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Caldo negli asili di Milano, la mamma di una bimba di 5 anni: “Aveva 39 di febbre, 500 euro per star male”

Scuole e centri estivi senza climatizzazione, bambini colpiti dal caldo e famiglie in difficoltà. “Stava per svenire, siamo arrivate a casa e aveva 39 di febbre”: a Fanpage.it la denuncia di una mamma.
Immagine di repertorio
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Un'estate dopo l'altra, la stessa storia. Aule bollenti, bambini piccoli che faticano a respirare, educatrici costrette a lavorare per ore in ambienti roventi e famiglie che si trovano davanti a una scelta impossibile: affidare i propri figli ai servizi estivi o rinunciare al lavoro.

A denunciare la situazione a Fanpage.it è Laura (nome di fantasia), mamma di due bambine di 2 e 5 anni. La figlia più grande frequenta una scuola dell'infanzia del Municipio 7 di Milano e, secondo il suo racconto, il caldo all'interno della struttura sarebbe diventato un problema che non può più essere ignorato. "È una situazione invivibile", ha commentato. "L'anno scorso, appena mia figlia è uscita da scuola, mi ha detto: ‘Mamma, mi fa male la testa, mi gira la testa'. L'ho fatta sedere e le ho dato dei ghiaccioli che avevo con me per tenere fresca la merenda, li ha tenuti sui polsi per cercare sollievo. Siamo tornate a casa, si è addormentata con 39 di febbre".

La nostra redazione raccoglie segnalazioni e testimonianze di genitori che ogni estate si trovano a fare i conti con il caldo estremo nelle scuole dell'infanzia, nei centri estivi e nelle strutture dedicate ai bambini. Aule troppo calde, assenza di sistemi adeguati di raffreddamento, bambini che accusano malesseri e difficoltà per affrontare temperature sempre più alte. Se anche tu hai vissuto o stai vivendo una situazione simile, scrivici a segnalazioni@fanpage.it o clicca qui.

La storia di Laura

La testimonianza di Laura non è riconducibile a un episodio isolato. È il racconto di una quotidianità che si ripete ogni estate, mentre le temperature salgono e le strutture destinate ai bambini sembrano rimanere ferme a un'idea di clima che non esiste più. Dopo l'episodio del colpo di caldo, ha raccontato la mamma a Fanpage.it, è arrivata un'altra situazione "preoccupante" durante il campo estivo organizzato nella stessa scuola.

"Mi hanno chiamata dicendomi che mia figlia non si muoveva e che lamentava stanchezza. Sono andata a prenderla e, appena siamo uscite, stava per svenire", ha continuato. Da quel momento Laura ha deciso di non iscriverla più al campo estivo: "È stata una prova di forza. Avevo paura di quello che sarebbe potuto succedere ancora". Una paura che, per lei, nasce prima di tutto dalla mancanza di risposte strutturali. Stando al suo racconto, nella scuola frequentata dalla bambina, infatti, non ci sarebbe un sistema di climatizzazione adeguato: solo piccoli ventilatori che, con le ondate di calore sempre più frequenti, non riescono a rendere vivibili gli ambienti. "Con quei mini ventilatori muoiono di caldo i bambini e anche le educatrici".

Il problema, secondo Laura, riguarderebbe anche altri bambini. "Mi hanno detto che a fine giugno i bambini dormivano nei corridoi, a terra, per cercare un po' di refrigerio", ha riferito a Fanpage.it. Un altro bambino, un amico della figlia, sarebbe rimasto a casa per quattro giorni dopo un colpo di caldo che gli avrebbe provocato febbre alta. E mentre questo accade, le famiglie sono costrette a cercare soluzioni individuali a un problema che è collettivo: c'è chi si affida ai nonni, chi prende ferie, chi modifica la propria organizzazione lavorativa. Ma per chi non ha alternative la scelta diventa impossibile. "I bambini vanno ai centri estivi perché i genitori lavorano, non perché non vogliono stare con loro. Le ferie e i congedi non bastano a coprire tutta l'estate".

Anche il costo dei servizi rende la situazione ancor più paradossale. "Parliamo di circa 250 euro per due settimane, 500 euro per un mese a bambina. Per due figlie si arriva a circa mille euro. E poi ci si ritrova in una struttura dove il rischio è che i bambini stiano male per il caldo", ha rincarato Laura, puntando il dito contro una gestione che, secondo lei, non terrebbe conto della realtà climatica attuale. "Non è una lamentela del momento. È una condizione che va avanti da anni. La crisi climatica c'è e ogni estate il problema torna".

Per molte famiglie, infatti, il punto non è più solo quello del comfort, ma della sicurezza. Bambini piccoli ed educatori trascorrono molte ore in ambienti chiusi durante giornate in cui le temperature possono diventare difficili da sopportare. "Serve l'aria condizionata, è necessaria", ha concluso Laura a Fanpage.it. "È come pensare di affrontare l'inverno senza riscaldamento. Il clima è cambiato e servono strumenti per affrontarlo". Perché il caldo non può diventare un rischio accettato per chi va a scuola e per chi ogni giorno ci lavora.

La mobilitazione dei genitori

A raccogliere le segnalazioni delle famiglie è anche la mobilitazione "Questa non è una sauna" nata dalle rappresentanze dei genitori dei servizi educativi comunali. Secondo il comitato, nell'estate 2026 sono stati segnalati almeno sette episodi di malore da calore in diverse strutture della città.

Un dato che, secondo Fania Alemanno, presidente della Rappresentanza Cittadina dei Consigli di Unità Educativa, dimostra che il problema non riguarderebbe un singolo quartiere, ma una criticità più ampia: "Il rischio non dipende solo dalle isole di calore, ma anche dalle condizioni degli edifici: isolamento, ventilazione, ombreggiamento e capacità degli spazi di resistere alle ondate di calore".

La richiesta delle famiglie è un piano strutturale di adattamento climatico per nidi e scuole dell'infanzia, con interventi prioritari, tempi certi e criteri trasparenti. "Per proteggere bambine e bambini non basta rendere più verdi le città: bisogna rendere più resilienti anche le scuole", ha sottolineato Alemanno. Per questo, il prossimo 27 luglio alle ore 10:00 il comitato incontrerà l'assessore all'Educazione del Comune di Milano a Palazzo Marino per presentare le segnalazioni raccolte e chiedere impegni concreti sugli interventi necessari.

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