Nuove lettere dal carcere di Opera, i detenuti chiedono le dimissioni del Garante Pagano: “Violenze ignorate”

C'è una distanza evidente, quasi abissale, tra le parole istituzionali e quelle che arrivano dalle celle del carcere di Opera. Da una parte dichiarazioni prudenti, fatte di formule note come "verifiche in corso da parte dell'autorità giudiziaria", dall'altra accuse dirette di violenze e abusi dei più basilari diritti umani.
Questo divario emergerebbe dalle nuove lettere dei detenuti che Fanpage.it ha ricevuto negli ultimi giorni. Una, in particolare, sembra configurarsi come una replica frontale alle parole che il Garante dei detenuti di Milano, Luigi Pagano, aveva rilasciato dopo la pubblicazione della nostra inchiesta con la quale, insieme all'associazione Quei Bravi Ragazzi Family, abbiamo denunciato i presunti pestaggi che si sarebbero verificati nella sezione C del carcere di Opera la scorsa vigilia di Natale, che, tra l'altro, avrebbero portato diversi detenuti a essere spogliati e quindi trasferiti nudi in altri carceri.
Il Garante aveva ridotto il quadro a "sempre gli stessi problemi": sovraffollamento e carenza di personale, aggiungendo che per il resto – presunte aggressioni, abusi, violazione dei diritti umani – si dovrà "attendere l'esito delle verifiche dell'autorità giudiziaria".
Una posizione che, tra le mura di Opera, è suonata come un modo per prendere tempo, e i detenuti lo hanno scritto senza filtri: "È venuto a verificare? Ha chiesto i video dei corridoi e delle celle di isolamento? Sono stati ascoltati i detenuti? Quante visite ha fatto?", hanno chiesto nella lettera. Domande incalzanti che mettono in discussione l'efficacia del ruolo di garanzia svolta da Pagano. La richiesta è netta: pubblicare relazioni e rapporti. E il sospetto dei reclusi, altrettanto esplicito, è che ciò non avvenga perché il Garante – di fatto – sarebbe più vicino alla direzione che ai detenuti stessi.
"Non lo riconosciamo come nostro Garante", hanno quindi rincarato a Fanpage.it, ma rivolti a Pagano, chiedendo le sue dimissioni. Il bersaglio, però, non è solo il Garante. Nel mirino finisce anche la direzione del carcere che, secondo i detenuti, opererebbe con una "mentalità restrittiva e negazionista", inserita in un sistema che "peggiora di anno in anno" e che viene gestito con una logica repressiva. Parole pesanti, anche perché si inseriscono in un contesto già segnato da altre testimonianze e denunce: racconti di presunti pestaggi, di detenuti lasciati nudi in cella, impossibilitati persino a pulire il sangue dopo le presunte violenze. Episodi che, se confermati, configurerebbero violazioni gravissime dei diritti umani. Contattato da Fanpage.it, il Garante non ha voluto replicare.
A questo punto, però, al di là della fondatezza o meno delle accuse – cosa che spetta alla magistratura – non si può non interrogarsi sul cortocircuito evidente tra chi denuncia e chi dovrebbe vigilare. Da una parte c'è chi chiede verifiche immediate, accesso ai video e ascolto diretto. Dall'altro c'è chi invita alla cautela, rimandando ogni giudizio anche di fronte a fatti "gravi". Nel mezzo, però, rimane una domanda che è difficile da ignorare: quanto tempo serve per accertare fatti che, secondo chi li denuncia, sarebbero sotto gli occhi di tutti? Anche perché, dopo l'interrogazione parlamentare depositata dall'On. Franco Mirabelli, le presunte aggressioni sono diventate di dominio pubblico, eppure nessuno sembra aver fatto ancora nulla per cambiare la situazione.