghirardi
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C'è un momento in cui il silenzio smette di essere prudenza e diventa complicità: il caso delle presunte violenze che si starebbero consumando all'interno del carcere milanese di Opera sembra averlo superato ormai da tempo.

Dalla prima denuncia di presunti abusi avvenuti la vigilia di Natale, segnalati a Fanpage.it e all'associazione Quei Bravi Ragazzi Family – in cui si parlava di "pestaggi, umiliazioni, detenuti lasciati nudi e sanguinanti" – non solo non è stato fatto nulla per accertare o meno tali fatti, ma si è assistito a un fenomeno anche peggiore dell'immobilismo: il moltiplicarsi delle denunce.

Il tutto mentre sul caso sono state già depositate ben tre interrogazioni parlamentari dagli Onorevoli Franco Mirabelli (Pd), Silvia Roggiani (Pd) e la terza di questa mattina, mercoledì 29 aprile, da Emanuele Pozzolo. Eppure, a quattro mesi di distanza, tutto è ancora fermo e nessuna verifica è stata fatta. Per questo, Fabrizio Benzoni, deputato alla Camera per Azione, ha confermato a Fanpage.it di voler depositare una quarta interrogazione perché "nessuno ha fatto nulla", ma nel mentre "i presunti soprusi sono continuati e questo è molto grave".

Da qui, la richiesta dell'onorevole al ministro Nordio: "Perché nulla è stato fatto?" Perché il Dap (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) – che dipende funzionalmente e gerarchicamente dal Ministero della Giustizia – "non ha fatto alcuna verifica?".

L'ultima denuncia da Opera

Mentre le istituzioni restano immobili, le denunce diventano sempre più dettagliate, circostanziate e difficili da liquidare come episodi isolati. L'ultima, emersa da un colloquio dello scorso 22 aprile, aggiungerebbe nuovi elementi allarmanti al quadro di segnalazioni che continuano ad arrivare dal carcere milanese. In particolare, stando al documento visionato da Fanpage.it, si tratterebbe di due episodi distinti, avvenuti a distanza di poche ore nella sezione B del carcere di Opera, che descrivono un clima di "violenza quotidiana".

Il primo risalirebbe al 20 aprile, durante una perquisizione "ordinaria". Stando a quanto riferito, un ispettore della polizia penitenziaria avrebbe assunto un "atteggiamento aggressivo" fino a colpire un detenuto "al petto con entrambe le mani per spingerlo in cella". Le urla – "Non mettermi le mani addosso" – udite dal detenuto che ha denunciato, sarebbero state seguite da un pestaggio sulle scale, mentre l'uomo veniva trascinato "come un sacco della spazzatura" verso l'isolamento. Il giorno successivo, il 21 aprile, la denuncia parla di un secondo episodio: "Un detenuto straniero" colpito con "ginocchiate ai fianchi e strattonato e spinto contro una ringhiera".

Due scene diverse che sarebbero "accadute in aree videosorvegliate", ha riferito ancora il detenuto. Se i fatti sono accaduti, dunque, esistono prove. Tuttavia, se le prove esistono e non vengono acquisite, allora il problema a questo punto non è più solo ciò che accade dentro quelle mura, ma ciò che non accade fuori. Il documento si chiude con parole pesanti: "Ho paura per la mia vita, non so cosa fare". Alle spalle due diffide "fatte dalla mia avvocata rimaste lettera morta" e la percezione di "un'impunità" diffusa, di un sistema che sembra coprire sé stesso e che renderebbe chi dovrebbe controllare "feroce e intoccabile".

Le interrogazioni parlamentari

Non è mancato nulla sul piano formale: atti parlamentari, esposti, denunce. Ma nella sostanza nulla si è mosso. Nessuna ispezione, nessuna presa di posizione netta, nessuna risposta che possa rassicurare sul fatto che lo Stato stia facendo lo Stato. Al contrario, ciò che emerge sembrerebbe essere una paralisi istituzionale difficile da giustificare.

Ancora più grave l'atteggiamento del garante milanese, accusato apertamente dai detenuti di immobilismo tanto da spingerli a chiedere le sue dimissioni. Un'accusa pesante che si inserisce in un contesto già carico di tensione in cui l'unico contraltare sembra essere l'iniziativa del garante nazionale che – come riferito a Fanpage.it – avrebbe avviato un'istruttoria per fare chiarezza. Ma anche qui, il tempo scorre – quattro mesi, per l'esattezza – e le risposte non arrivano. Nel frattempo, però, le denunce continuano.

Sul caso l'Associazione Quei Bravi Ragazzi Family ha parlato a Fanpage.it di "inerzia preoccupante" perché mancano interventi concreti, strutturati, capaci non solo di fare chiarezza, ma anche di "prevenire il ripetersi di situazioni potenzialmente lesive della dignità e dell'incolumità dei detenuti". Un vuoto che, secondo l'associazione, in "aperto contrasto con i principi costituzionali". Ma perché tutto questo silenzio? Perché di fronte a decine di segnalazioni convergenti non si attiva una risposta immediata e trasparente? La presidente dell'associazione Nadia Di Rocco lo ha spiegato a Fanpage.it senza giri di parole: "Quando le istituzioni restano ferme, diventano parte del problema. Perché qui non si tratta di cavilli burocratici, ma di persone. Di corpi, di diritti, di dignità. E ignorare queste voci significa tradire i principi fondamentali dello Stato di diritto".

Il punto, infatti, è che a Opera non appare più come un caso isolato o episodico. La reiterazione delle denunce, la loro provenienza da diverse sezioni, la loro coerenza interna: tutto suggerisce una dimensione strutturale. È proprio su questo punto che insiste anche l'onorevole Fabrizio Benzoni nell'interrogazione che depositerà oggi, mercoledì 29 aprile, dopo mesi di attesa e dopo aver confidato che le precedenti iniziative parlamentari potessero smuovere qualcosa. Una quarta interrogazione, dunque, che arriva per necessità.

"Rispetto alle altre carceri italiane, Opera è l'unico Istituto dal quale arriva un numero così elevato di segnalazioni. Per questo, credo che un'ispezione vada fatta", ha spiegato a Fanpage.it Benzoni. "Con l'interrogazione chiedo al ministro Nordio perché nulla è stato fatto, anche perché sono arrivate altre denunce. In più, con tale atto ci tengo a ribadire che è un caso sentito da tutti i gruppi parlamentari".

La speranza, sottesa a questa quarta interrogazione parlamentare, è che dopo quattro mesi di attesa finisca il tempo dell'immobilismo e della sospensione. Perché ogni giorno senza risposta è un giorno in cui – se le denunce fossero verificate – i detenuti continuerebbero a vivere una condizione segnata da violenze e abusi, in totale violazione dei più basilari diritti umani.

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